Silenzio a Firenze

di Giulio Gori |

Silenzio. Fare finta di nulla. Minimizzare. Quasi si trattasse di una innocua amichevole estiva. Juventus-Fiorentina, in scena sabato sera allo Stadium, è la partita che non esiste. Tutto parte da gennaio, quando i viola a sorpresa viaggiano nelle posizioni alte della classifica e Paulo Sousa chiede a gran voce dei rinforzi di peso. A parte il discreto Tello, arrivano Zarate e Benalouane, due fantasmi. La Fiorentina, senza ricambi, sprofonda. Il ds Pradè se ne va. Ritorna Pantaleo Corvino, che promette giovani talenti e convince Sousa a restare. Ad agosto inoltrato ancora nulla, neppure un giovane Joao-qualche-cosa o uno sconosciuto che finisce per inho, giusto per far sognare i tifosi. Buio pesto. Così, per una volta anche i gobbi di Firenze sono spaesati, nessuno gli rivolge uno sfottò, figurarsi gli insulti. Silenzio. Neanche una parola sulla pancetta di Higuain! Persino i giornali scelgono il basso proilo, si concentrano sulle Olimpiadi e su «la Toscana che ha più medaglie dell’intero Brasile».

E Paulo Sousa arriva a dire l’indicibile, parla della partita delle partite sperando che sia l’occasione che fa scattare «la scintilla per ritrovare l’entusiasmo». Siamo al revisionismo storico: il «possiamo perderle tutte, ci basta vincere con i gobbi» degli ultras viola, il «non è una partita è un esperienza mistica» di Matteo Renzi sono concetti che non esistono più. Se per i viola una volta la partita con la Juve era l’unica ragione di esistere e il resto era solo il contorno, oggi il match dello Stadium diventa al massimo lo strumento per darsi la scossa in vista degli impegni successivi. Possibile che il mondo si sia ribaltato? Chi conosce Firenze sa che 48, o magari 24 ore prima della partita, gli sfottò, le offese, le provocazioni, le dichiarazioni di guerra comunque ripartiranno. È la natura delle cose. Ma sa anche che di norma le litanie sui gobbi partivano con un mese d’anticipo. Insomma, non c’è neanche più soddisfazione. Meno male che Sousa forse un assist ce lo farà: vista la scarsa vena di Ilicic, sta valutando di mettere nell’undici titolare quel Pepito Rossi che fu protagonista dello storico 4-2 del Franchi. Forse lui, forse la sua presenza, almeno quella, risveglierà la «poesia» che un gobbo di Firenze rimpiange. Eh, i bei tempi in cui eravamo ladri!

Per capire che aria tira a Firenze, il capolavoro l’ha scritto qualche giorno fa su Facebook l’ex assessore comunale Massimo Mattei, che da un po’ di tempo diletta la rete riportando i dialoghi surreali con la moglie (da lui ribattezzata «I’ Masala»), malata di Fiorentina e di sboccata fiorentinità:

«Mi sembra leggerina questa Fiorentina nel precampionato non trovi?», attacco discorso perché non la vedo serena.
Silenzio.
«No, intendevo dire che la spinta propulsiva che nell’autunno scorso vi portò ad essere capolista si sta esaurendo. Non trovi?», rubo perfino le frasi a Berlinguer per spingermi su terreni a lei congeniali.
Silenzio.
«Ed una campagna acquisti senza un nome di rilievo comporta un distacco tra la base cioè la tifoseria ed i vertici cioè la proprietà dei Della Valle. Non trovi angiolino delle nostre sudate vacanze?», mi sono sentito anche le trasmissioni radiofoniche per essere aggiornato ed adesso so tutto.
Silenzio.
«E l’affaire Antognoni non aiuta. I simboli sono importanti. I Della Valle mi ricordano un po’ Occhetto nella loro furia iconoclasta. Senza la storia non siamo niente. Non trovi amore grande?».
Silenzio.
«E la cronica mancanza di un terzino non…».
«Basta! Mi hai sfrantumato le palle. Ma che ti cheti due minuti. Due minuti solo chiedo. Poi magari ricominci. Ma i’ che ho fatto di male per sentire paragonare appena alzata i Della Valle ad Occhetto? E le spinte corrosive ma che cazzo sono? Maremma impestata del giorno che t’ho conosciuto».
«Propulsive tesoro, propulsive, non corrosive».
«Zitto. Ti ho detto di stare zitto. Non parlare».
«Ma tra moglie e marito il dialogo è importante dolcezza mia…».
«Zitto. Due minuti. Zitto te, la base ed i vertici di stocaz…».
«Ma amore, queste parole via…».
«Zitto. Lasciami soffrire».
«Capisco».