Serie A pazza finché la Juve…

di Valerio Vitali |

In questi giorni in cui la Serie A sembra sia tornata a livelli di bellezza e competitività simile alla Liga o alla Premier, non bisogna mai dimenticare il ruolo di predominanza della Juve. Un ruolo che la squadra bianconera si è conquistata con merito nell’ultimo decennio a suon di scudetti. Ogni stagione pero’ si prova a dare al campionato un significato diverso.

Sul piano semiotico dell’espressione linguistica tra “significato” (Serie A) e “significante” (la vittoria finale) si inserisce gioco forza la Juventus. A partire dalla rosa fino alla consapevolezza dei propri mezzi, passando per l’organizzazione societaria e dirigenziale. Un corretto mix che negli ultimi due lustri si è palesato in maniera alquanto inequivocabile. Un mix che le altre big di Serie A negli anni hanno provato e stanno provando ad emulare, ma non sempre con buoni esiti.

Prima è stato il tempo della Roma di Garcia, poi il Napoli di Sarri, infine l’Inter di Conte. Oggi, la “lotta al vertice” di cui si decantano le gesta di Ibra & soci (sì, ma stiamo calmi, siamo solo all’8° giornata). All’interno di questo scenario che i media mainstream si affrettano a descrivere come tumultuoso e allo stesso tempo eccitante, ci si scorda pero’ della Juventus. Tra le diverse difficoltà di adattamento al nuovo calcio di Pirlo (unica guida tecnica ad essere cambiata rispetto alla stagione passata) e i continui stop (soprattutto nel reparto arretrato), i bianconeri restano pur sempre a -4 dal Milan.

Insomma, la Serie A è pazza fino a quando lo decide la Juve. Ricordate ad esempio il campionato 2015-2016? Dopo 10 giornate la squadra di Allegri era a -12 dalla vetta e con una lotta serrata e avvincente tra Inter, Roma e Napoli. Poi lo svolgimento di quel campionato lo conosciamo bene tutti. Così come quelli antecedenti e quelli seguenti. Quando la Juve riuscirà a trovare sempre più l’amalgama tra i reparti e la quadra della situazione (cosa che sta già avvenendo) il canovaccio e l’evoluzione di questa Serie A potrebbe seguire il medesimo esito. Ma non ditelo ancora a voce alta, fateli sperare ancora una volta.