Dallo Stadium a San Siro via Manchester: Juventus, parte 3

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Quanto dura una sosta di campionato per le nazionali?
La risposta è “quindici giorni” corrispondenti a un weekend senza calcio, ma se ci arrivi trascinandoti dietro una sorta di sexygate postdatato di dieci anni riguardante il giocatore più iconico e pagato della tua storia, e l’ansia quasi isterica con cui l’Italia calcistica che non tifa Juve sta aspettando che una trasmissione tv racconti vicende che teoricamente dovrebbero essere ben note nonché già giudicate dagli organi competenti, allora questa pausa può sembrare eterna.
Già normalmente nessuno di noi ha mai amato la sosta delle nazionali, ma con questi presupposti il countdown iniziato da qualche giorno per rivedere in campo i nostri beniamini è diventato spasmodico, e a poco più di 24 ore da Juventus-Genoa, cerchiamo di capire cosa potrà succedere e soprattutto cosa è lecito aspettarsi da questo terzo blocco formato da sei partite che ci porterà poi alla terza sosta stagionale.

Ci eravamo lasciati sempre di sabato pomeriggio con una Juventus brillante e dominante in quel di Udine, felici per quei tre punti visti come i primi conquistati con l’agognato mix tra bel gioco e controllo costante del match, al netto di un’avversaria talmente irretita, specie nella prima frazione di gioco, da non capire quale fosse la linea di confine tra i nostri meriti e i suoi demeriti.
Ripartiamo dal Genoa che durante la sosta ha cambiato allenatore non senza suscitare stupore, considerato che il defenestrato Ballardini aveva conquistato 12 punti in 7 partite riuscendo a valorizzare la vera rivelazione di questo inizio di campionato, il centravanti polacco Krzysztof Piatek, andato a segno in tutte le gare ufficiali giocate e attualmente capocannoniere con un invidiabile bottino di 9 reti.

Ripartiamo anche con la nostra curva Sud squalificata, la curva di quello che un tempo era il cuore pulsante dell’Allianz Stadium e che invece da qualche settimana a questa parte rappresenta una fastidiosa spina nel fianco della nostra società e, come se non bastassero le polemiche montate da ogni latitudine in merito ai casi “Ronaldo” e “Report” di cui abbiamo parlato in apertura, anche la concessione di riempire la stessa curva con i bambini di varie scuole calcio arrivata in corner, ha fatto discutere i soloni che ci hanno ormai abituato a fare chiacchiere su tutto.
Sul fronte di campo, anche questa volta le nazionali ci hanno fortunatamente restituito tutti i nostri giocatori andati in giro per il mondo più o meno integri, se si eccettua un Dybala che ci ha fatto preoccupare per una botta al ginocchio che però non dovrebbe costituire nulla di grave, così come non è da trascurare il recupero di Douglas Costa che, tra la squalifica per l’ormai celebre sputo e l’infortunio patito a Valencia, mancava da oltre un mese alla disponibilità mister Allegri.

Al di là di quelle che saranno le scelte del tecnico livornese, la Juventus riattacca la spina forte dell’invidiabile filotto di 10 vittorie in altrettante partite ufficiali e quindi, anche se nelle dichiarazioni ufficiali si è soliti dire che vale solo per gli almanacchi, tra i vari spunti c’è anche l’eventualità di legare il proprio nome a nuovi record, ma in primo luogo è impossibile non notare che il calendario viene ulteriormente incontro a questa partenza perfetta dei bianconeri, offrendo 4 gare di campionato e due di Champions che a grandi linee ci potrebbero aprire piacevoli scenari per i prossimi due mesi.

In campionato affronteremo nell’ordine Genoa, Empoli, Cagliari e Milan con l’alternanza regolare tra casa e trasferta e, in mezzo, il doppio suggestivo confronto europeo con il Manchester United di Pogba e Mourinho.
Sul fronte italiano è innegabile che fino allo scontro di San Siro in cui ritroveremo il Pipita Higuain, c’è la possibilità di incamerare altri punti pesanti che, con la complicità di alcuni scontri diretti che le nostre avversarie dovranno affrontare contemporaneamente, ci potrebbero far aumentare in maniera provvidenziale il distacco sulle più accreditate concorrenti per il titolo, considerato che poi lo stesso calendario ci riserva per le ultime 7 partite del girone di andata una serie di partite assai più impegnative di quelle dei primi tre blocchi autunnali.
Anche in Champions League la situazione è positiva e lascia ben sperare considerato che la fondamentale vittoria di Valencia e la sequenza di partite sorteggiata a fine agosto, ci mettono in condizione di essere padroni del nostro destino prima che sia iniziato il mese di Novembre: è infatti chiaro che uscire quantomeno indenni da Old Trafford martedì prossimo ci permetterebbe, vincendo la gara di ritorno, di ipotecare qualificazione e primo posto nel girone e quindi affrontare con maggiore serenità gli ultimi due impegni che cadono proprio a cavallo della volata finale del girone di andata di Serie A.

Questo scenario rappresenterebbe una situazione inedita per il settennato della rinascita visto che soprattutto in ambito europeo siamo stati quasi sempre costretti ad aspettare l’ultima gara, sia per ottenere la qualificazione che per decidere la classifica del girone, mentre, guardando al campionato, se per assurdo fosse voluta l’alternanza tra una stagione e l’altra, questo dovrebbe essere l’anno in cui si prova ad ipotecare il titolo accumulando il vantaggio decisivo in inverno visto che, relativamente alla gestione Allegri, le stagioni pari (seconda e quarta) sono quelle iniziate con il freno a mano tirato e nelle quali l’inverno è servito a cambiare marcia e iniziare a recuperare il terreno perso nei primi mesi.

Partendo dal Genoa (sfida che rammenta tanti precedenti curiosi) quindi ci avviciniamo all’evocativo ritorno al “Teatro dei Sogni” che ci riporta indietro agli anni delle grandi campagne europee del comandante Lippi, al rendez-vous con Paul Pogba su cui restano sempre aperti sogni di un agognato secondo matrimonio ma anche con quel Mourinho così orgogliosamente nemico in quei due anni in cui ha lavorato nel nostro paese.
Si riparte, con Cristiano, Joao, Federico, Douglas, Miralem e tutti i nostri eroi ai quali facciamo sempre la stessa richiesta: lottare e vincere, fino alla fine.