Romanzo Champions: Sipario. All’anno prossimo e su la testa

di Leonardo Dorini |

Primi di marzo, e ritorno degli Ottavi; ormai le stagioni sono scandite dalla competizione maledetta, la Champions.

Contro la Lazio era stato un buon viatico, una prestazione tosta quando sembravamo in balia dei biancocelesti della Lazio (e vittima di alcune avversità, diciamo così); ma dopo sono usciti il carattere e la tigna, non senza qualche buona geometria, qualche idea nuova, la sensazione di una “quadra” trovata.

Poi è stata subito vigilia, ansia, per questo Juve-Porto: “E’ come una finale”, “Ci giochiamo la stagione”, e via di commento un po’ agitato; lo scudetto pare ormai vicino a cucirsi sulle maglie della squadra di Antonio Conte ed effettivamente questa aveva l’aria di essere la partita che sposta la valutazione della stagione 2020/21: con la Supercoppa in bacheca, mentre il quinto posto in campionato, e l’Europa League, si vanno allontanando (e speriamo sempre di più) e la finale di Coppa Italia da giocare, il Quarto di finale sarebbe stato un passo deciso verso un anno di transizione positivo, verso una nuova certezza di tornare vincenti, speriamo già il prossimo anno. Ma niente da fare, ci fermiamo agli Ottavi e la transizione è più opaca, più triste.

La partita di Serie A della vigilia, Inter-Atalanta, ci aveva mostrato come avrebbe giocato il Porto: una linea di 5 e poi una di 4 a difesa della propria porta; invece è una linea da 6 quella dei portoghesi, con ripartenze rapide che mettono in difficoltà i nostri; come con il Lione lo scorso anno, si mette subito male con un rigore contro (il solito Demiral che non riesce mai a fermarsi in tempo); ora bisogna segnarne tre e chissà come possiamo fare, con nove di loro in 20 metri. Eppure.

Dopo essere andati sotto c’è nervosismo, fretta, approssimazione, loro per una buona mezz’ora ci fanno vedere i sorci verdi tirando tante volte in porta; noi ci capiamo ben poco. E’ una di quelle partite che già pensi di sapere come vanno a finire, in un lento scivolare verso l’uscita di scena…e invece no, la Juve che torna in campo, come si dice, “è un’altra squadra”, veloce dinamica, profonda. E c’è un uomo che non finisce di stupire, il numero 22, doppietta, “tutto pari, tutto pari, tutto pari” dice Trevisani da Sky.

Questa competizione è incredibile, i famosi “momenti della partita” si alternano, sembrano molte gare in una: è un assedio, dai ragazzi, che ce la facciamo! E’ questa la sensazione di tutti, quella che ne facciamo un altro, forse altri due. Le occasioni ci sono, ancora con Chiesa, con CR7 di testa che incredibilmente la mette fuori, con la traversa presa da Cuadrado al 92 che trema ancora, ma c’è un inedito: si va ai tempi supplementari, che noi sinceramente non ricordiamo (ma il cronista Sky dice che è successo 6 volte, 3 siamo passati, 3 no).

L’altalena dei supplementari ce la ricorderemo per molto, con il pareggio preso su punizione, una capocciata di Rabiot a regalarci altri 5 minuti di speranza e un paio di azioni concitate sottoporta; siamo fuori, come l’anno scorso a reti pari, ma qui non conta, questa è la Champions, mica il torneo di paese.

Cosa possiamo scrivere ancora, noi del Romanzo del Calcio, su questa competizione? Noi, che dopo il primo tempo eravamo pronti a commentare un’altra mesta uscita di scena, come l’anno scorso e l’anno prima, con squadre sulla carta abbordabili. Noi che poi abbiamo visto una squadra aggressiva e spietata per mezz’ora, che ha fatto 15 tiri in porta ma non ha trovato il gol decisivo. Non ci siamo arresi, neanche dopo il pareggio, ma ora siamo fuori. E cosa dobbiamo dire di questo non vedere, ormai da tre anni e tre allenatori, una squadra in grado di dominare con sicurezza? Dobbiamo fare, di nuovo, riferimento alla “coppa stregata”? Ci sembra ormai un disco rotto, lasciamo perdere dai.

Cosa resta, ai tifosi, di tutto ciò? A noi, l’orgoglio di essere costantemente a giocarsi queste partite incredibili. E’ poco, lo sappiamo, ma ci basta. All’anno prossimo e forza Juve!


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