Simpatico Sarri che adesso aspetta la Juve

di Michael Crisci |

Una delle conseguenze di un monopolio, di un dominio, è quello di affascinare anche i propri nemici, sia quelli passeggeri, che quelli acerrimi. Maurizio Sarri, per 3 anni, ha svolto tale ruolo con grande naturalezza; alle davvero ottime cose proposte dal suo Napoli, hanno spesso fatto seguito lamentele e prese di posizione piuttosto ambigue, anche al di fuori del confronto con la Juve. Sarrì è così, un allenatore eccellente, molto grezzo e spigoloso, con un carattere che lo porta spesso allo scontro con l’ambiente esterno, ma che quest’anno ha portato problemi anche all’ambiente interno, al Chelsea, contesto già esplosivo di suo.

I risultati, Finale di Coppa di Lega, terzo posto in Premier (con annesso ritorno in Champions), Finale di Europa League, da giocare in Azerbaijan alla fine di maggio, non sono serviti a confermarlo sulla panchina londinese. Fatale il febbraio-marzo durissimo, irto di sconfitte pensanti, e incomprensioni palesi (come quelle con Kepa a Wembley). Lampard è già pronto a prendere il suo posto, e Sarri ha già un paio di offerte interessanti dall’Italia (Baldini lo ha incontrato per conto della Roma). Ma si è palesato anche l’interesse della Juventus.

Sarri non rappresenta il piano A, nemmeno il piano B, forse il piano C. E’ un’alternativa paracadute, coerente con l’idea che Nedved e Paratici vogliono perseguire, quella di un cambio di filosofia. La notizia è che Sarri ha deciso di aspettare la Juventus. La vecchia nemica che ammalia ha fatto breccia nel sessantenne, che non vuole farsi sfuggire l’occasione di una vita.

Nedved e Paratici pare essere sempre stati prodighi di ammirazione nei confronti della proposta calcistica del suo Napoli, e fa sorridere quanto la sua figura e il suo calcio siano clamorosamente antitetici alla figura e al calcio di Massimiliano Allegri, mai tenero con la retorica del “bel gioco, ma 0 vittorie“. “Se sei bravo, vinci, se non sei bravo, non vinci“. Questo il mantra del livornese.

E chissà che il tecnico napoletano, ma toscano d’adozione, non possa essere attirato dal raccogliere il guanto di sfida, per dimostrare che anche lui può diventare “bravo”, ma alla sua maniera.

La Juve ha un piano A, Pep Guardiola, e un piano B (Antonio Conte), ma Sarri viene subito dietro, e ha deciso di aspettare. Sperando, coltivando un sogno, sognando una rivincita


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