Sopravvalutiamo Dybala? Meglio così

di Vittorio Aversano |

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Curioso che Dybala sia ancora ai box durante questo Mondiale russo; un po’ meno, se si considera l’autoreferenziale estro del selezionatore dell’Albiceleste e la grande concorrenza in seno alla rosa dei convocati.

Ma, mentre attendiamo segnali dal nostro numero 10, si rincorrono le consuete voci di mercato sui nostri giocatori: chi vorrebbe andarsene, chi dovrebbe restare, chi sta per rinnovare, chi atterra a Torino.

E la Joya? Avrete notato che sono scarsi o nulli i rumours sul suo conto. Mi pare ingenuo immaginare che abbia scoraggiato lui stesso degli eventuali aspiranti, così come escludo che la società abbia coriacemente blindato il giocatore, visto che è stato anzi spiegato che chiunque può partire, purché ne faccia richiesta.

Non si fa fatica ad immaginare quali e quanti club potrebbero essere interessati all’acquisto di Dybala: eppure, le sue caratteristiche tecniche non sono – almeno al momento – ritenute cruciali dal suo tecnico argentino, quantomeno non al punto da sacrificare Messi, Aguero o Dimaria; e, così, Paulo si ritrova dietro a Higuain e persino a Pavon.

Insomma, Dybala pare non generare, quest’anno, quel formidabile appeal di mercato di appena un anno fa. Le sue prestazioni, anche in nazionale, sembrerebbero non aver confermato la sua crescita, anche se non pochi dubbi permangono sulla sua migliore collocazione tattica, in rapporto all’utilizzo praticato, in particolare, da Allegri: punta, seconda punta o trequartista?

Se si tiene conto delle prestazioni in bianconero, la sua valutazione complessiva (intesa come qualità caratteriali e tecniche) potrebbe indurmi a concordare, ad esempio, con Fabio Capello che, di recente, ha ritenuto Dybala ben distante da Messi o CR7; altrettanto interessante quanto riferito su Pogba, in grado di fare la differenza in Italia a causa del divario tecnico con i diretti avversari ma, nel contesto della Premier League o internazionale, non altrettanto inimitabile. Trattasi, ovviamente, di due giocatori – Dybala e Pogba – che, oltre ad essere ancora giovani (seppur non più dei novellini da un pezzo), offrono un repertorio tecnico fantastico, di cui ci siamo e ci stiamo ancora innamorando: ma siamo, in effetti, in presenza di due fuoriclasse? Io li ritengo sostanzialmente equivalenti ma, difettando di continuità e solidità, mi fanno optare per una risposta negativa.

Anche caratterialmente, vicende sentimentali a parte, forse il rapido arricchimento, i paragoni mediatici con la Pulce e alcune lodi o critiche troppo frettolose possono aver influito su un carattere giovane ed in formazione. A ciò, aggiungo una personale sensazione di leadership meramente tecnica.

Sono ben contento che nessuno tenti di portarcelo via: stiamo parlando di un campione. Ma, come già indicato in altri due miei precedenti articoli (qui e qui), aspetto ancora la sua consacrazione definitiva: all’esito di una stagione condita da diversi saliscendi, rilevare che non sta partecipando da protagonsita all’attuale coppa del mondo, neppure part-time, mi fa, da un lato, registrare un’importante occasione di sviluppo mancata (a differernza di quanto, ad esempio, sta accadendo con Bentancur) e, dall’altro, interrogare sui suoi effettivi limiti, pur preservando assoluto e totale ottimismo sulla sua crescita, da cui dipenderà l’evoluzione qualitativa della Juventus in campo europeo.