La solita settimana comica e poi finalmente il campo

La settimana che precede Juventus-Inter è un perfetto simbolo della pigrizia, ancor prima che della faziosità, che caratterizza gran parte dei media sportivi italiani: si crea l’attesa, si attende che si realizzi anche quest’anno la parodia, con i tifosi juventini che si chiedono quando ripartiranno le ormai ventennali lamentele, uno pensa che stavolta no, siti e giornali avranno un sussulto d’orgoglio e magari intervisteranno qualche protagonista in campo di tantissime sfide belle e tirate e invece no, la pigrizia italiana, tanto più in questi anni di dominio juventino, è tornare sull’arbitro, la moviola, le proteste, gli alibi, anche a vent’anni di distanza. Ora, pensate se intervistassero Collina per chiedergli come mai convalidò quel gol all’ultimo minuto in cui in 5 saltarono su Buffon (“forse perché gli altri sei non lo fecero, quindi la maggioranza si comportò in modo regolare”, poco elegante autopluricit.), poi Lippi, poi Buffon, ogni anno, con termini quali “vergogna”, rabbia ancora intatta, insomma tutto il contrario di quello che poi i media si raccomandano nelle altre settimane dell’anno. Media che poi si domandano sorpresi, con tanto di tavole rotornde, dei toni forti sui social, della poca educazione civica e sportiva, della rivalità sempre meno sana: strano, con l’esempio che danno loro, ormai parodia di se stessi nell’alimentare polemiche e veleni che non interessano più neanche la maggior parte dei tifosi interisti. Insomma, a inizio settimana ci scherzi su: quando cominciano le interviste ai soliti noti? E quelle cominciano davvero, prima Ceccarini, così è autorizzata la risposta della tribù interista con grande apertura di Simoni, chiusura di Ronaldo (“quello vero”, detto con una punta di orgoglio, perché in questi anni a chi non è dei nostri rimane ben poco altro), qualche spruzzata di Fresi e Colonnese e il piatto è pronto. Qualche dubbio, tocca riconoscerlo, anno dopo anno si fa avanti: chi sarà il primo media a scatenare il vortice? Chi andrà poi da Mister Gigi? Chi chiamerà Ronaldo in Brasile? Chi scoprirà dove siano ora Fresi o magari Taribo West, per far dire loro due paroline al veleno?

Passano gli anni, le modalità cambiano ma rimane sempre una sola certezza: tutte, ma proprio tutte le parole sul tema, verranno riportate in homepage da Gazzetta.it, sito di attualità sportiva che per una settimana torna la parodia una fanzine di partito con nostalgia dei tempi andati. Non che poi si trasformi in qualcosa di esaltante, ma insomma, in quella settimana dà il peggio.

 

Questo per dire che è vero, noi ci scherziamo su, ormai quasi annoiati, ma trovo che ci siano pochi esempi più significativi di questa settimana per attestare l’assenza di fantasia, approfondimento, educazione sportiva di gran parte dei nostri mezzi di comunicazione in ambito calcistico.

 

Così poi, già stanchi, come fossimo reduci da una polemica su fatti di cronaca della settimana precedente, ci avviciniamo alla partita. Con alcuni tifosi ospiti che cantano contro i rivali già nel minuto di silenzio per un grande allenatore rispettato universalmente, fortunatamente anche sul terreno degli storici rivali: ma come mai questi brutti gesti di rabbia dei tifosi?, si chiedeno poi solitamente,  afflitti e pensierosi, gli editorialisti di quegli stessi giornali che continuano a tenere in vita con la respirazione artificiale veleni e rabbie di vent’anni fa.

 

Si gioca, finalmente, Pjanic viene ammonito subito così ci togliamo il pensiero ma l’Inter è forte, gioca bene, sicura, sa che non può farsi schiacciare, che deve alzare il ritmo per metterci in difficoltà e lo fa bene, procurandosi due occasioni clamorose, sbagliate per sfortuna, troppa fretta, precipitazione o magari anche per ragioni di cuore (quante volte mi sono chiesto, quando da piccolo ero certo di diventare calciatore di serie A, come mi sarei comportato se mi fossi trovato di fronte a un’occasione così, a porta vuota, sul campo della mia Juve), i bianconeri crescono, cominciano a creare qualche occasione, De Sciglio difende come deve difendere un terzino, Cancelo nella distinta delle due squadre viene spacciato per un terzino ma poi fa numeri alla Garrincha, Bentancur pare non avere intenzione di arrestare stasera la sua crescita, Pjanic e Ronaldo faticano, e poi Matuidi, ancora Matuidi, sempre lui, che a volte sbaglierà pure ma quante diavolo di palle recupera in novanta minuti?

La partita continua a essere bella e tirata, con tanti errori ma tanto pressing di entrambe le sue squadre, Spalletti non azzecca i cambi, l’Inter esce con difficoltà sempre maggiori fino a quando quello che avevamo spacciato per terzino si toglie definitivamente la maschera, scatta, finta, cross perfetto e Mandzukic si butta alla spalle di Asamoah, trattato per tutta la partita con il giusto rispetto da parte dei tifosi di casa, riconoscenti per questi anni meravigliosi, cui lui ha preso meritatamente parte.
Così la settimana di Juve-Inter, iniziata come sempre accade, finisce come spesso accade, con noi a festeggiare, anzi a dare quasi per scontato qualcosa che in troppi vogliono farci credere sia scontato quando non lo è affatto, tanto più all’ottavo anno di fila: trovare sempre le motivazioni, anche nelle giornate non migliori, contro avversari di livello; sapere soffrire, essere capaci aspettare, essere consci che arriverà il nostro momento, e sarà lì che non dovremo sbagliare; a quel punto correre e difendere in undici, perché i tre punti conquistati in giornate così forse fanno brillare meno gli occhi ma sono i più importanti di tutti.
E stavolta, lo capisco ora che siamo tutti in piedi perché Emre Can torna in campo e cancella la sua e la nostra paura, valgono ancora più del solito.