Anatomia delle 4 sconfitte: statistiche e problematiche comuni

di Alex Campanelli |

Milano (per due volte), Genova, Firenze: 4 trasferte già complicate sulla carta che hanno visto la Juventus uscire dal terreno di gioco a mani vuote, più o meno meritatamente, ma sempre in seguito a prestazioni non all’altezza delle potenzialità della squadra che a detta dei più era già pronta a triturare ogni record. Passato il tempo delle (giuste) reazioni di pancia, è giunto il momento di analizzare l’ultima delle 4 sconfitte in 19 gare di campionato, paragonandola alle altre cadute stagionali; attraverso le statistiche incrociate proveremo a individuare le problematiche principali di questa Juve, a livello di collettivo ma anche dei singoli interpreti.

FORMAZIONE

Chi scrive non è un particolare fan dei moduli, schematizzazioni spesso forzate e non sempre esplicative di ciò che si vede in campo, ma sta di fatto che tutte e 4 le sconfitte stagionali sono arrivate quando la squadra era schierata con quel 3-5-2 che fu ancora di salvezza poco più di un anno fa. La solidità dell’11 bianconero è data dal modulo combinato a individualità che conoscono a memoria il loro compito in ogni situazione, solidità che viene meno quando a mancare è uno dei componenti della BBC (Chiellini out contro il Milan, addirittura tutti e tre fuori nella ripresa di Genoa – Juve) o quando lo schermo davanti alla retroguardia non offre protezione adeguata (un improvvido Pjanic regista a San Siro contro l’Inter, Hernanes con Milan e Genoa). In questo caso la sconfitta del Franchi rappresenta un unicum, dato che erano presenti in campo i tre centrali titolari assieme a Marchisio, con lui e Chiellini autori delle peggiori prestazioni stagionali. L’inserimento di un centrocampista in più (Un muscolare, Sturaro o Rincon o da febbraio Lemina) a discapito di un centrale sembra al momento offrire maggiori garanzie, anche se è presto per pensionare definitivamente uno schieramento che esalta gli inserimenti di Khedira e le sgroppate degli esterni a tutta fascia Alex Sandro e Cuadrado (quest’ultimo incollocabile nel 4-3-1-2, con buona pace di chi lo vorrebbe terzino puro). Non va dimenticato un Rugani in crescita al quale andrà garantito uno spazio importante, sia in caso di difesa a 3 che a 4.

GESTIONE DEL PALLONE

Non sembra esserci correlazione tra la capacità di mantenere il possesso palla e le difficoltà incontrate in campo; nelle gare vinte così come in quelle perse, la Juve oscilla attorno al 54% di possesso palla, con la circolazione bassa (favorita dal 3-5-2) a farla da padrona dato che i 3 centrali bianconeri sono sempre tra i top 5 per palloni giocati. In questo senso, la rinuncia a un difensore in favore di un centrocampista sposta il giro palla più in avanti, portando Marchisio più al centro del gioco.

FASE DIFENSIVA

Sconfitta fa invece rima con scarsa lucidità; un esempio lapalissiano è fornito dalla statistica sui tackle, media già non esaltante col 38% di interventi riusciti a partita, che crolla in occasione delle gare perse (unica eccezione la partita col Genoa, statistiche comunque viziate da un secondo tempo che ha visto i rossoblu asserragliati a proteggere i 3 gol di vantaggio), con picchi negativi del 26% di tackle riusciti nelle due trasferte milanesi. Sempre nella media la gestione dei falli, fatta eccezione per la spezzettatissima gara di Firenze, così come il dato relativo ai dribbling subiti, anche qui la sconfitta più recente fa storia a se con i giocatori della Juve dribblati in ben 11 occasioni, record negativo stagionale.

FASE OFFENSIVA

Arriviamo alla parte più succosa: la Juventus calcia in media 15,6 volte ogni 90 minuti, con 5,8 tiri indirizzati nello specchio della porta, più di uno su tre. Un rapporto che peggiora drasticamente in tutte le gare perse; emblematica la partita col Milan, 22 tiri totali di cui appena 3 dalle parti di Donnarumma, male anche con Inter (2/9) e Genoa (2/16), in media solo la partita coi viola (4/11). Scarsa lucidità che fa dunque rima con scarsa precisione, lacuna evidenziata dalla statistica relativa ai dribbling riusciti, 9,5 a partita in media che scendono a meno di 7 tra Inter, Milan e Genoa, mentre nell’apertissima gara di Firenze i bianconeri hanno superato il diretto avversario in ben 17 occasioni, merito in gran parte di Alex Sandro e Cuadrado.

INDIVIDUALITA’

Massimiliano Allegri ha già compreso che al momento la squadra si esprime al meglio con la difesa a 4, schieramento al quale ha abiurato a Firenze solamente a causa dell’indisponibilità di Lichtsteiner, e dovrà prendersi di volta in volta la responsabilità di escludere uno dei tre mammasantissima della BBC, se non due qualora volesse dar fiducia a un Rugani che ha ben figurato in praticamente tutte le uscite stagionali. Un difensore in meno sposterebbe in avanti il baricentro e sgraverebbe i centrali, che come evidenziano i numeri non stanno attraversando una stagione semplice, di alcuni compiti di costruzione. La ripresa della Juventus passa anche per il recupero ad alti livelli di due individualità imprescindibili: Marchisio, raramente sui suoi standard da quando è tornato dall’infortunio, e Dybala, che ha ripreso da dove aveva lasciato prima dello stop forzato, con qualche errore sotto porta di troppo. Un Marchisio fisicamente al 100% ovvierebbe anche alla scarsa mobilità di Khedira, meno efficace in entrambe le fasi rispetto a inizio campionato, e faciliterebbe la vita anche a chi non è abituato a smistar palla, come Sturaro o Rincon. Chi è diventato imprescindibile è Miralem Pjanic: 6 reti e 7 assist in stagione, ma soprattutto 4 assist e 3 gol nelle ultime 5 partite di campionato (tutte da trequartista), il bosniaco è il miglior bianconero per rendimento assoluto, praticamente alla pari con Alex Sandro. Allegri gli ha consegnato le chiavi della squadra collocandolo in ruolo che pareva non appartenergli più (qui devo fare pubblica ammenda), l’ex Roma ha risposto da leader tecnico prima che carismatico, con quella classe indolente tipica di molti balcanici che al momento rappresenta la fonte principale di gioco della Juve. In attesa che le altre luci tornino ad accendersi, è lui il principale faro del gioco bianconero.