Si può pianificare una Champions?

di Sandro Scarpa |

Nel primo anno in cui Agnelli parla di Champions come obiettivo la Juve è uscita ai quarti.

Si ripropone il dibattito sui cambiamenti progettuali da adottare per “centrare l’obiettivo Champions”, il rammarico per l’anno buono sprecato e il modello dell’Ajax giovane, poco costosa e sfrontata.

Soluzioni rivoluzionarie (cambio guida, staff, rosa, mentalità, approccio, filosofia) o atarassiche (avanti così, prima o poi ce la facciamo), fino ai mantra sempre validi “in CL vince chi propone gioco, attacca e segna di più“, versione aggiornata dei “in CL il 352 non va bene”.

Il punto è: si può davvero “pianificare” la vittoria in Champions? Cosa separa la pianificazione di un obiettivo dalla capacità di centrarlo? 2 finali in 5 anni sono frutto di una pianificazione corretta o errata?

Pianificare una vittoria è possibile, occorre investire bene in competenza, qualità, formazione e talento. Al di là dell’aleatorietà di un torneo come la Champions e della competizione agguerrita di 4-6 club più le outsider, servono guida tecnica, rosa, top, condizione fisica, mentalità. Perfino attitudine “storica”. Eppure anche una pianificazione ideale non garantisce l’obiettivo.

Prendiamo alcuni esempi:

 BAYERN MONACO  

Il Bayern nel 2013 vince la sua 5° UCL. Alla terza finale in 4 anni. In quel momento il Bayern è in un contesto ideale: storia, 3 finali in 4 anni, movimento calcistico che avrebbe vinto i Mondiali nel 2014.

Il Bayern sceglie il migliore (Guardiola), acquista top (Lewandowsky, Vidal, Hummels, Alonso, Costa, James) e promesse (Gotze, Thiago, Kimmich, Tolisso, Sanches), ha l’ossatura dei campioni del Mondo 2014 e di Champions 2012. Disputa un torneo dominato e ha una squadra B.

Ebbene, in un contesto perfetto, con pianificazione ideale, il Bayern di Guardiola non arriva mai in finale (battuto da Real, Barca e Atletico), così come con uno dei mister più vincenti di CL (Ancelotti), o con un tecnico giovane cresciuto dall’interno (Kovac). Niente!

 GLI SCEICCHI  

Il Manchester City da 10 anni con proprietà dal budget infinito investe 1,3 miliardi (soli cartellini) e 600 milioni negli ultimi 3. Vince l’EPL, prende Guardiola con una crescita spaventosa. Eppure non va oltre 1 ottavo e 2 quarti, contro sfavorite (Monaco, Liverpool, Tottenham).

Il PSG dal 2011 rivoluziona il trading player, investe 1,4 miliardi, 500 milioni negli ultimi 2 anni. Ha budget illimitato, prende futuri palloni d’oro come Neymar e Mbappé, dopo Ibra, Thiago e Cavani. Ha il controllo su ogni talento francese e una Ligue vinta prima di iniziarla. Prende i più vincenti in UCL (Ancelotti) ed EL (Emery), ma niente. 4 eliminazioni ai quarti, poi 4 eliminazioni agli ottavi.

 RUSSI E AMERICANI  

il Chelsea è l’unica inglese a vincere nel decennio, 7 anni fa. Primo club rilevato da un miliardario straniero (Abramovic nel 2003). Per 8 anni investe cifre doppie rispetto a tutti (Inter a parte) si affida a Mou, Ancelotti, Scolari, senza esiti. Nel 2012 vince una CL assolutamente “non” pianificata, una squadra allo sbando con un novizio (Di Matteo) subentrato al flop Vilas-Boas e  i “vecchie” Terry, Drogba e Lampard. Da allora spende 1 miliardo in 8 anni, arrivando al massimo in semifinale.

Il Manchester United ha il più alto fatturato dopo il Real da 10 anni, grazie al suo management e a quello di Premier che domina i nuovi mercati (grazie a investitori, stadi, stelle, lingua). Nel 1999 aveva vinto la sua seconda CL dopo 30 anni. Nel 2005 viene rilevato dagli americani e con uno squadrone costruito da Ferguson (tra cui il giovane Ronaldo preso nel 2003) la rivince nel 2008. E’ un club ricchissimo, ha esperienza, crescita esponenziale. Eppure, dopo Ferguson, dal 2011 ad oggi spende 1,1 miliardi, 600 milioni negli ultimi 4 anni, con top come Di Maria, Van Persie, Pogba, e promesse (Stones, Martial, Lukaku), con  tecnici “europei” come Van Gaal o Mourinho, e non va oltre i quarti.

