Spagna-Croazia, la partita di Alvaro Morata

di Claudio Pellecchia |

La partita di Alvaro Morata (fresco di ritorno al Real tramite recompra) contro la Croazia è durata poco più di un’ora: 67 minuti per essere precisi, impreziositi da un gol (il terzo in tre partite, capocannoniere della manifestazione) e da tante giocate utili a ribadire che, oltre all’estro del solito Iniesta, le sorti offensive della Roja passano da lui. Che ci mette sette minuti ad andare in rete: l’azione si sviluppa dalla destra, con Silva che converge verso l’interno prima della solita imbucata per l’inserimento di Fabregas completamente perso sul taglio dalla difesa e libero di servire ad Alvaro un pallone che chiede soltanto di essere spinto in porta.

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Il seguito è una continua ricerca dello spazio da attaccare in profondità per favorire l’inserimento delle mezze ali e i tagli alle spalle di Nolito, molto attivo a sua volta nella prima mezz’ora di gara:

 

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Il tutto senza rinunciare, però, alla ricerca del dialogo nello stretto con i compagni, in ossequio alle ulteriori indicazioni tattiche impartitegli da Del Bosque:

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Compito svolto diligentemente e con discreto successo: 29 tocchi in totale, 81% di pass accuracy, 2 duelli aerei vinti e un key pass, a corredo del 50% in fase di conclusione/realizzazione (2 tiri, uno a bersaglio). Uscito lui, l’efficacia spagnola negli ultimi 16 metri ha subito un vistoso calo: il subentrante Aduritz, infatti, benché ipoteticamente più efficace nel lavoro di sponda (88% di PA), pare avere molte più difficoltà di adattamento ai set offensivi. Una sola chance creata (un tiro respinto) in 23 minuti risulta un ben magro bottino per il nueve dei campioni d’Europa in carica.

Relativo l’impegno, invece, in fase difensiva e di pressing: meno ripiegamenti del solito nella propria metà campo, 2 falli e nessun tackle nell’arco dei minuti avuti a disposizione.

Adesso, comunque, tocca ai suoi freschi ex compagni di squadra. Perché la vittoria della Croazia nel finale e gli accoppiamenti del tabellone, hanno anticipato agli ottavi la rivincita della finale del 2012 contro l’Italia. E siamo sicuri che Barzagli, Bonucci e Chiellini hanno preso buoni appunti. Anche se, probabilmente, dopo due anni passati a vederlo in allenamento, non ne avrebbero nemmeno bisogno.