Sogniamo con Leonardo Spinazzola

di Silvia Sanmory |

Me lo ricordo bene quel ragazzino. Spina. Qualche volta si allenava con noi”

(Alex Del Piero)

 

 

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Sono passati un po’ di anni ma il sorriso non è mai cambiato 😁😁#solocondentipiugrandi#grazie#miamorteextraño

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Le storie di calcio iniziano spesso con “C’era una volta un bambino”.

Come nelle favole e nei romanzi di fantasia.  Amare il calcio è essere idealisti come Don Chisciotte, a volte folli come Erasmo o il Cappellaio Matto, visionari come Il Sognatore di Dostoevskij, immaginare un lieto fine, dargli vita sull’erba. Poco importa se il lieto fine stenta ad arrivare, la poesia del calcio non si esaurisce di certo nell’attesa, anzi spesso la alimenta e il pallone diventa la Lampada di Aladino, da sfiorare rincorrendo desideri.

La favola di oggi inizia a Foligno, città umbra dell’olio e della 1° edizione stampata della “Divina Commedia”, città natale di Leonardo Spinazzola.

Leonardo è un bimbetto dai capelli a caschetto, educato e sempre sorridente, costantemente accessoriato di una palla che calcia e fa rimbalzare e porta in giro sotto il braccio. A quattro anni smania per la Virtus Foligno, la polisportiva sotto casa, ma deve aspettare i sei anni per essere ammesso.

Federico Ranucci, il suo primo allenatore, lo descrive così:

calcisticamente di un altro pianeta, con una marcia in più nelle gambe, un piccolino che spiccava per coordinazione ed altruismo”.

Leonardo oltre agli allenamenti fissi alla scuola calcio si allena da solo, in una pista di pattinaggio adiacente al campo utilizzata dai bambini per giocare a palla. Merito di tanta dedizione se sin da piccolo segna almeno una trentina di gol a stagione e dimostra una maturità tale da indurre l’allenatore a farlo giocare con i bambini di due o tre anni più grandi. 

Memorabile la volta che a otto anni, con un tiro da centrocampo, segna incantando per la  destrezza. O la volta che, poco più grande, dopo aver segnato un gol, porta il pallone a centrocampo, chiede ad un compagno di toccarla e poi come un fulmine, scarta tutti e va di nuovo a gonfiare la rete.

Segna e sogna Leonardo, cercando di imitare l’idolo Del Piero. Sogna una grande squadra. La Juventus.

Con la Virtus Leonardo rimane sino ai 14 anni, l’ultima stagione lo vede vincitore di tutti i tornei con i giovanissimi regionali; da Foligno passa al Siena, il bianconero sembra essere nel suo destino e proprio durante una gara contro la Vecchia Signora viene notato dagli scout della Primavera.

Il sogno sembra concretizzarsi: la vittoria al Viareggio con la Juve, il premio di miglior calciatore del torneo. Ma dall’anno successiva inizia la grande attesa per Leonardo e un lungo peregrinare in prestito per il Bel Paese: Empoli, Lanciano, di nuovo Siena, Atalanta, Vicenza, Perugia e ancora Atalanta dove Gasperini si accorge di lui ed altri giovani, contribuendo in modo decisivo a fargli fare il salto di qualità.

 

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Mi dispiace. Mi dispiace se qualcuno si è sentito offeso, perché chi mi conosce sa prima di tutto che persona io sia e con che valori. Poter tornare alla Juventus a 24 anni è il raggiungimento di un sogno. Un sogno sudato combattuto cercato e finalmente concretizzato dopo anni di prestiti e sacrifici. Bergamo, l’Atalanta e i suoi tifosi, la famiglia Percassi, Mister Gasperini ed ogni singolo giocatore e membro dello staff sono stati per me fondamentali affinché questo sogno si potesse finalmente concretizzare lì davanti a me, e li ringrazierò sempre. Bergamo mi ha accolto, fatto maturare e crescere, mi ha sostenuto e aiutato. Io sono e sarò sempre grato all’Atalanta, che resti o non resti un giocatore nerazzurro. Perché sono un professionista e perché sono felice di vestire questi colori con cui abbiamo fatto grandi cose la scorsa stagione e qualunque cosa accadrà continuerò ad esserlo. Ma non chiedetemi di smettere di sognare. Perché ci sono treni che forse passano una volta sola nella vita ed io ora farò di tutto per prenderlo, sempre e comunque con l’Atalanta nel cuore. Leonardo.

