Una settimana di Juve: media vs realtà

di Massimo Zampini |

Sarò breve, come dicono quelli bravi (salvo poi parlare per un’ora di fila), per raccontarvi sinteticamente cosa è accaduto alla Juve in questa settimana, confrontando il racconto sui media e la realtà.

 

Sui media

 

a) Finalmente una settimana in cui gli arbitri sono tornati in buona fede, anzi sono completamente spariti dalle cronache dei giornali;

b) i giocatori della Juve sono tornati anzitempo dalle nazionali grazie a qualche furbata; Barzagli, per essere più in forma a Napoli, si è addirittura fatto mandare a casa con una scusa per poi andare in discoteca fino al mattino;

c) l’Inter ha vinto lo scudetto del pubblico; la Roma quello dei primi tempi; il Napoli quello del gioco, della supremazia territoriale nell’altra metà campo, dei tiri, ma soprattutto della squisita ospitalità; Varriale, Alvino e Auriemma, raccontando la partita come di consueto ai loro amici statunitensi, ci hanno paragonato rispettivamente a Palermo, Chievo e Pescara;

d) il sindaco di Napoli ha accertato che la ‘ndrangheta è “nel cuore della Juve”, ma i giornali non ne parlano e tutti vogliono mettere a tacere; il Fatto Quotidiano ha sentenziato che Agnelli sapeva dell’ingresso di certi striscioni, aveva relazioni pericolose, è stato abbandonato dal cugino e a breve sarà disoccupato.

 

In realtà

 

a) Gli arbitri hanno sbagliato, come ovviamente capita tutte le domeniche: questa volta per esempio a Roma, nettamente, sullo 0-0, anche se non ce ne frega niente. E’ giusto per segnalarvelo, perché se avete solo sfogliato i giornali potreste non esservene accorti, nonostante nelle scorse settimane si siano dedicate titoloni e paginate a disquisire di errori, sviste, sudditanza in favore di chi sappiamo noi;

b) quel furbone di Alves si è fatto ammonire per tornare prima ed essere più in forma a Napoli, ma non ha giocato un minuto. Per non parlare di Barzagli, traditore della patria – era stato a cena fuori – per spadroneggiare al San Paolo, salvo poi sedersi in panchina a guardare il match con i suoi vicini di posto. Al contrario, due giocatori discreti come Dybala e Cuadrado sono tornati a ridosso della partita e sono stati necessariamente tenuti a riposo;

c) l’Inter ha vinto lo scudetto del pubblico ma gioca un derby all’ultimo sangue per il sesto posto; il Napoli ha conquistato tutti quei titoli ma è terzo, a dieci punti dalla prima e a quattro dalla quarta, già fuori dall’Europa; la Juve, pur avendo perso quella lunga serie di titoli assegnati dai media, ha fatto turnover, effettivamente rinunciando troppo a giocare, ma è stata in vantaggio per gran parte del match, alla fine ha comunque ottenuto un pareggio su un campo difficile contro chi si giocava la sfida della vita ed è rimasta prima in classifica con qualche punto di vantaggio, in attesa di disputare diverse partite importanti nelle prossime settimane (a differenze di tutte le altre); quanto all’ospitalità, non ci sono state risse con i tifosi avversari, anche perché non c’erano, non vi è stato troppo disturbo troppo sotto l’hotel, anche perché c’era un discreto spiegamento di forze dell’ordine in una città blindata, tuttavia dentro lo stadio una famiglia juventina è stata cacciata fuori tra i cori furiosi degli spettatori e, più in generale, il sindaco della città già in settimana si era lasciato andare a frasi non proprio concilianti e stemperanti: essendoci stati tanti volte, sappiamo che a Napoli l’ospitalità può essere decisamente migliore;

d) la ‘ndrangheta non solo non è nel cuore della Juve, ma una procura della Repubblica, dopo un’indagine decisamente invasiva ha già espressamente ritenuto la Juventus e ogni suo dirigente del tutto immuni da qualsiasi responsabilità e rapporto con la criminalità organizzata; i giornali, come forse vi siete accorti, ne parlano eccome (alcuni non parlano d’altro); Agnelli ovviamente non sapeva che sarebbe entrato uno striscione su Superga; soprattutto, ben lungi dal volere tenere tutte queste vicende nell’ombra, la Juventus chiede pubblicamente di desecretaree dunque di rendere pubblico, limpido, trasparente – quanto detto dal procuratore federale in commissione Antimafia.

Non proprio un atteggiamento tipico di chi ha paura dei fatti. Piuttosto di chi teme certe campagne di stampa, diremmo. Del resto, #desecretatePecoraro dovrebbe essere una battaglia anche dei giornalisti imparziali (in molti hanno del resto cavalcato l’hashtag della Roma #famostostadio, probabilmente più trendy) e perfino dei tifosi avversari: volete mettere il gusto di svelare finalmente le accuse del procuratore alla Juve, invece di tenerle oscure e segrete? Perché se invece vi sta bene così, qualche malizioso potrebbe anche pensare che nell’ombra, a volte, il fango si tiri meglio.