La stagione che non ci ha insegnato niente

di Alex Campanelli |

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Chiudete gli occhi.

C’era una volta la Juventus, una squadra che veniva da 4 Scudetti consecutivi. In panchina non c’era più il condottiero che l’aveva riportata dal baratro alla gloria, bensì un ometto accolto con diffidenza che però al primo colpo aveva centrato la vittoria in campionato ed era arrivato ad un soffio dal sogno europeo, anche se in più di un tifoso si era instillato il dubbio che le sue fortune fossero in parte figlie del gran lavoro di chi lo aveva preceduto. In porta c’era ancora l’eterno ragazzo, davanti a lui la BBC calcistica e non televisiva, ma in mezzo al campo era già iniziata la rivoluzione mentre davanti il trascinatore degli ultimi anni era stato sostituito da un imberbe connazionale con tanto da dimostrare.

Succede che questa Juventus, per più di un addetto ai lavori “senza avversari” come nelle annate precedenti, fatica più del solito a trovare la quadratura. Perde in casa con l’Udinese (prima volta nella storia, segnale nefasto), poi a Roma, pareggia col Chievo e perde anche a Napoli. Il culmine arriva nella serata di Reggio Emilia, il 28 ottobre, con la sconfitta contro il Sassuolo che condanna la Juventus dell’ometto all’undicesimo posto in classifica. Apriti cielo: allenatore inadeguato, squadra che non lo segue più, giocatori senza mordente (eufemismo fortissimo), mercato fallimentare, società incapace di vendere e che ha speso troppo per calciatori sopravvalutati, fine di un ciclo, di un’era, del Pianeta Terra. Lo Scudetto è ormai andato, con la capolista lontana 12 punti, addirittura la lotta per un posto in Champions non pare poter includere i bianconeri, il de profundis di media, addetti ai lavori e soprattutto tifosi bianconeri è perentorio, parole come rivoluzione e rifondazione riempono la bocca dello juventino medio. Ovviamente in riferimento alla stagione successiva, dato che quella in corso è ormai compromessa.

Poi però la Juventus che era morta vince il derby, forse un po’ a caso, poi vince anche a Empoli, poi anche con il Milan e chiude il girone d’andata addirittura in seconda posizione, a -2 dal Napoli capolista (dove a fare miracoli è un signore che poi avremo imparato a conoscere bene, ma questa è un’altra storia). Lo scontro diretto coi partenopei viene risolto in zona Cesarini da un ragazzo col numero 7 (no, non quel ragazzo), la Juve infila una serie di vittorie senza precedenti nella storia del campionato italiano e alla fine alza la coppa dello Scudetto per la quinta stagione consecutiva. Le elegie funebri di fine ottobre? Nessuno le ricorda più.

Ora aprite gli occhi, e ripetiamo insieme la morale di questa storia.

La grande lezione della stagione 2015/16 della Juventus è che i giudizi affrettati, le sentenze sputate senza remore nei momenti di difficoltà, le critiche eccessive e non costruttive sono il vero veleno del tifo, in particolar modo del nostro, acerrimi nemici di una visione del calcio più ragionata e razionale e meno schizofrenica che a questo punto pare veramente utopica. Chi parla e scrive di squadra prima in classifica e nel girone di Champions è “uno che non vuole o non sa vedere i tanti problemi della Juve”, un “risultatista” (ma non era una critica rivolta ad Allegri una volta?), è molto più interessante e stimolante inneggiare all’esonero di Sarri, attaccare Pjanic che cammina, Alex Sandro che è impazzito, Matuidi che ha vinto un mondiale che a questo punto immagino fosse di sci di fondo dato che non sa giocare al gioco del calcio, Higuain che non si muove più o Cristiano che…ah no niente, adesso è tornato a segnare, quindi è di nuovo fortissimo.

Calmiamoci, facciamo pace con il cervello e torniamo a guardare la Juventus senza intraprendere guerre sante. Quando sarà il momento, tireremo le somme, ma mettiamoci il cuore in pace e scolpiamoci in testa che, al momento, NESSUNO sa quale sarà l’esito del nuovo corso tecnico/filosofico intrapreso dalla società. Già che ci siamo, magari, rimettiamoci a tifare. I nostri calciatori, quelli senza palle, sopravvalutati e superficiali, potrebbero anche apprezzare.