Siamo tornati a tifare (catenaccio e contropiede)

di Juventibus |

Esulto più quando spazziamo un pallone nelle praterie deserte della metà campo avversaria che quando facciamo goal. Sì, è così, giuro.

Sarà che sono vecchio, sarà che ho sempre negli occhi (imprinting mai sopito) la Juve di Lippi, sarà che quando sento dire che Bentancur è forte penso che Tacchinardi meritasse il Pallone d’Oro, sarà che penso che il Tiki-Taka abbia rovinato irrimediabilmente il calcio, sarà che quando sento costruzione dal basso accuso un malore, che quando vedo battere il terzino appoggiandosi dentro la propria area al povero difensore che la riappoggia al portiere il malore si aggrava, sarà che quando vedo il portiere toccare più palloni dei centrocampisti il malore si aggrava ulteriormente e vengo trasportato d’urgenza nel policlinico più vicino… insomma, non lo so, sbaglierò io, per carità.

Eppure, nonostante l’iper-complicazione del calcio contemporaneo, fatto di dati-statistiche-allenatori in seconda con auricolare e microfono, ci sono cose talmente semplici che possono essere capite persino da noi tifosi, persino seduti in punta al divano, distrutti dalla tensione: hai difensori forti e rocciosi, non hai il centrocampo, hai attaccanti (Kulu, Chiesa, Morata, Ronaldo) forti in contropiede… come bisognerà mai giocare? Timidamente (lo faccio da fine agosto) propongo: tutti dietro e contropiede.

Per fortuna, dopo qualche esperimento di troppo, Mister Pirlo si è ricordato che, in appendice alla sua tesi discussa a Coverciano, c’era una nota che recitava più o meno così: “in caso i miei princìpi non si possano applicare per mancanza di giocatori adatti, tutti dietro e contropiede”.

Ma non è bastato, il Mister ancora tentennava. Ed ecco allora il vero retroscena, non quelli che di solito si leggono sulle pagine web dei quotidiani sportivi; ecco che cosa DAVVERO si sono detti negli spogliatoi, dopo la partita con l’Inter in campionato. Ha preso la parola Chiellini, portavoce di un pensiero condiviso: «Mister, ti va se proviamo a vincere il decimo scudetto? Sì? Ecco cosa dobbiamo fare: stiamo tutti dietro, zero energia sprecata, zero tattica cervellotica. A centrocampo devono giocare questi, in avanti questi, dietro ci alterniamo. Tutti dietro e contropiede. Mister, ma hai visto i nostri avversari? Ma ti pare? Dai su, proviamo a rimetterci in carreggiata». E’ chiaro che si tratta di una mia ipotesi, o almeno mi piace pensare che il dialogo sia stato più o meno questo…

E così è stato. Totale: settecento vittorie consecutive, zero goal subiti, Supercoppa vinta, finale di Coppa Italia raggiunta, distacco dalle prime accorciato.

Ebbene sì, mentre ancora sogno di rivedere un giorno un calcio dal terzino a campanile, sparato nella trequarti avversaria, indirizzato su una punta di un metro e novanta che la spizza e fa a sportellate; mentre ancora sogno spazzate e lanci lunghi, ammucchiate in area e battaglie a centrocampo; mentre ancora sogno calci d’angolo battuti tagliati e forti in mezzo all’area, senza che si ricorra allo stramaledetto scambio col compagno vicino; mentre ancora mi commuovo per uno zero a zero… mi godo la Juve delle ultime partite e, sì: esulto più quando spazziamo che quando facciamo goal.

di Simone Cutri