Ho sognato i supplementari

Cos’è uno 0-3 a Madrid quando scocca il novantesimo minuto?

Non ho fatto in tempo a trovare la risposta più giusta, le parole, perché le parole sono importanti ma a volte non ne esistono di così precise. Alla vigilia avevo sognato il Bernabeu, ma ero arrivato fin lì, a un passo dai supplementari, con in mano un calice del quale non conoscevo il contenuto.

So però come ci siamo arrivati perché questa volta, nella notte che davvero conta, ricordo tutto. E’ nitido Buffon che si distende su Isco, blocca su Cristiano, esce su traversone basso di Marcelo e nessuno di questi tempi se lo sarebbe comunque ricordato. E’ chiaro che mi fermo in redazione oltre l’orario di lavoro perché è lì che posso stare con me stesso. C’è Alfio Musmarra a tre tavoli da me, ma la sua discrezione e il suo distacco sono encomiabili. La partita gli scivola addosso, come soltanto nei personaggi costruiti dalle nostre menti in fase rem. E’ stupefacente Allegri che non si scompone di fronte a due gol del pupillo Mandzukic (cacchio, HA LE ALI DAVVERO), che non sbotta con Alex Sandro, che sistema fuori De Sciglio in quattro e quattr’otto, che chiede la vita a Lichtsteiner, che permette a Douglas Costa di giocarsela ai dadi con Marcelo. Ed è ancora più stupefacente l’immagine di Zidane colta dal mio occhio che sfarfalla: al terzo minuto, mani nelle tasche del cappottino e sguardo da Forrest Gump, ha già perso la partita.

So anche chi ha fatto il terzo, anzi no aspè. Avrei detto Matuidi, ma no. Ci mette un’ora per girarsi, è a tre passi dalla porta, Keylor Navas non c’è più (e tremo all’idea di tornare indietro, al sogno della notte precedente, perché questa volta voglio sapere come va a finire). Quindi non può essere Matuidi. Non deve essere Matuidi. In quel lasso di tempo, mentre la palla è incollata al terreno, faccio in tempo ad alzarmi dalla sedia girevole, fare tre passi verso il tv, guardare Alfio che si informa sulle condizioni di un certo Karsdorp e insieme compone il numero di un interno, tornare indietro, chiudere l’I-Pad. Mi risiedo: la tocca Varane! Anzi no è Matuidi! Varane! Insieme! GGGGOOOOLLLL (eccola l’unica cosa che non ricordo: cosa ho fatto nei 3 restanti minuti che la palla ci ha impiegato a entrare nell’angolino opposto? Sono forse rimasto impietrito? Alfio avrà mangiato anche la mia pizza?).

E solo qui mi rendo conto. Sto sognando i supplementari. Ma io non sono come quel mio amico del quarto piano, che mi racconta i suoi sogni a puntate, che ogni volta riesce a ricominciarli da dove li ha abbandonati. Mi sforzo, non so come, di rimanere imbalsamato con il corpo. Non devo svegliarmi. Voglio viverli quei tempi supplementari. Vivermeli e godermeli perché tutto dice Juventus. Improvvisamente, però, il sogno sposta l’asticella e io non posso che incassare, passivo. Zidane si è trasformato in Sergio Ramos, Allegri parla con la panchina avversaria come si fa nelle riunioni condominiali e il campo non esiste più nelle riprese. E’ sparito Buffon. Cristiano Ronaldo è alla sfilata dei costumi Prada insieme a Balotelli. Benatia ha le mani sul volto e un piede in aria. Higuain saluta Modric. Sto perdendo il contatto oculare, tutto è confuso – ZZZzzzzZZZZzzzz –

QUALCUNO MI DIA I SUPPLEMENTARI!

Allegri mi ha portato fin qui, ho ancora dentro di me l’abbraccio della scorsa notte e delle cose che ci siamo detti. Allegri se li è meritati. Allegri non ha fatto più cambi perché un po’ di scaramanzia è degli uomini di paese, perché a Monaco di Baviera era tutto diverso, era nell’aria che il loro gol potesse arrivare, c’era Evra e nessuno quella cosa la ripeterà. Qui è di più: sono io con la testa a guidare fino ai rigori, non ho paura del Bernabeu. Buffon ne parerà tre su quattro, l’ultimo nostro sarà di Marchisio. Voglio sentirmi juventino fino al midollo, come mio padre, come mio nonno, come la gente di Villa Perosa. Nessuno a Madrid ha fatto questa cosa. Saremo nella storia. Meritatamente. E non me ne frega più niente se Cuadrado è il jolly giusto dalla panchina, se Szczesny ai rigori sarebbe meglio, se Sturaro fa il balletto con Landucci a bordocampo. Arrivano, eccome se arrivano i supplementari…

Mah… mah… cosa ci fa qui a un metro da me Mimmo Pesce? Perché mi chiede “ma Momblano, dimmi di Higuain”? E Stefano Donati? Non stava conducendo? Mi dice: “Aveva una voglia matta di fischiare”. Come? Perché sono andati tutti già a fare le interviste? Mi guardano con pietà. “Ai supplementari avreste vinto, ma il gol di Isco era buono”. Ascolto le parole di chi mi sta intorno. Non chiedo lumi. Sigaretta, macchina, letto, tastiera. Un po’ me ne vergogno: i supplementari in pratica non li ricordo. E i rigori? Ha poi segnato Marchisio? Chi abbiamo nel girone dei mondiali? Emre Can ha firmato il rinnovo con il Liverpool?

Ho bisogno di fermarmi.

Mi risveglierà la Sampdoria.

Confido sempre nelle domeniche di primavera.