Sputare alle stelle – la maledizione che non esiste

di Willy Signori |

Nella top ten dei proverbi campeggia senz’altro “la fortuna aiuta gli audaci”, quelli che fanno del coraggio il proprio segno distintivo, quelli che non chiedono permesso, e se lo fanno, solo dopo essere entrati anche dalla porta che sembrava chiusa.

Si dice che la fortuna sia miope e astigmatica (di contro la sfortuna ha 10 decimi), quello che invece non ci raccontano mai è che è tremendamente permalosa e non perdona i pavidi che gli voltano le spalle.

Questo è quello che è successo alla Juve nel rettangolo verde del Wanda Metropolitano:
La dea Eupalla aveva deciso (per una volta?) di posare la benevola mano sul capo degli eroi vestiti di bianconero e portarci sani e salvi fuori dal tempio della divinità con 2 palle così che risponde al nome di Diego Pablo Simeone.
Una manciata di secondi e lo stadio (che tifo, là evidentemente nessuno dei capi ultrà intima il silenzio…) si accende per un contatto in area, nulla di che ma l’arbitro non si fa prendere dall’entusiasmo: Eupalla ci strizza l’occhio per la prima volta, “tranquilli, ci penso io”
Qualche minuto più tardi il rigore viene concesso, è un abbaglio ma non sarebbe la prima volta. Il dio del calcio stavolta accende il tv e riporta sulla retta via la squadra arbitrale: VAR e rigore tolto.
Altro segnale inequivocabile dalle stelle “siamo tutti con voi, state sereni”

Nel secondo tempi tutti gli dei del calcio e di una dozzina di confessioni religiose mettono insieme le loro forze e flussi in stile ghostbusters per distrarre Costa al momento del tiro davanti alla porta, poi per soffiare la palla di Griezman quel tanto che basta per baciare la traversa dopo la carezza di Szczesny.

Infine il capolavoro: il VAR di nuovo acceso per eliminare il gol di Morata.
Pensate a cosa c’è di più classico nel calcio se non il gol dell’ex… e Eupalla che fa? Interviene e lo annulla, per un contatto falloso sì ma molto spesso tralasciato.

A questo punto dopo un’ora abbondante di gioco la mano passa alla Juve, è il momento di svoltare, di cambiare l’inerzia del match in quei punti di svolta che il calcio come la vita ti pone davanti, di fare i bastardi senza cuore, di ricordare al mondo che il gioco non è giusto, di approfittare della situazione, della grazia ricevuta… e invece non succede nulla.
I bianconeri scompaiono dal campo voltando le spalle alla fortuna ed è qui che Eupalla, permalosa come Zazzaroni quando gli fanno notare che non sa di cosa parla, volta le spalle alla vecchia signora.

Abbiamo spesso parlato negli anni di coppa maledetta, di sfortuna che si accanisce contro la Juventus. Guardiamoci in faccia: sono tutte balle.

Quando si perde una partita come ieri sera, nonostante gli episodi a proprio favore non si può parlare di maledizione.
Naturalmente analizzare una partita non si riduce alla buona/cattiva sorte perché sono molti i fattori che vanno presi in considerazione, perché “la sfortuna non esiste” diceva Clough, non esiste il caso, esistono gli episodi che ti vai a cercare e che sfrutti, i dettagli come diceva Mourinho che fanno la differenza in questa competizione.

Ma se gli dei ti spianano la strada e tu giochi timidamente lo stesso, senza crederci davvero, senza voler rischiare di perdere nemmeno una fiche al tavolo declinando la tua filosofia di gioco speculatrice oggi come ieri (ricordate Juve Napoli del 22 aprile o l’andata col Tottenham?) allora Eupalla ti molla e i rimpalli ti condannano, le deviazioni ti affondano e in fondo la maledizione te la sei andata a cercare.