Sliding Doors: quel sms di Falcao…

di Alex Campanelli |

“Grazie di tutto, magari in futuro…”

Suonava più o meno così il presunto sms che Radamel Falcao avrebbe inviato alla Juventus nell’estate 2014, contestualmente al suo trasferimento in prestito (onerosissimo) dal Monaco al Manchester United. Ai tempi la Juve non pareva in grado di sostenere economicamente un acquisto del genere, sia per il costo del cartellino del colombiano sia per lo stipendio monstre da lui percepita nel Principato, e la scelta del giocatore fu quasi obbligata, direzione Premier League. Una delle tante sliding doors del calcio, si dirà, alla quale è comunque difficile non pensare ora che la Signora e il Tigre si ritrovano uno di fronte all’altro nella doppia gara che vale la finale di Champions.

La Juventus chiuse il mercato estivo del 2014 senza arrivare all’agognato top player da affiancare a Tevez, che oltre all’affidabile Llorente ai tempi annoverava come spalle solamente l’incognita Morata, subito infortunato, e l’acerbo Coman, oltre a un Giovinco già in fondo alle gerarchie del nuovo tecnico, il contestatissimo Massimiliano Allegri. Sembra una vita fa, vero? Tutto sommato la stagione non va così male, dovreste ricordarlo abbastanza bene; alle polveri bagnate di Llorente corrisponde la graduale esplosione di Alvaro Morata, trascinatore della Juve in Champions League, mentre a fare le veci della quarta punta viene richiamato in inverno Alessandro Matri, giusto per regalarsi una notte da protagonista nella finale di Coppa Italia. Quarto Scudetto consecutivo, decima Coppa Italia e finale di Champions league: annata oltre ogni più rosea aspettativa estiva, con buona pace del dimissionario Antonio Conte.

E Falcao? Già il giorno del suo arrivo all’Old Trafford, per 12 milioni di euro di prestito oneroso e addirittura 55 di riscatto non obbligatorio, diversi media britannici si interrogavano: è un colpo galactico in stile Real o una spesa folle della quale lo United non aveva bisogno? Il Tigre è chiaramente condizionato dai postumi della rottura del crociato rimediata nella stagione precedente, ma Van Gaal pare voler puntare forte su di lui e, dopo averlo fatto esordire a metà settembre, lo schiera titolare per tre gare consecutive, venendo ripagato con due assist e un gol, in un’azione da Benny Hill.

La convivenza con un’altra punta pura come Van Persie nello strano 4-3-1-2 di Van Gaal non è semplice, e a mettere i bastoni tra le zampe del tigre è un nuovo infortunio, stavolta alla coscia, che lo metterà fuori causa per i big match contro Chelsea, Arsenal e City. Un’altra delle porte scorrevoli della carriera del colombiano, che al ritorno in campo dopo un periodo di rodaggio viene ancora provato con insistenza dal 1′. Una forma fisica mai ottimale, i cervellotici moduli di Van Gaal e l’instabilità dell’ambiente United sono i fattori che gli impediscono di imporsi, e in 8 gare su 9 da titolare realizza giusto tre reti relativamente facili, senza mai dare l’impressione di spaccare il mondo che destata dalle sue prestazioni con la maglia dell’Atletico Madrid non molto tempo prima. A metà febbraio il Manchester United comunica che non eserciterà l’opzione di riscatto sul suo cartellino: di lì in avanti Falcao sparisce quasi completamente dai radar, umiliato con scampoli di partita e appena 2 gare da titolare nelle ultime 11. A Manchester il Tigre sembra aver perso i suoi artigli.

