Non sparate sul difensore (da Barzagli ai giorni nostri)

di Giulio Gori |

Non è solo l’ultimo vero marcatore rimasto in attività, ma è anche una delle menti più lucide nel mondo del calcio. Andrea Barzagli, non troppo tempo fa, in una bellissima intervista rilasciata a Federico Buffa, spiegò che per un difensore non è facile allenare l’uno contro uno. Ammetto che quando faccio l’uno contro uno in allenamento, ma uno contro uno contro uno sparato, nel senso che danno la palla e quelli che arrivano… c’è veramente una bassissima percentuale di prendere la palla, perché non capita quasi mai una situazione così in partita. Però quello che mi hanno insegnato è comunque di avere un po’ d’astuzia, magari riuscire a fermarlo un po’ con le mani… In partita sono due secondi, e in quei due secondi devi riuscire a tener botta. Non è facile“.

Nel calcio, di un difensore ti accorgi solo quando sbaglia. Talvolta ci ricordiamo di un difensore anche quando non sbaglia, basta subire un gol e la gogna inizia. Così, dopo un pareggio surreale con tre gol incassati, finiscono sul banco degli imputati i due difensori centrali, malgrado due delle tre reti subite non siano neppure loro responsabilità.

Sia chiaro, Chiellini e Bonucci, i professori di Harvard, sono così bravi che ci si ricorda di loro soprattutto quando non ci sono. E in pochi al mondo potrebbero essere in grado di sostituirli. Chiellini, lo stesso che per anni è stato «il punto debole», «non da Juve» e altre amenità, è oggi il difensore di riferimento a livello continentale. In tre parole, il più forte. Bonucci ha i suoi bei limiti, col suo vizio di occupar la zona e non occuparsi dell’uomo anche quando difende in area piccola, ma quanto a uno contro uno frontale ha ben pochi rivali, mentre sul piano tattico e tecnico è davvero quel docente universitario evocato da Mourinho.

Così, in loro assenza, spuntano teste fasciate, morituri che da anni continuano ad avere una voce bella squillante, persino nostalgici di Benatia (che, sia chiaro, è un ottimo difensore) che fino a poche settimane fa era bollato come quello che sbaglia le grandi partite, tra l’assist a Schick e l’abbraccio a Lucas Vazquez. In assenza dei due titolari e dell’espertissimo Barzagli, la coppia di centrali diventa perciò Rugani-Caceres. E basta una partita per tirare le somme e dispensare bocciature definitive (spesso impartite da parte degli stessi che avevano definitivamente bocciato Chiellini).

Una puntualizzazione è necessaria. Contro il Parma, sul secondo gol, Rugani sbaglia a non scalare dalla marcatura su Inglese a quella verso il lato forte, su Gervinho. Lo fa, ma solo in ritardo e con un’esitazione decisa. Un brutto errore di concentrazione (tanto più che la situazione è abbastanza scolastica) che costa alla Juventus il 3-2. Sul primo gol i centrali non c’entrano affatto: c’è un – finora magnifico – Cancelo in crisi di freddo che si dimentica di chiudere la diagonale e il povero Khedira, che pur ha tante colpe ma non quella, che prova e non riesce a rimediare alla frittata. Sul 3-3, le cose sono solo leggermente più complesse. Tutto nasce dalla colossale cappellata di Mandzukic, che alla fine di una partita giocata benissimo, si trova chiuso alla bandierina, non trova un passaggio semplice, e invece di tener palla e al massimo concedere un corner, fa un gesto che alla scuola calcio ti insegnano a non fare mai più portandoti via la pelle dalla schiena: crossare verso la propria area. Lì, dopo due rimpalli, la sfera finisce a Inglese, e non è mai bello quando l’attaccante avversario può giocare palla a terra nella tua area. Rugani fa la cosa giusta, blocca la rotazione verso il centro, per impedirgli il tiro e lo manda verso il fondo. La palla filtra verso il centro – è anche questione di fortuna – Sprocati è marcato, ma Gervinho che arriva a rimorchio è solo e segna.

Un’azione molto istruttiva per raccontare quel che due difensori centrali devono fare in una situazione imbarazzante, perché Rugani e Caceres fanno il loro dovere: il primo riduce il danno – il difensore non è un aspirapalloni – il secondo va sull’attaccante più avanzato. Epperò se prendi gol al 94° vuol dire che i difenzori sono scarzi e altre parole in libertà. La verità è invece tutt’altra, ovvero che nel calcio di oggi, sempre più veloce, sempre più curato tecnicamente e fisicamente, difendere è difficilissimo. E che purtroppo ci si ricorda dell’esistenza delle difese solo quando si incassa un gol. A molti basta una partita per bocciare un giocatore. Ad Allegri per fortuna no.

Perché Rugani ha dimostrato, con una crescita lenta ma continua, di essere diventato davvero un giocatore importante. Ha ancora molti anni davanti a sé prima di arrivare al suo massimo livello (Chiellini ha raggiunto il top negli ultimi due anni: oggi ha 35 anni, per un difensore centrale è normale, serve più maturità che freschezza), ma c’è. E non sarà l’errore di una partita, nella quale tra l’altro lo ha pareggiato segnando, a mettere dei dubbi nella testa del mister. Per Caceres invece serve tempo per capire a che livello è. Errori evidenti contro il Parma non ne ha fatti, ha messo in mostra una buona agilità, ma ha anche manifestato qualche difficoltà nello scontro fisico con Inglese: una partita però non può essere sufficiente per stabilire se sia dipeso dalla forza del centravanti del Parma, da uno stato di forma ancora non ottimale dell’uruguayano o se invece da un problema più strutturale. Fatto sta che Caceres ha comunque fatto la cosa giusta: quando Inglese, un paio di volte, l’ha spostato e l’ha fatto arretrare di qualche metro, lui gli ha correttamente concesso l’esterno con tanto di tiro, ma dalla linea di fondo.

È evidente che strapparsi i capelli per così poco, riscoprirsi morituri (dopo che in questi sette anni e mezzo abbiamo sentito suonare il Dies Irae almeno una quindicina di volte), è fuori luogo. Ma se, un brivido vi corre comunque lungo la schiena, rilassatevi: Bonucci e Chiellini stanno per rientrare.