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Bergamo mi ha accolto – scrive in un post su Instagram nell’agosto 2017 – mi ha sostenuto e aiutato. Ma non chiedetemi di smettere di sognare. Tornare alla Juve è il raggiungimento di un sogno“. In quell’estate, infatti, la Juve rivuole Spina, ma l’intenzione svanisce per accordi presi in precedenza con l’Atalanta; Leonardo non demorde, prova a forzare il trasferimento ma invano: deve ancora aspettare. 

L’infortunio al crociato anteriore del ginocchio destro nel marzo 2018 (Verona-Atalanta) complica ulteriormente le cose; quando finalmente ritorna alla Juventus, convocato per le sfide contro Empoli, Cagliari e Spal, non potrà debuttare per i postumi dell’infortunio; la Juve gli propone soluzioni alternative, ma Spina, correndo il rischio di finire nel dimenticatoio, non abbandona il bianconero.

E finalmente smette di aspettare.

 

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⚪⚫ #getready

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Il 12 gennaio 2019, al Dall’Ara di Bologna, Spinazzola realizza il sogno: debuttare con la maglia Juventus.

Le prime da titolare rendono giustizia alla caparbietà con cui ha “difeso” l’agognata maglia bianconera. Buona prova a Bologna, negli Ottavi di Tim Cup, propositivo nel match interno con il Parma, coinciso per sua sfortuna con il 3-3. La svolta arriva a pochi giorni del ritorno contro l’Atletico Madrid. Contro l’Udinese a Torino e Spinazzola gioca con grande personalità da esterno basso a sinistra dietro Alex Sandro. Spinge con continuità proponendosi spesso al cross e pur non impegnato nella fase difensiva (il vero dubbio che aleggia su di lui), la prova è convincente e la voglia di ritagliarsi uno spazio importante si impone agli occhi di tutti. Vista l’indisponibilità di Alex Sandro, De Sciglio e Barzagli, una maglia nella gara dell’anno, il #Comeback contro gli uomini di Simeone potrebbe essere sua. 

Allegri lo schiera, inventandosi una difesa “a tre” ibrida, con Emre Can e con gli esterni di centrocampo che scalano in modo inedito e puntuale, facendola diventare “a quattro” in fasi diverse della partita. Spinazzola ha così la fascia sinistra intera a sua disposizione, con Chiellini che gli copre mirabilmente le spalle tutte le volte che Leo si propone in avanti. 

Situazione tattica perfetta per lui, abituato al calcio di Gasp, e già dopo due minuti fa una gran giocata: galoppa verso il fondo, rientra col sinistro verso l’area infilandosi tra Arias e Koke e tocca di destro verso Matuidi. Il tiro mancino del francese sfiora il vantaggio. E’ solo l’inizio. Leonardo gioca una partita straordinaria, come tutta la Juve. In costante proiezione offensiva, è un appoggio costante ed affidabile per Ronaldo e Bernardeschi in possesso, spina nel fianco della difesa colchoneros. Quando riceve palla in corsa è incontenibile e mette in mezzo tanti palloni pericolosi, con entrambi i piedi. Gioca 55’ dando tutto. E’ solo la sua quarta da titolare in stagione e Allegri lo sostituisce, ridisegnando la squadra con Dybala, quando non ne ha più. Sarà difficile farlo riaccomodare in panchina quando si tornerà a giocare match decisivi in Europa. In ogni caso, da quella sera, Allegri sa di avere in rosa un altro giocatore vero su cui contare, da Juventus, quando il gioco si fa duro.

La caratteristica tecnica migliore è l’uso indifferente di entrambi i piedi. Altre skills la “gamba” e la buona tecnica, costruita in anni di vivaio bianconero nei quali era impiegato da esterno d’attacco. Va affinata la qualità difensiva, specie nell’uno contro uno, per essere una certezza anche “a quattro”.

Andando oltre lo strettamente “misurabile”, Spinazzola ha un punto di forza che lo rende unico. Si trova davanti all’occasione della carriera, della vita, quello di giocare in un grande club, il migliore d’Italia e uno dei migliori d’Europa. Ci arriva tra l’altro nell’anno più iconico, in cui sbarca nella stessa squadra Cristiano Ronaldo. E lo fa con un vantaggio: di questo club conosce il DNA, la pedagogia, la storia. Ci è cresciuto dentro, lo ha desiderato, adesso lo vive al centro del proscenio, sotto i riflettori.

Leonardo Spinazzola incarna un sogno, che molti di noi avevano da bambini, vestire la maglia dei nostri idoli. Un sogno che oggi per lui si è concretizzato, in un happy ending degno delle favole migliori.

con la collaborazione di Giuseppe Gariffo