Estate 2015, tempo di valzer d’attaccanti in casa Juve: salutano Tevez, Llorente, Coman e Matri, entrano Mandzukic, Dybala e Zaza, quest’ultimo già di proprietà bianconera. I nuovi innesti trovano, chi prima chi dopo, la loro dimensione, coerentemente con una Juventus che nel primo periodo fatica come non le accadeva dai tempi di Ferrara e Delneri, per poi esplodere alla distanza e tornare la solita macchina da guerra; per contro Morata, atteso al definitivo salto di qualità, non riesce a imporsi del tutto e nelle gerarchie finisce dietro alla più affidabile coppia Dybala-Mandzukic, tornando micidiale solo quando sente la musica della Champions. Il vero crack della stagione è proprio Paulo Dybala, 23 reti nella prima stagione in bianconero, Mandzukic si rivela degno gregario e fastidiosissimo apriscatole, mentre Zaza è la variabile impazzita da inserire negli ultimi scampoli di gara, per informazioni citofonare Pepe Reina. L’incredibile rimonta bianconera si conclude con il quinto Scudetto consecutivo e l’undicesima Coppa Italia, mentre il cammino europeo della Juve si conclude col maledetto ottavo contro il Bayern di Guardiola.

Ai successi della Juve non corrispondono quelli del mancato sposo Falcao, nel frattempo passato da Manchester a Londra, sponda Chelsea, ancora in prestito con diritto di riscatto (abbassato a 50 milioni). Mourinho afferma di volerlo riportare ai fasti di Madrid, la missione è complicata dato che El Tigre è di fatto la riserva di Diego Costa, ironicamente proprio colui che lo sostituì nell’Atletico Madrid, quando il colombiano era ancora considerato il miglior 9 del pianeta. Alla quarta giornata, da subentrato, arriva il suo primo gol in maglia Blues, che non evita la sconfitta del Chelsea contro il Crystal Palace. Resterà l’unico.

A inizio ottobre Falcao scende per la prima volta in campo da titolare, senza lasciar traccia nel crollo interno col Southampton che lascia presagire la travagliatissima stagione del Chelsea; il colpo di grazia alla sua esperienza in Premier League lo assesta il nuovo infortunio alla coscia rimediato a novembre, che tra complicazioni e ricadute lo terrà fuori dai giochi fino ad aprile, quando vede il campo per la prima e unica volta sotto la gestione Hiddink. “E’ stato terribile, ho pensato di smettere“, dirà Falcao mesi dopo.

Il resto è storia recente: la Juve è forzatamente costretta a rinunciare a Morata e si consola con Gonzalo Higuain, colpo dall’impatto sportivo, emotivo e mediatico ancora da comprendere appieno, mentre Falcao torna quasi controvoglia al Monaco, riscoprendosi a sorpresa bomber implacabile, ad oggi autore di 28 reti in tutte le competizioni. Già a segno nei preliminari di Champions League e man mano sempre più sicuro dei suoi mezzi, nonostante la coscia torni periodicamente a tormentarlo, El Tigre torna a ruggire; a sancirne la definitiva rinascita la pazzesca rete negli ottavi di Champions contro il Manchester City, un gol che poteva essere segnato in qualsiasi modo, ma che solo e solamente il centravanti colombiano poteva pensare e realizzare così.

Oggi la Juve e Falcao si trovano uno di fronte all’altro, ma cosa sarebbe successo se quel giorno l’attaccante avesse deciso, con un coup de théatre, di decurtarsi lo stipendio e abbracciare la causa bianconera? Ovviamente possiamo solamente fare ipotesi più o meno plausibili; se Falcao avesse reso come nella sua prima stagione in Inghilterra, condizionato dall’infortunio, probabilmente la Juve avrebbe rinunciato all’onerosissimo riscatto, rispedendolo a Monaco. Diversamente, qualora El Tigre si fosse ripetuto sui livelli visti a Madrid, difficilmente avremmo visto in bianconero Mandzukic (improbabile immaginarlo lasciare l’Atletico per fare da riserva a un suo coetaneo) e Higuain, e non è detto che avremmo assistito alla maturazione di Morata, che ha sfruttato lo spazio concessogli da un incerto Llorente, altro che probabilmente avrebbe salutato la Juve anzitempo. Certo, le coppie Tevez-Falcao e Dybala-Falcao non possono che stuzzicare l’immaginario di ogni tifoso, ma oggi che Radamel è dall’altra parte della barricata il pensiero non può che spostarsi velocemente sul presente. Far ricredere il colombiano che pochi anni fa ci rifiutò gentilmente non è che una piccola goccia in un mare ben più vasto e importante chiamato Europa.