La vera grande sfida di questa Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giordano Straffellini

Molte volte in questi mesi si dice che la Juventus viene da 9 anni di vittorie consecutive e che quindi è logico abbia la pancia piena. In realtà nella partita di ieri 4 giocatori su 11 non avevano mai vinto nulla con la Juve. Mi viene da pensare allora che il problema di un ciclo vincente non derivi tanto dalla sazietà di chi ne ha fatto parte, ma dalla capacità di trasmettere determinati valori tecnico tattico sportivi ai nuovi arrivati. Ricordando le Juve del passato, da Vidal ad Higuain, nessuno è quasi mai partito da titolare appena arrivato se pur pagato fior di milioni come Gonzalo.

Quest’anno i vari Chiesa, Kulusevski, McKennie sono stati praticamente subito gettati nella mischia con alterne fortune. La Juve di Sarri e la penultima campagna acquisti non hanno completato il passaggio di amalgama fra un’annata e l’altra. Quest’anno Pirlo quindi sconta due difficoltà, gruppo rinnovato e completato con molti giovanissimi privi di esperienza internazionale, ed una mentalità, un dna che l’anno scorso, per svariati motivi, non sono stati trasferiti dai vecchi ai nuovi. Così si spiegano i continui passaggi a vuoto con le piccole ed una evidente mancanza di sicurezza e di abitudine a giocare una quantità consecutiva di incontri ad alto livello.

La Supercoppa vinta a Reggio Emilia dimostra come quando sia necessario, giocatori come Tek, Cuadrado Chiellini sappiano trovare le giuste motivazioni e il giusto livello di prestazione. Non so se la Juventus quest’anno vincerà qualcosa dopo questa supercoppa, ma una cosa è certa, la vera sfida della stagione è quella di creare un gruppo, capire chi a livello tecnico e morale ne può fare parte dando fiducia ad un progetto tecnico e casomai correggendo la campagna acquisti in funzione di questo progetto. Solo così indipendentemente da quello che si riuscirà a vincere la Juve nel corso dell’annata, il lavoro svolto potrà ritenersi utile per Pirlo e la Società. Se alla fine sarà completato il trasferimento di dna e mentalità per i vari Chiesa, Arthur, Kulusevski McKennie potremo ritenerci soddisfatti per aver creato le basi per una futura competitività, altrimenti continueremo a pensare in piccolo come i nostri competitor, che “con l’acquisto mirato, l’allenatore giusto, si faranno grandi cose”.


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