Siamo già fuori

di Giuseppe Gariffo |

Anche quest’anno la vinciamo l’anno prossimo.

Si, lo so. Siamo quelli del Fino alla fine. Quelli che l’anno scorso hanno sbattuto fuori l’Atletico partendo da 0-2. Quelli che hanno Cristiano Ronaldo. Le so tutte. So anche che 1-0 contro il Lione  lascia tutto aperto. Ribaltabile, ribaltabilissimo.

In teoria.

Fino a qualche settimana fa guardavo a questa Juve come una squadra da Champions. Spesso svagata, “morbida”, in campionato. Spesso tendente alla presunzione contro avversari sottovalutati, come accade a volte al Real nella Liga, ma impeccabile nelle partite più demanding. Ho pensato che avremmo approcciato il primo match europeo ad eliminazione diretta con altro spirito. Anzitutto per le motivazioni, intrinseche e storiche che questa competizione ci offre. E poi perché in Europa si gioca un altro calcio. Meno tatticismi, più proposta di calcio offensivo.

Dopo Juve-Ajax speravo che Allegri andasse via, perché ritenevo ormai scarica la sua proposta di calcio ed esaurito da un po’ il suo ciclo in bianconero. Non desideravo Sarri come sostituto, ma mi sono fidato della scelta della dirigenza bianconera. Ho pensato che sì, forse il tecnico toscano potesse essere la persona giusta per traghettare la Juventus verso una nuova idea di sé, improntata all’egemonia del gioco, al possesso palla per far male, all’aggressione alta.

Mai ho pensato, e neanche sperato, che diventassimo una replica del Napoli di Sarri. Speravo in meglio. E cioè che diventassimo un ibrido. Una squadra con una rinnovata capacità propositiva, che non tirasse in remi in barca dopo l’1-0. Ma che anche facesse tesoro delle esperienze passate, della capacità di gestire senza panico le situazioni di sofferenza. Quando devi rispettare l’avversario e metterti compatto dietro la linea della palla.

E un ibrido lo siamo diventati, in effetti. Ma al contrario. Nel peggiore dei modi. Abbiamo perso la solidità difensiva, che sembrava un patrimonio indissipabile, senza guadagnare in  produzione offensiva. Possesso palla lento. Mai palleggio rapido nella fascia “sovraccarica” per cercare il cambio di gioco veloce sul “lato debole”. Rara aggressione alta e feroce della difesa, che invece tende sempre più ad abbassarsi schiacciandosi passivamente. Siamo un “né carne né pesce”, un “vorrei ma non posso”, come definito da tanti. Alte percentuali di possesso palla, pochissimi tiri a partita, troppe palle gol concesse agli avversari. Che la colpa sia dell’allenatore che non adegua bene i concetti agli uomini a disposizione, o degli uomini a disposizione che “boicottano” l’allenatore, cambia poco. Quale delle due sia noi non lo sapremo mai, non siamo nello spogliatoio. E, comunque, quello di essere empatici, entrare nella testa nella testa e nel cuore dei calciatori, è uno dei compiti di un grande allenatore, cioè di un allenatore che sia all’altezza della Juventus.

Confidavo, tuttavia, nell’effetto Champions. Nelle motivazioni, nel desiderio di vincere quella coppa prima che, per ragioni anagrafiche, molti dei nostri non possano più riprovarci. Invece a Lione si è vista la sintesi di tutti i difetti di questa Juve. Primo tempo horror. Secondo un pò meglio, con tanti aggiustamenti tattici, ma comunque poco. Anche negli ultimi 10′ tanti pericoli potenziali e pochi tiri. Bisogna sempre sperare nell’invenzione dal nulla di Cristiano o di subire un fallo in area. Perché di tirare sembra che a tratti ci vergogniamo. E, se perdiamo un pallone, gli avversari con tre passaggi arrivano in porta.

Si può dunque affermare che al ritorno sia “ribaltabilissima”? Per me no, siamo fuori. Perchè non immagino oggi una Juve capace di segnare due gol al Lione senza subirne. Perchè dubito che, se ne prendesse uno, riuscirebbe a farne tre, il “tanto a poco” non sembra un’abitudine di quest’anno. Perchè la verità è che per adesso basta una squadra organizzata che corre per mettere la Juve in crisi. Ci sono degli appigli, è vero. C’è il 7, soprattutto. C’è lo Stadium, speriamo. Ma oggi vedo più probabile un deja vu di Juve-Benfica del 2014.

Non sono mai stato un fan dei “moriremo tutti”. Dunque spero tanto di sbagliarmi. Sarò qui, felice di prendermi insulti e retweet di scherno. Felicissimo, anzi. Ma perché accada non basterà una Juve normale (se per normale si intende la Juve media 2019-2020). Serve una rivoluzione copernicana da qui al 17 Marzo.


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