Il sogno di uno Stadium formato Anfield

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Rocco Santangelo

Questo è un post postumo. E` stato concepito sul treno regionale veloce Torino-Milano nella serata del 6 gennaio 2020. Nasce da una sensazione di pienezza mancata formatasi dentro uno Stadium quasi silente, tra il profumo del campo, 4 gol che potevano essere 5 e la consapevolezza di non aver altro da chiedere ad una partita di calcio della squadra del cuore.

L`idea originaria intorno a cui si ordinano queste parole riguarda però un’assenza. Juventus-Cagliari non è certo una partita di cartello, ma il silenzio della curva in tutto il primo tempo, i tre “siuuuuuuuuu“, un coro per Higuain e gli insulti a Nainggolan nel secondo tempo, hanno lasciato un leggero retrogusto amaro dentro l’esperienza della partita perfetta, vissuta in diretta, a pochi metri dagli eroi tanto sognati. La domanda che mi ponevo su quel treno era semplice: lo Stadium sarà mai l’Anfield Road italiano?

Per cercare una risposta non banale occorrerebbe scandagliare tra i meandri della juventinità e certamente ho troppe lacune per abbozzare anche solo un inizio di discussione. Tuttavia, è evidente che lo Stadium abbia una funzione fondativa della sua costituzione. Ogni centimetro della Continassa è infatti organizzato intorno al racconto della storia secolare di un sogno che si ripete annualmente, con scadenze più o meno settimanali. La costruzione del popolo juventino e della sua comunità immaginaria. si è radicata in un luogo identificabile da cui si diffondono intensità e variazioni ben sintetizzate nel commento del mio vicino di posto dopo il secondo gol di Ronaldo: “Se avessero pareggiato mi sarei depresso“-

In questo campo emotivo operano interessi economici che superano la mia personale immaginazione. Ormai la partita vissuta da casa costruisce meta-esperienze sempre più profonde, tra televisori presto in 8k, social network che fanno comunicare con il mondo, e almeno 15 telecamere capaci di animare dibattiti estetici o etici su di un singolo gesto atletico. L’azione vista allo stadio è ormai sfumata in una vicinanza che l`occhio tecnologico ha reso nuova lontananza. Il rigore non dato a Douglas Costa, ma anche il primo gol segnato da Ronaldo, appartengono ad un mondo onirico che ha bisogno di essere rivissuto televisivamente per trovare, tra i molteplici flussi dello storytelling, un suo senso e una compiutezza. Invece di perdersi nello scorrere delle cose, la corsa di Higuain verso la porta cagliaritana ha una sua durata e una sua esistenza per la sua infinita riproducibilità su Youtube. La gioia collettiva per il suo gol appartiene invece all’oblio. Può solo essere ripetuta ad ogni partita. Il business dell’industria del divertimento risiede quasi tutto in questa virtualità. Tuttavia la cornice, lo Stadium come Anfield, rimane un elemento essenziale. Riempie un vuoto sensoriale. Moltiplica il brand e conferisce alla riproduzione televisiva un’ulteriore forza, confermando la veridicità dell’evento trasmesso.

I silenzi dello Stadium durante Juventus-Cagliari del 6 Gennaio 2020 e, in generale, l’atmosfera non festosa della casa della Juve, cosa raccontano allora della Juventinità? Da tempo molti limiti tra l’anima bella del tifoso senza interessi e il tifoso azionista sono stati superati. Tuttavia la transizione da capo Ultrà ad animatore e coreografo del villaggio Stadium appare lunga e complessa. I vari Fiorello, Bonolis etc. non nascono nelle curve o finiscono nelle tribune d`onore. La voce fuori campo dello Stadium e Song2 dei Blur invece non bastano. Forse l`abitudine alla vittoria sta generando uno juventino mostruoso con la pancia piena ed annoiato che si risveglia solo per i grandi appuntamenti. Durante Juventus-Cagliari, alcuni dei vicini hanno passato parte del secondo tempo ad osservare Higuain, Costa e Bernardeschi riscaldarsi invece della partita. Una coppia di cinesi, magari di Hong Kong, si è scattata un selfie durante una punizione di Dybala. Non è un campione attendibile, si tratta solo di un pettegolezzo. Eppure potrebbero definirsi i contorni di una assuefazione al gol.

Arriverà invece il giorno in cui tutto lo Stadium canterà insieme “You’ll never walk alone” o un suo adattamento dopo un qualsiasi Juventus-Lecce?


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