Splendori e miserie dello scudetto della Juventus

di Davide Terruzzi |

“Ma non ti sei stancato di vincere? “. Questa mattina, dopo uno dei weekend più belli a livello calcistico, la domanda che mi facevano al bar alcuni amici era questa. Cosa si può rispondere a chi non è juventino, a chi non ha vissuto l’inferno del 2006? Si può ritornare indietro alle sofferenze provate dieci anni fa, alle tristezze sportive che si mescolavano alle gioie e alle fatiche della quotidianità: chi si è visto detronizzato, umiliato, deriso, additato come ladro ha dovuto vivere una stagione in cui la Juventus con grande senso dell’umiltà scendeva in campo in provincia. No, impossibile stancarsi: vincere è bello. Il tifoso vive uno speciale rito in cui il noi si mescola all’io, prova sentimenti veri e concreti. Vincere è ancora più bello dopo il 2006. Ed è stato ancora più ricco di goduria vivere una stagione in cui a settembre e ottobre gli amici interisti pubblicavano su Facebook post di derisione nei confronti della Juventus e di esaltazione della capolista; a Firenze festeggiavano con le tazze un primato a ottobre e invitavano anche loro a salutare la capolista (la fantasia…); a Napoli ci hanno creduto davvero, sono stati gli ultimi a mollare, ma quando hanno iniziato a parlare di arbitri, ombre, orari, fatturato e Bargiggia si è capito come sarebbe andata a finire; a Roma si sono esaltati per lo scudetto estivo col gol di Dzeko. Tifosi, opinionisti, gli stessi protagonisti erano convinti che non sarebbe stato l’anno della Juventus: circolavano statistiche, accostamenti al Chievo e sfottò vari. Non siamo stati diversi noi tifosi bianconeri: c’era chi chiedeva l’esonero di Allegri, chi criticava la dirigenza per il mercato, chi se la prendeva con i giocatori (e ancora oggi c’è chi  discute Pogba…). In quell’autunno era difficile credere nella Juventus, pensare allo scudetto sembrava un sogno, un’utopia lontana. Ora che i risultati hanno dato ragione ad Agnelli, Allegri, Marotta e giocatori possiamo solamente applaudire ed essere orgogliosi, contenti di vedere la società guidata da persone competenti; dobbiamo imparare anche la lezione, quella di fidarci della dirigenza, dello staff tecnico e dei giocatori: anche loro sbagliano, ma molto meno degli altri e sanno quello che fanno. Questo è lo scudetto della rimonta, è il campionato in cui si tolgono diversi luoghi comuni: la Juve vince anche senza Tevez, Vidal e Pirlo; la Juve sa come si vince e ci prova sempre. La Juventus è superiore alle altre squadre: l’Inter e il Milan (specialmente i rossoneri che sono tradizionalmente i rivali più pericolosi) si sono perse, il Napoli ha vissuto una stagione oltre ogni aspettativa con un Higuain stratosferico ma si è poi sciolta in primavera causa rosa corta e incapacità di variare il proprio gioco gestendo le risorse; la Roma ha perso tempo con Garcia, ma resta un ambiente incapace di garantire tranquillità. Questo scudetto è figlio di quanto avvenuto negli anni precedenti: c’è la mentalità vincente portata da Conte, la tranquillità e la classe di Pirlo, la rabbia di Vidal e Tevez. Ognuno di loro ha lasciato qualcosa dentro l’ambiente juventino, uno spogliatoio in grado di reggere le tempeste senza mai stancarsi delle vittorie. Ed è il campionato di Allegri e della sua calma. Per tutte queste ragioni, amici del bar, è impossibile non godere per le vittorie: non ci si abitua mai.