La solita Inter (per il niente)

di Francesco Cionfoli |

A volte, almeno una volta, una sola, ci vorrebbe il silenzio. Nutriamoci di silenzio. Non del rumore che rimbalza dalla panchina di San Siro al rettangolo verde, dalle televisioni a ogni tipo di social anche non di semplici tifosi qualunque (noi non facciamo i nomi, voi fate i cognomi).

Che poi perché tanto rumore? Per niente.

Perché gridare da anni e in questo anno in particolare al complotto? Per niente.

Perché protestare per un calcio di rigore che sarebbe stato forse rigore o neanche rigori, anzi non lo è, su Ashley Young che è abituato a ben altri tipi di contatto? Per niente.

Perché arrivare alle origini dell’arbitro? Per niente.

E a credere a chiunque su Instagram? Per niente.

Tutto il polverone di Inter-Cagliari, che riempirà discussioni di studi sportivi e pagine di giornale per giorni, per niente.

Il niente di oggi e di sempre fa molto rumore, entra per l’ennesima volta nella testa di ogni anti-juventino confondendo la percezione della realtà e agitando narrazioni sempre più fantasiose.

Il niente di oggi già cancella l’evidenza abbagliante e silenziosa (perché questa non fa rumore?) del gran gesto rugbistico di Lautaro, lo stesso che oggi come tanti del calcio, anche molto recenti, ha mostrato frustrazione per niente.

Per niente o forse per la paura di perdere e di perdersi, e intanto si vedrà per quanto i nerazzurri perderanno lui e gli altri che hanno partecipato alla tavola rotonda finale, compreso il capitano silenzioso che, sputando a terra come gesto di scherno verso il quarto uomo, si dimostra a sua volta tanto, troppo rumoroso.

A proposito dì capitani, quelli veri, fanno un bel rumore le parole oneste e lucide di Handanovic, che analizza un po’ come Stellini (il vice di Conte, che è andato a casa evitando di farla fuori dal vaso per niente) il momento negativo dell’Inter e a fare mea culpa, sbaragliando con una sola grande parata il silenzio rumoroso di chi si professa malato e che forse in fondo si è stancato di parlare di mercato, di cercare attenuanti, di fare rumore per niente.

Oggi, come sempre e da sempre, dove sempre sta come un indeterminato e stancante e eccessivo lasso di tempo, c’è un niente che avvelena il nostro calcio. Nostro e di tutti coloro che amano in silenzio.