Il Liverpool non la vince da 14 anni. La proprietà USA dal 2010 ha speso quasi 1 miliardo in 8 anni. 3 anni fa ha preso uno dei migliori su piazza (Klopp) e movimentato 300 milioni in 2 anni (tra entrate e uscite) e ora, dopo una finale persa, punta ritornarci. Esempio perfetto di pianificazione. In 2 mesi si giocano i primi 2 titoli dopo 14 anni senza UCL e 30 senza Premier.

 LE SPAGNOLE  

Real e Barca, dominatori di Champions dell’ultimo decennio, dall’epoca Messi e Ronaldo in poi.

Eppure, il Barcellona dopo la Coppa di Crujff attende 13 anni per rivincerla con Rijkaard. L’era d’oro successiva è segnata da giocatori fantastici e un mister epocale, ma soprattutto UN calciatore, il più forte della storia. Eppure, anche con lui il Barca negli ultimi 4 anni delude, fuori con Atleti, Juve e Roma.

Idem il Real, club più ricco e vincente al mondo. Con l’epopea dei Galacticos, formidabile campagna acquisti per più anni che anticipa magnati e sceicchi, resta per 12 anni a secco: dal 2002 al 2014, vincendo la Decima 5 anni dopo l’acquisto di Ronaldo. L’altro più forte al mondo, che segna i recenti 4 trionfi in 5 anni.

L’Atletico “beneficia” del livello altissimo della Liga e con un mister sensazionale vince 2 Europa League e arriva, con un fatturato pari ad un terzo di Real e Barca, 2 volte a sfiorare la CL.

 LA JUVENTUS  

La Juve, finalista in tutti i decenni dal 70 al 2010 (solo il Bayern ci è riuscito), in era moderna dal 1996 al 2003  disputa 4 finali in 8 anni, 10 se si considera poi il periodo Capello.

Dal 2007 al 2012 la Juve sconta il periodo post-Calciopoli, devastante in termini di ricchezza del club e costruzione della rosa. La Juve resta 5-6 anni fuori dal vertice Champions, ma soprattutto accumula un gap decennale in termini di fatturato. Dal 2012-13 ad oggi, in 6 anni la Juve raggiunge 2 finali.

Esclusa la parentesi post-Calciopoli (extra-campo e normale percorso di crescita) la Juve quindi disputa 6 finali in 15 anni. Nessuno come lei, solo Barca e Real.


Abbiamo visto tutte big che non l’hanno mai vinta, non la vincono da 7-14 anni o hanno atteso 10-15 anni per rivincerla. Nessuno però attende da 23 anni come la Juventus.

La Juve nel periodo Lippi-Ancelotti-Capello (4 finali in 10 anni) ha pianificato correttamente (con qualche incidente di percorso tecnico, tattico, di mercato) capitalizzando poco (1 vittoria su 4) una fase che la vedeva tra le top 5 in termini di ricchezza in Europa.

La situazione degli ultimi 7 anni (5 di Allegri e 2 di Conte) vede uno scenario diverso. La Juve non è tra le top 5 ma è 10° .

Il fatturato non è MAI un alibi, eppure la “pianificazione” Conte-Allegri è per anni condizionata da potere di spesa limitato in campo europeo, scarso appeal, fuga di top prima ancora dei loro rifiuti.

Eppure la crescita è esponenziale: 2 finali, che servono a ZERO in bacheca ma consentono ricavi UEFA che lasciano la Juve aggrappata alle prime 10 nonostante la A incassi la metà della Liga e un terzo della Premier, con lo Stadium che consente di incassare metà dei box office delle altre e non 1/10 come prima. La Juve non vince ma ricava dalle sue CL i soldi e l’appeal per tenere a distanza le rivali italiane ed attirare Ronaldo, Costa, Can, Ramsey ed altri che fino a 4-5 anni fa non si sarebbero avvicinati.

Ora la “pianificazione” passerà per la valutazione rigorosa della guida tecnica, ma la vittoria di una Champions NON si può pianificare, come visto. Si può pianificare una squadra competitiva tra le prime 4-8, poi le finali vanno vinte e lì l’idiosincrasia bianconera per l’atto conclusivo ha reso finora atrocemente maledetto un obiettivo già difficile da pianificare.


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