Solito Conte, solito Napoli, in una notte di attese e conferme

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Conte che sbotta, Napoli ammutinato.

Il martedì delle italiane in Champions sarà ricordato per gli “avvincenti avvenimenti” post-gara. Pur non volendo infierire o guardare dallo spioncino in casa altrui -prima di una gara decisiva e tosta come quella di Mosca- è inevitabile sedersi a gustarsi “scenate” e “ammutinamenti” in diretta TV.

Dieci minuti di un Conte devastato dalla sconfitta ci fanno fare un tuffo carpiato all’indietro, quando il “Capitano” era in panchina da noi. Una replica, ancor più accesa, di uno spettacolo andato in scena spesso in quel di Torino. Un monologo da Re Claudio nell’Amleto (“La mia colpa è consumata. Ma oh! Perdona il mio turpe assassinio? Non può valere perché sono ancora in possesso degli oggetti che m’han fatto fratricida: la mia ambizione, la mia corona, la mia regina. Si può impetrar perdono e perdurare nella colpa?“)

Conte è così, sempre stato così, ossessionato dalla vittoria e abbacinato dalla sconfitta, emozioni ancor più amplificate da quella smania di rivalsa contro la Signora tradita, in quella Coppa palcoscenico ambito e deludente. Il suo tarlo da allenatore vincente in un ambiente perdente da anni lo rode costantemente e, ad ogni KO, escono fuori i mostri che congiurano contro di lui: la società che non mantiene i patti, i media che deteriorano l’ambiente, i suoi stessi uomini, che ringrazia sì, ma “non hanno mai vinto nulla, vengono dal Cagliari e dal Sassuolo“, il calendario (“7 gare in 20 giorni, davvero strano!“), gli infortuni (che a loro pesano, agli altri no!). Ora non è più dalla “parte dei forti” e cerca di dare il meglio di sé, rivelando anche il peggio.

Quello di Conte nerazzurro è un flusso di coscienza partito a Luglio che ieri sera ha raggiunto un suo primo altissimo picco, uno di quelli a cui noi juventini siamo abituati.

Le stesse parole, un déjà-vu straniante, dopo le delusioni europee alla Juve:

“Rido quando sento che con 2-3 acquisti si possa vincere la Champions. Il calcio italiano è fermo, all’estero fanno investimenti e progetti, ci vorranno molti anni, forse 10, per vedere di nuovo un’italiana in finale di Champions”

“Complimenti ai ragazzi, ma non puoi scontrarti contro dei carrarmati se hai una 500!”

Un copia-incolla, stesse accuse (banali), stessi temi, per non fare, anche sommessamente, un piccolo mea culpa.

“Non me la sento di commentare. Troppe attenuanti da tirare fuori. Spero che queste partite facciano capire certe cose a chi di dovere. Io mi sono anche stufato, venisse anche qualche dirigente a parlare”.

“Faccio fatica a rimproverare i ragazzi. Potevamo programmare meglio. Non possiamo fare campionato e CL così, sono stati fatti errori importanti. Siamo l’Inter, bisogna farci un esame di coscienza. Si arriva fino ad un certo punto, oltre non si può andare”.

Non sappiamo fino a che punto può arrivare l’Inter di Conte, pur ammettendo che la squadra si stia esprimendo al di sopra delle potenzialità. Che la rosa corta sia uno svantaggio è risaputo da Sarri, che ora si compiace dell’opulenza “da esuberi”, memore della carestia partenopea. Il punto è che abbiamo sentito poche volte lamentarsi (ad es.) Allegri della stessa rosa da 500 contro i carrarmati (solo pochi mesi dopo quelle frasi) o non abbiamo mai sentito Di Francesco alla Roma, semifinalista in CL, parlare di ristoranti.

E’ il bello ed il brutto di Conte: così proteso verso la vittoria da farsi accecare dalla sconfitta, scaricando colpe, parlando di banalità, mortificando società, investimenti e uomini che pur stanno andando oltre i loro limiti.

E, mentre attendiamo la Juve a Mosca, un sorriso meno amaro e nostalgico, ma più rassicurante ce lo strappa anche il caos del Napoli, raccontato come un ammutinamento dei giocatori, che lasciano il ritiro senza autorizzazioni e di un club che non si presenta in sala stampa, senza avvisare media e UEFA.

Uno sbotta, sempre allo stesso modo, gli altri sbandano in modo provinciale. In una cosa sono bravissimi, nel lanciare gli hashtag boomerang: #FinoAlConfine #FermiamoQuestaPagliacciati e magari tra un po’ anche #SarriOut e #AncelottiOut.

E ci accorgiamo, anche senza giocare, di come questi siano sempre di più “meravigliosi”.

di Sonia Dafne