Spagna-Turchia: la partita di Morata

di Francesco Andrianopoli |

Nell’analisi del prepartita sembrava dover essere un’altra partita di sacrificio per “Rito”, che come contro la Repubblica Ceca si trovava a dover battagliare da solo contro due difensori centrali molto fisici, senza spazio da attaccare alle spalle della difesa, e costretto più ad impegnare la difesa e aprire spazio per i tagli dei centrocampisti che a fare da vero e proprio finalizzatore della manovra.

Fortunatamente per lui, l’andazzo è stato ben diverso.

Il primo tiro in porta, al 6′, se lo prende da solo, al di fuori degli schemi, dopo aver ostinatamente tenuto palla al limite dell’area e aver vinto un contrasto con un avversario: destro secco all’angolino, ma Babacan para; pochi minuti dopo attacca il primo palo con un guizzo dei suoi, e all’ultimo istante Topal lo anticipa con la punta del piede, sfiorando l’autogol.

Il gol, come si suol dire, è nell’aria: al 34′ Nolito, per una volta, fa una giocata da ala e non da attaccante, prendendo palla al gomito dell’area e mettendola al centro con un cross morbido; Rito approfitta della frazione di secondo in cui Topal lo perde di vista per scivolargli alle spalle, galleggia tra i due difensori centrali e spizza di testa da bomber vero all’incrocio dei pali.

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Da lì in poi per la Roja è tutta discesa: la Turchia si sfilaccia, gli spazi si aprono e due minuti dopo un’altra fesseria di Topal, che da centrale difensivo è fuori ruolo (e si vede) mette Nolito davanti al portiere per il 2-0; prima dell’intervallo Morata sfrutta gli ampi spazi in contropiede, detta il passaggio sulla linea del centrocampo e si lancia verso l’area avversaria, creando un tre contro uno chiuso con un traversione basso al centro su cui Topal salva in extremis.

Nel secondo tempo la Spagna non molla la presa, e Morata nemmeno: Iniesta dirige l’orchestra sulla trequarti, vede uno dei corridoi che solo lui sa riconoscere in mezzo a quattro difensori avversari, mettendo Jordi Alba davanti al portiere: l’esterno del Barca è altruista e serve a Morata il pallone più facile da spingere in porta.

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Passa un altro minuto e ‘Rito si costruisce un’altra occasione da gol, con un classico movimento “a gancio” all’esterno del difensore centrale, ovviamente premiato da un pallone perfetto di un compagno sulla sua testa: la sua torsione aerea però è imprecisa, e il pallone esce di mezzo metro.

Al 65’ detta di nuovo un passaggio in profondità a Fabregas, entra in area ma cincischia al momento del dribbling, facendosi soffiare il pallone; il resto della partita è poco più che un allenamento, la Spagna fa accademia e la Turchia cerca soltanto un paio di folate per salvare la faccia, senza riuscirci.

Ci vorranno test più probanti, sia per la Spagna che per Morata: la Turchia è una squadra che non è costruita per difendersi, nemmeno contro squadre inferiori, figuriamoci contro i maestri spagnoli del palleggio; però è bello, per un giocatore che comunque viene sempre messo in discussione, poter mettere sul piatto una partita di questo genere: una partita da Campione con la C maiuscola, che detta il passaggio ai compagni, costruisce e finalizza, lotta e corre, da bomber vero e degna punta di diamante di una delle favorite per la vittoria finale.