Sta Juve po esse fero e po esse piuma

di Sandro Scarpa |

“Sta mano po esse fero e po esse piuma: oggi è stata na piuma.”

(Mario Brega in Bianco, Rosso e Verdone, 1981).

 

C’era una volta, in una galassia di A molto molto lontana, una Juve irriconoscibile, JuvenDoria, JuveSmile, Juvedinese. Aveva gli stessi colori di adesso (le solite strisce, non la maglia H di Hotel di adesso o “Palio di Siena” dell’anno prossimo, o tutta bianca che vedremo tra poco…) ma invece del logo Jeep aveva quello di un trattore, non giocava allo Stadium ma all’Olimpico, non disputava i derby perché il Toro era in B, la gara della stagione era Juve-Inter -per noi e non per loro- ed in panchina non c’era chi  innanzitutto faceva i complimenti ai ragazzi ma uno che diceva (?): “Matri putrido riferimento, patata gvandissima Sivìgu e Santa Rosalia, scioglimento pavticolave, bovero vagazzi, dause dovitte”.

Quella Juve faceva sognare con gli exploit  a Roma dei brasiliani Melo e Diego, salvo poi beccarle sui denti dal Fulham con Zamora, Gera e Dempsey. La Juve di Ferrara-Zac a fine stagione fece 55 (CINQUANTACINQUE) punti. L’anno dopo, con Delneri, invece strabiliò con ben 58 punti.

Se la Juve dovesse vincere (non inverosimile) le ultime 3 di andata (Roma, Atalanta, Samp), avrebbe 55 punti. Ma in un girone. Uno in più dell’Inter di StraMou (54 pt) e 3 in più del Milan di Inzaghi (52).

In quegli anni CR7 passava al Real per 100 milioni mentre Di Natale ci snobbava e inseguivamo vanamente Aguero, Dzeko e Van Persie, troppo costosi (40 milioni, il costo del terzino Cancelo).

Se avessimo potuto esprimere un desiderio, in quegli anni, oltre al ritorno alla vittoria in Italia e poi, magari dopo, in un Europa ormai già lontanissima, sarebbe stato quello espresso  ieri, in forma non di desiderio ma di certezza, dal giovane Steven Zhang: “Schiacciare tutti, essere invincibili!“.

8 anni dopo la Juve ha schiacciato e continua inesorabilmente, sempre di più a schiacciare tutti in Italia, e per riuscirci, in A e in Coppa Italia, non deve essere solo più forte, più ricca di soldi e di talento, più concentrata, più famelica, ma deve anche rinnovare sé stessa anno dopo anno e gara dopo gara.

La Juve deve essere “piuma” fluida e svolazzante, con un controllo del gioco totale e un calcio offensivo ed iper-tecnico quando le riesce, ha tutti gli interpreti utili al massimo della forma e deve essere “ferro“, corazzata, cinica e ruvida quando il gioco si fa duro, e affronta 6 gare in 21 giorni tra cui “gare della vita” di subalterne (Fiorentina, Torino, Inter) o in campacci immondi da curling (Berna) o rugby (Torino).

E’ il leit motiv classico di Allegri che da un lato invoca perennemente la ricerca di maggiore bravura tecnica, superiore controllo della gara, migliore velocità di esecuzione (soprattutto in CL) e dall’altro ha necessità di tenere a bada le rivali, senza rischiare, col massimo equilibrio e controllo delle forze.

Non è una dicotomia tra vincere e giocare bene, è semplicemente una gestione delle forze e dei rischi. Quando sei più forte di una rivale, devi vincerle tutte e non puoi permetterti di bruciare tutto in una sola gara o una sola fase, l’ideale è vincere minimizzando i rischi. Non esiste una squadra che le vinca tutte 4-0 in modo spettacolare. Sarebbe anormale, nonostante la differenza di valori. Anche il migliore dei Barcellona, dei City, e delle altre squadre che univano l’essere schiacciasassi ad un gioco dominante, avevano cali durante la stagione, non potevano esprimersi sugli stessi standard per 9 mesi.

Per questo la gestione Allegri è sempre la stessa: sperimentazione e ricerca di un’evoluzione di gioco nei primi mesi (e mai come quest’anno, grazie al mercato stellare con nessun uscita di rilievo, l’evoluzione ha mostrato vette notevoli: a Valencia, col Manchester, in alcune gare di A), una involuzione ragionata nella fase in cui accumulare legna in scontri duri e, auspicabilmente, la congiunzione tra apice della forma fisica e brillantezza ed efficacia di gioco nella classica fase clou dell’anno, in primavera.

Quest’anno è tutto estremizzato, per l’arrivo di uno che è piuma e ferro insieme, Cristiano: mai la Juve aveva mostrato una tale dominanza già in autunno, mai aveva avuto partenza più bruciante (46 su 48, con l’unica variabile impazzita dell’effetto strano della palla di Kouamé). Per contralto mai la differenza tra le cose positive di un mese fa e la solita Juve cattiva e vincente delle ultime gare, era parsa così netta.

Uno scarto enorme tra la Juve piuma, tutta trivele, ragnatele di passaggi e dribbling, pressing altissimo e possesso brillante nel terzo rivale col Manchester e la Juve di ferro, tutta sostanza, difesa posizionale, spazzate, fasi conservative e gol sul secondo palo di Mandzukic.

L’emblema di questo scarto è rappresentato in due giocatori simboli opposti di questa Juve piuma e ferro: la bruciante creatività sia associativa che individuale di Douglas Costa e la possente efficacia sia offensiva che difensiva di Mario Mandzukic. Lo scarto si sostanzia poi in un solo giocatore, Dybala, che gioca gare di eccelsa tecnica offensiva come all’Old Trafford o faticose rincorse, ricuciture basse e falli conquistati tra Firenze e Torino.

La Juve potrà essere ora piuma contro una Roma confusionaria ma sorprendente se messa alle corde o ferro a Bergamo contro la solita intensa Atalanta con un tridente temibile. In A può bastare la capacità di essere duttili e versatili, schiacciare o essere cinici.

La vera scelta, il ritorno all’evoluzione di gioco dovrà avvenire però necessariamente contro l’unica altra squadra ferro&piuma d’Europa di questi anni, l’Atleti di Simeone, la miglior squadra da eliminazione del decennio, in proporzione alla rosa: 3 EL, 3 SC, 2 eliminazione del Barca, 1 eliminazione del Bayern di Guardiola, 2 finali perse per episodi contro il Real).

La Juve dovrà essere alla pari dell’Atleti per quantità, arguzia, fame e scaltrezza, per contrastare il ferro colchonero, ma dovrà decisamente propendere per l’essere l’irraggiungibile piuma per qualità, tecnica, controllo del pallone e potenza offensiva, perché è quella la strada ed è quello il nostro punto a favore.