Situazione Juve attuale: Sarrismo in pieno stato di avanzamento

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Mario Pucciarelli

Siamo passati dall’esecrazione all’esaltazione in pochi giorni. In verità, non va dato credito né a una né all’altra effervescenza. Sono le punte estreme di un’ attitudine classica del tifoso medio, abituato a giudicare secondo l’emotività del momento e del risultato. Era palese che nel dopo Covid si fossero arrugginiti i meccanismi che Sarri era riuscito faticosamente a determinare fino allora. E la prestazione cristallina con l’Inter rimase la cartina di tornasole di questo “work in progress”.

Ora è del tutto vero che esistono delle criticità che , in ampia prospettiva, andranno rivedute. I movimenti della dirigenza sul mercato operano nella direzione di perfezionare il giocattolo, e dimostrano, ad ogni buon conto, la convinzione per Agnelli e soci di aver imboccato un percorso nuovo, con una filosofia e una mentalità di gioco diversa. Vincere convincendo, perché se convinci puoi fallire una , due volte, ma alla terza fai centro. Negli ultimi anni risuonano gli echi di una Spagna che attraverso il gioco e i campioni ha dominato lo scenario (due europei e un mondiale). Poi è toccato al Barcellona e al Liverpool. E anche su un piano meno scintillante, la Nazionale di Deschamps (una finale europea e un mondiale) il Real di Zidane (tre Champions) pur affidandosi a un gioco più duttile e senza fronzoli, hanno preferito attaccare e diventare, in qualche misura, padroni del campo.

La Juve di questi anni ha evidenziato una tale cifra solo a fasi intermittenti e questo, al di là di due finali raggiunte che però lasciano l’amaro in bocca, è un dato insoddisfacente, tenuto conto del dominio nazionale e degli organici considerevoli sui quali ha potuto far leva. Con Sarri ha avuto inizio la svolta, e quando si cambia, si sa, le “crisi di rigetto” sono inevitabili. Per cui tutto avviene secondo i piani e nonostante qualche contraccolpo, la macchina regge viaggiando con una media di 2,5 punti a partita (in proiezione 95 punti). Mentre in fase difensiva, a dispetto di qualche vacillamento iniziale di de Ligt, il Comandante sembra aver trovato la quadra (miglior retroguardia del torneo), i nodi vengono dal centrocampo, poco fluido nel fornire le punte, scarsamente incline alla velocizzazione della manovra necessaria per propiziare gli inserimenti in verticale senza palla. E tali difficoltà si sono appalesate segnatamente contro le difese asserragliate di Lione, Napoli e Milan.

Ma i segni del cambiamento ravvisabili nel computo complessivo del possesso palla, delle conclusioni a rete, della presenza nella metà campo avversario e di altri parametri molto graditi alle ubbie tattiche sarriste, si confermano come un fatto incontrovertibile. Manca , come detto, la brillantezza vista a Napoli fin da subito nel primo anno, che però, giusto rammentarlo, ha giovato del “tirocinio” biennale beniteziano (altro offensivista). Difficile vaticinare gli eventi e preferiamo non consultare gli oracoli: ma, in ogni caso, sarebbe legittimo vagliare questo come un anno transitorio che, ci si augura, dia l’abbrivio a quello successivo con una Juve ai nastri di partenza più collaudata e gravida di certezze.

Perseverantia omnia vincit.


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