Se la perdi ti cancello – Siamo juventini o no?

di Sandro Scarpa |

 

Premessa: non sono abbonato, non spendo migliaia di euro per le trasferte, riesco a vedere -per la distanza – 2-3 volte la Juve a stagione, non compro mai la maglia, nè i gadget, non è mio interesse rilasciare patenti o licenze, non seguo una linea editoriale (non esiste, se non unire qualità, competenza, curiosità e interesse), non ho mai avuto contatti con la società né mi interessa;

Premesso questo posso dire: la maggior parte dei tifosi Juventini dopo Cardiff è impazzita, ha sbroccato, sragionato e soprattutto, non è stata Juventina.

Vincere è l’unica cosa che conta. Per cui, se sei la squadra che ha perso più finali di Champions, alla tragedia emotiva si aggiunge anche una strisciante crisi di identità.

Al contempo, ogni Champions è diversa, come diverso il peso specifico che la Juve ha avuto negli ultimi decenni in Europa. Il ko da “sfavoriti” con l’Ajax di Cruyff è simile a quello col Barca di Messi, il ko da favoriti con l’Amburgo di Magath è ancora peggiore di quello col BVB di Sousa e Riedle e così via.

Siamo tifosi, soffriamo. Ci sta. Se fossimo storici ed osservatori neutrali e distaccati, se analizzassimo in modo diacronico come ci si è arrivati a questa finale non dovremmo affatto parlare di flop.

Nei 3 anni di Conte si è ricostruita una squadra dominante in Italia che, per ovvie ragioni, era solo tra le top 20 in Europa, anni luce dietro Real, Barca e Bayern, ma anche dietro Atletico, PSG, City, Arsenal, Borussia ed altre.

Nei 3 anni di Allegri, grazie a società e crescita continua, siamo arrivati 2 volte in finale bruciando le tappe (unici dietro Real e Atletico), abbiamo eliminato Real (unici in 4 anni) e Barca e giocato alla pari col Bayern.

Ora siamo ancora sotto Real, Barca e Bayern, ma ce la giochiamo con loro (a seconda di forma ed episodi) e siamo sopra Atletico, PSG e inglesi, pur avendo solo il 10° e ora 8° fatturato in Europa (e non facendolo più pesare come alibi); fatturato sempre in crescita nonostante il sistema calcio italiano con un governo federale avverso, e senza tornare in passivo ma anzi investendo in nuovi asset strategici.

Basta notare come i bookmakers posizionavano la Juve in questi anni prima dell’inizio della CL: il primo anno di Conte al 20° posto; il secondo anno al 15°; il terzo anno -con Allegri- stabili al 14° poi, dopo la prima finale, al 10°; l’anno scorso al 7° e quest’anno (quote appena uscite) per la prima volta siamo QUARTI (dati 1 a 10) dietro la solita triade (Barca, Real e Bayern, dati a 6, come negli ultimi anni). I bookmakers sono più obiettivi e lucidi di tifosi e giornalisti, perché se sbagliano, ci rimettono soldi.

Ricapitolando, siamo arrivati ai quarti contro un Bayern ingiocabile (partendo da 20°), usciti male contro il Galatasary, poi arrivati in finale contro un Barca ingiocabile (partendo da 14°), usciti per un pelo agli ottavi col Bayern (partendo da 14°), e poi ancora in finale, con un percorso più convincente ed autorevole, perdendo col Real e partendo da 7°. Quest’anno ripartiamo da 4°.

Intanto dominavamo in Italia con 6 Scudetti e 3 double (mai successo nei principali tornei mondiali).

Uno storico, un bookmaker, direbbe che la rotta è ASSOLUTAMENTE quella giusta: crescita sul campo, crescita economica, crescita nella considerazione, crescita nel ranking europeo e, tatticamente, un ibrido sempre più convincente tra la compattezza difensiva, la tecnica e le qualità offensive.

Nessuno sfascismo, nessuna maledizione.

Non è secondario poi ribadire che negli ultimi 3 anni abbiamo cambiato tantissimo.
– Il primo anno abbiamo cambiato l’allenatore al 14 di luglio.
– Il secondo anno via Pirlo, Tevez e Vidal.
– Il terzo anno via Pogba e Morata.

Va ricordato che la Juve di Cardiff era diversa per 8/11 (tranne Buffon, Barzagli e Bonucci) rispetto agli stessi 11 del Real (Isco al posto di Bale) eliminati 2 anni fa e rispetto agli stessi 11 del Barcellona di Berlino, eliminati quest’anno. Altra notazione importante: negli ultimi 9 anni, cioè da quando Messi (5) e Ronaldo (4,5…) si spartiscono palloni d’oro, il Barca ha vinto 3 volte la CL, il Real altrettante e le uniche ad aver interrotto la supremazia sono: Inter, Chelsea e Bayern Monaco. Ma attenzione, tutte queste 3 hanno incontrato e battuto SOLO il Barcellona e non ANCHE il Real Madrid. Nessuna vincitrice di Champions ha battuto nella stessa stagione le due spagnole. Chi invece ha incontrato entrambi o ha perso o è riuscita ad eliminarne solo una, perdendo poi la finale con l’altra (solo noi e l’Atletico). Insomma, se non sei Barca e Real, puoi vincere la CL battendone una e attraversando un trimestre di forma fantastico battendo poi una squadra “giocabile” nella finale secca (due volte il Bayern e una volta il Dortmund).

