Un sogno chiamato Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Frosinone-Juventus. 

Io, tifosissima bianconera, mi ritrovo a fare l’accoglienza proprio nell’Hotel ad Anagni dove saranno ospitati staff e calciatori juventini la notte prima della gara.

Se “il pazzo é un sognatore sveglio” sono proprio io la matta che nella nella notte tra Sabato e Domenica è stata catapultata in un sogno che ha allargato e deformato le ore dell’attesa, dell’incontro e della gara.

Eccomi agitata mentre frugo nell’armadio alla ricerca del più bel completo camicia-pantaloni rigorosamente bianconero, pensando a Dybala e Chiellini… Eccomi mentre mi trucco in modo sobrio ed elegante (“è la Juve, dai!”) ma con una personalità un filo più marcata (“ma ci pensi? Cristiano!…). Eccomi mentre guido verso l’hotel, e mentre avverto lontanissima la pressione del piede sulla frizione penso ad Allegri, a Marotta…

Poi il buio. Tutto comincia a precipitare, in modo mozzafiato, onirico e totalmente bianconero: io all’ingresso dell’albergo lussuoso, con un pass “Accoglienza” da portare in bella mostra, nervosa, agitata, visto che dovrei essere, come sempre, a casa a vivere una vigilia di Frosinone-Juventus, il mio “derby personale” a ricercare news sulle formazioni e frugare sui social le ultime dichiarazioni dei protagonisti.

E invece, eccoli! Arrivano direttamente di fronte a me, quei protagonisti!

Il rombo improvviso delle sirene della Polizia che li scorta, le centinaia di persone davanti all’Hotel che partono coi cori e il boato. Eccoli, i nostri eroi, in carne ed ossa che si affacciano dall’Autobus totalmente zebrato.

Rumore impazzito fuori di me. agitazione assordante dentro di me. Ferma come un pezzo di arredo sulle scale dell’Hotel. Le porte del bus si aprono e vengono tutti dritti verso di me, ferma sulle scale.

Centinaia di persone cantano “Juuuuuveeeee, storia di un grande amooooreeee”, ma io sento il coro ovattato mentre tremolando recupero il cellulare e provo a filmare quelli che arrivano verso di me.

C’è il Mister che mi sfila accanto, poi il Capitano Chiellini che mi restituisce un sorriso cordiale. Poi tutti gli altri, Bonucci, Perin, Rugani, è un crescendo, poi all’improvviso arriva LUI: CRISTIANO!

Ronaldo? Era già un sogno irreale due mesi fa immaginarlo alla Juve, ora ce l’ho davanti! Wow!

Poi tutti gli altri, Pjanic, i sudamericani. E Paulino Dybala, l’ultimo della fila.

Ricordo che sto lì anche per accoglierli e gli vado dietro nella hall mentre provo frettolosamente ad asciugarmi quelle piccole lacrime di totale straniamento che hanno annebbiato la mia vista.

Poi diventa tutto molto naturale, siamo nel salone dove è allestita la cena. Mi riorganizzo mentalmente e diventa tutto più vivo, pieno e spontaneo. Mi mescolo ai sorrisoni di Giorgio e Leo, tra le pacche sulle spalle di Cuadrado a Matuidi, che mattacchioni. Respiro l’intesa e l’atmosfera di una grande famiglia, unita ma professionale, cordiale ma concentrata.

 

Mi ritrovo in mezzo ai selfie di Dybala, al pubblico ancora fuori dall’Hotel che continua a cantare senza sosta.

 

Poi le emozioni si infittiscono, una dietro l’altra. Stringo la mano a Marotta, abbraccio il Mister.

 

 

Poi uno degli apici: l’autografo sulla mia maglia di un mito assoluto: Pavel Nedved, dalle pareti della mia camere direttamente davanti a me. Eccolo:

 

 

Visti e salutati tutti. Certo mi sono persa Cristiano. Ma ci sta, blindatissimo.

Però eccolo che riscende dalla sua stanza, mi passa accanto, pietrificata, e mi dice “CIAO!”, si ferma, mi guarda, si aspetta che io gli chieda una foto, un autografo e invece io sono ferma, bloccata, così lui sfila via. Lui prende una tazza di thé e dal bandone del bar continua a guardare questa tizia paralizzata, fa capolino, provo così a restituire lo sguardo e lui mi fa l’occhiolino come a dire “dai su, facciamola sta foto!”.

Così parto all’assalto, le guardie tra me e lui che separano l’area in cui nessuno può accedere mi stanno per bloccare ma lui fa un gesto “tutto ok, fatela passare!”

 

Ora sono rilassata,tutto prosegue fino a quando iniziano ad abbassarsi le luci della hall. Poi dissolvenza. La mia camera. Finalmente mi rilasso, i ricordi cominciano a decantare in me, prendo il cellulare e riguardo quelle immagini che danno vividezza a quello che ho vissuto come un sogno.

Il cuore sussulta di nuovo, le gambe ritornano a tremare, ed eccomi lì di nuovo con CR7 che mi tiene la mano sulla spalla e mi chiede “Ok? Un’altra foto? Ti piace questa?”.

Mi trovo ad urlare “SIIIIIIUUU” nella mia stanza mente il fiume di incontenibile gioia mi pervade di nuovo.

Se hai un sogno devi proteggerlo ed inseguirlo. Sempre. Con tutta l’emozione che puoi.

 

di Sara Caramadre