Siamo tutti Kean, e perché Bonucci sbaglia

di Sandro Scarpa |

Moise Kean in questi mesi è stato perfetto, in campo e fuori, per gol, professionalità e comportamenti.

A Cagliari ha sbagliato controlli e tocchi, ma si è mosso bene, è rimasto vivo, anche quando ha sprecato un paio di occasioni è stato comunque pericoloso, concentrato, pronto. Per un talento predestinato era questione di tempo metterla ancora dentro. 7 gol alla sua sesta tra Juve e Nazionale.

A quel punto, quando si è fermato davanti a quei tifosi che (in parte) l’avevano molestato per tutta la gara, con indegni buu, si è temuto potesse reagire in modo eccessivo, ancorché comprensibile.
Invece Kean è stato “perfetto”: fermo, braccia aperte, sguardo serafico e non sbruffone, non rabbioso. Eccomi, sono qui, forte, positivo, faccio ciò che mi rende speciale, rispondo sul campo al vostro atteggiamento. Un giovane simbolo di forza e bellezza, ciò che c’è di bello e consapevole nel nostro calcio e del nostro Paese, contro ciò che c’è di più odioso e indecente. Come un cristo che porge la guancia serena del suo talento.

Allora perché Bonucci, in modo paradossale e contro-intuitivo, lo bacchetta? Perché, in modo smorzato, anche Allegri, così come Condò nello studio Sky, stigmatizzano quella sua esultanza?

Dopo quei cori, in uno stadio che già l’anno scorso aveva attaccato Matuidi, sarebbe stata umana anche un’esultanza “alla Ronaldo” contro i tifosi Atleti: dopo 80′ di buu, segno e ti esulto in faccia.

Bonucci (ed in parte Allegri e Condò) sbagliano a censurare Kean, dando in qualche modo la stura alle allucinanti dichiarazioni di Giulini. In quel momento eravamo tutti Adani, così schifato e indemoniato, da lasciarsi andare a parole durissime.

Perché un compagno di squadra navigato e iper-protettivo come Bonucci sbaglia? Perché un allenatore sempre impeccabile ai microfoni e un giornalista lucido, sempre corretto, pur condannando “quegli imbecilli“, parlano di “atteggiamenti di Kean da smussare

Le parole esemplari di Chiellini, rendono forse più comprensibili quelle di Bonucci.
Eccole:
Moise è un patrimonio del calcio italiano, un ragazzo d’oro che sta facendo tutto il meglio quindi non deve uscire per quello che non è. Ho rivisto le immagini, perché dal campo non ti rendi neanche conto bene e non ha fatto niente. Passata stasera, si deve pensare a Moise come a Zaniolo, Chiesa, Barella, una figura positiva del calcio, perché se lo merita. E non si meritava gli insulti ricevuti”.

Moise è di tutti, una figura positiva, dopo stasera DEVE passare come quello.
E: “dal campo non ti rendi conto, ma rivedendo le immagini, lui non ha fatto niente

Chiellini, come Bonucci e Allegri, conoscono da vicino, la parabola di Balotelli, giocatore e uomo DIVERSISSIMO da Kean, per doti, indole e atteggiamenti.
Sanno però che, inevitabilmente, Moise è già incasellato in quella stessa cornice. Per il tritacarne mediatico che offre narrazioni ottuse e semplicistiche, Kean è già “Balotelli 2.0″, per impatto mediatico e capacità di assurgere, suo malgrado, a emblema contro il razzismo dilagante o strisciante.

Sanno che Balotelli è stato, per sue mancanze, schiacciato dalla sua stessa immagine di simbolo divisivo.
Kean è diverso. Chiellini, così come Bonucci, gli hanno consigliato di restare alla Juve, di respirare con calma una scuola tecnica, tattica e mentale, che può tutelarlo, renderlo ancor più forte -dentro-.
Bonucci (e Chiellini) difendono Kean come fratelli maggiori da questo tritacarne e, quando (da dietro), lo vedono esultare davanti alla curva dove erano assiepati anche chi ha paura e odio per la forza, ma soprattutto per la pelle di Kean, hanno un déjàvu: un uomo che fa parlare di sé non come “figura positiva, italiana, a 360°“, ma come simbolo di scontro, di esultanze provocatorie, di rottura.

Sanno che Kean non è Balotelli, lavora, impara, attende in modo corretto, “non merita gli insulti (come tutti)”, non merita di essere un simbolo di contrapposizioni, fenomeno sociale, ma figura positiva, come gli altri, come quelli dalla pelle bianca. (medievale ricordarlo nel 2020 ma così è, purtroppo).

Bonucci sbaglia, travisa l’esultanza e concettualmente commette l’errore di esporre pubblicamente un pensiero paternalistico, con toni eccessivi, quasi sbalorditivi e raccontati (sui media europei) come parziale apologia del razzismo.
Bonucci parla troppo e male quel chiarimento doveva avvenire negli spogliatoi-, lo fa per istinto di protezione e affetto per Kean: “deve esultare coi compagni, snobbare i tifosi che lo insultano”. Detto da chi esulta in modo raccontato come provocatorio, da chi in carriera ha avuto reazioni smodate e incontrollate, suona molto stridente.
Allegri sbaglia in parte, in modo paternalistico, vuole un ragazzo che cresca senza eccessi, senza apoteosi che possano rendere, per contrasto, apocalissi quei normali bassi che aspettano Kean: “deve maturare senza esultanze, senza colpi di tacco, senza esalazioni”. È un papà troppo prudente, con troppi lacciuoli ad un talento deflagrante, lo fa “perchè conosce i giovani“, ma ogni giovane è diverso.

Sbagliano perché, tutelando Kean, chiedendogli un’atarassia trascendente rispetto a quanto subito, finiscono per fare il gioco di chi racconta Kean come simbolo di contrasto e figura di rottura.

Nessuno (ad es.) si sarebbe sognato di stigmatizzare la reazione di Matuidi, uomo che storia ed un’esperienza mondiale, furioso e incontrollabile per quei buu; nessuno si sognò di criticare oltremodo le reazioni di Koulibaly, di Boateng, di altri uomini molto più maturi ed esperti di Kean, che invece ha avuto una compostezza infinitamente migliore.

Si può sbagliare per troppo affetto, troppa tutela, troppa prudenza, ma si sbaglia.

Perfetto invece Chiellini, che pubblicamente rivendica il valore positivo ed universale di Kean e magari in privato si sarà chiarito con lui per quella esultanza forse travisata in campo.