Dopo Cardiff la Juve ha riconfermato la guida tecnica e Buffon ha dissipato dubbi sul suo addio, anticipando in modo netto i saluti (al contrario delle ambiguità di Del Piero e Totti).

La strada sembra quindi ovvia e rosea: continuare ad innestare giovani di livello o ottimi calciatori (Dybala, Sandro, Pjanic, Higuain), ad importare mentalità vincente (Evra, Khedira, Mandzukic e Dani Alves), e per la prima volta negli ultimi tre anni, abbiamo la possibilità di migliorare senza ripartire daccapo.
Rendere onore e gloria a Buffon (40), Barzagli (37) e Licht (34), con quest’ultimo indiziato di addio, salutare riserve mai o non più all’altezza (Sturaro, Lemina, Rincon, Asamoah) e migliorare nei due ruoli di movimento in cui c’è più margine (Khedira, Mandzukic) con giocatori di livello e riserve giovani e forti.

Avanti così. Tutto, razionalmente sarebbe fantastico.

E invece no. Cardiff è stata salutata come una tragedia che ha innestato discorsi illogici, insensati. Si è partiti da grandi temi universali come il “blocco mentale“, il doveroso “cambio di rotta” e il classico “la maledizione delle finali“, andando oltre con il “vergognoso non scendere in campo dei nostri nel 2° tempo“. Poi si è passati ad analisi psico-fisiche come “i volti terrei e madidi di sudore“, “la troppa boria“, “la poca rabbia“, “il troppo ottimismo prima“, “la troppa paura di perdere poi“, per tacere della “lite negli spogliatoi“. Poi si è scesi nel dettaglio tecnico-tattico con la rottamazione dei “vecchi senatori in difesa“, gente che ha appena battuto qualsiasi record storico di A con 6 stagioni tra i 20 e i 26 gol presi (in una A mai così ricca di gol) e che avevano appena stabilito un record di Champions, frenando attacchi da 200 gol (Barcellona e Monaco), oppure la “scarsa qualità tecnica del centrocampo” quando, al netto della dominanza di Modric e Kroos (pure in difficoltà nel primo tempo) l’uomo dell’equilibrio e delle due CL di fila al Real è Casemiro.

Insomma, è stato vergognoso non battere un quasi 5 volte pallone d’oro da 30 milioni a stagione, vergognoso annichilire Messi-Suarez-Neymar e non farlo anche con Ramos-Kroos-CR7, vergognoso!!

Negli ultimi giorni la gran parte dei tifosi Juve ha oltrepassato il segno additando “le assurde dichiarazioni di Buffon e Chiellini“, la conseguente “scarsa mentalità vincente” o il sempreverde “noi soffriamo, loro se la ridono in vacanza” o peggio “guarda come sono fieri di un’Italia-Lichteinstein“.

Qui potrei calare un velo pietosissimo, ma non lo faccio. Accusare Buffon e Chiellini per le frasi, per la “scarsa mentalità” è indecoroso e ci catapulta in un ambiente incapace di ragionare, ricordare, analizzare e metabolizzare le sconfitte, quello sragionare che da decenni marca la differenza tra noi e (ad es.) la Roma o il Napoli, o le milanesi negli ultimi anni. Buffon e Chiellini, al di fuori del campo, hanno un tale spessore umano, una tale coerenza, voglia di vincere unita a cultura del lavoro, umiltà e consapevolezza, che ogni loro parola pesa come macigni e trasmette in modo netto e crudo lo stile Juve della filosofia della vittoria, sempre, nella buona e soprattutto nella cattiva sorte. Personalmente non transigo su questo.

Coda finale. La stessa gran parte del nostro tifo, al 12 giugno, si scaglia poi sulla presunta qualità (e tecnica) di uno dei nomi di mercato di cui si vocifera (N’Zonzi), sperticandosi in elogi di mercati altrui. Critiche alla dirigenza che in 6 anni non solo ha conquistato quei risultati sul campo -triplicando al contempo il fatturato- ma che ha infilato la più incredibile serie di operazioni low cost o a zero della storia recente (Pirlo, Barzagli, Llorente, Pogba, Coman, Khedira, Dani Alves), ad assicurarsi alcuni dei più desiderati (e costosi) giocatori degli ultimi anni (Vidal, Pogba, Dybala, Alex Sandro) e accaparrarsi in largo anticipo giovani dal potenziale enorme (lista troppo lunga).

E invece Cardiff (o meglio, quei perfetti 20 minuti di superiorità madridista a Cardiff) hanno avuto su molti dei nostri l’effetto di quell’aggeggio di Men In Black che elimina la memoria a breve termine, un neuralizzatore che ha fatto svanire 6 anni di A, 3 anni di Champions, mesi di percorso perfetto, di gratitudine, di trionfi, elogi, orgoglio e discorsi sensatissimi (un riferimento più colto sarebbe l’eliminazione selettiva di alcuni ricordi come in Eternal Sunshine of a spotless mind con Jim Carrey).

O semplicemente è stata come una botta di testa, per molti. Ragionare è facile quando si vince, non da tutti quando si prendono botte in testa.

Pace.