Serie A 2017/18: Uno sguardo alle avversarie

di Juventibus |

Mercato finito, stagione adesso definitivamente iniziata. Come se la sono cavata le nostre avversarie? Come si presenteranno e quanto saranno competitive in questa serie A? Rispondono quattro autori.

 

  Lazar Perović (@LazarPerovic91) – FC INTER  

 

Se al momento della firma con l’Inter qualcuno avesse detto a Spalletti che a fine mercato si sarebbe trovato con una rosa con appena 19 giocatori di movimento di cui tre centrali, cinque terzini e tre esterni di cui uno ha un solo anno di esperienza tra i professionisti, probabilmente si sarebbe tirato indietro.

Il mercato dei nerazzurri è stato fortemente condizionato dalle vicissitudini del FPF e dalla decisione del governo cinese di limitare gli investimenti nel calcio in attesa del congresso di ottobre.

In difesa sono arrivati Skriniar, Dalbert e Cancelo. Tre elementi giovani, che non hanno esperienza in squadre di questo livello e che per quanto forti siano, dovranno passare da un periodo di adattamento al contesto. Scellerata la decisione, se si può definire tale, di comporre il reparto difensivo con tre soli centrali, di cui uno è Ranocchia, e cinque terzini.

In mezzo al campo sono partiti Kondogbia, Medel e Banega. Era il reparto dove le attese erano maggiori, ma sono arrivati solo Borja Valero e Vecino. I due ex Fiorentina si sposano bene con l’idea di calcio di Spalletti ma sicuramente le aspettative della piazza erano altre.

La permanenza di Perisic è il vero grande colpo del mercato interista. Il croato sembrava destinato a raggiungere Mourinho, ma l’intervento di Spalletti è stato determinante nel trattenerlo e nel dargli nuovi stimoli. Karamoh è un ragazzo giovanissimo, con una sola stagione da professionista in una squadra come il Caen. Non è sicuramente pronto per il salto all’Inter ma avrà modo di crescere e formarsi.

Con una rosa corta con indici titolari da piazzamento in Champions League e con riserve non proprio all’altezza degli obiettivi stagionali, ai tifosi dell’Inter tocca affidarsi a Spalletti e sperare che si inventi qualcosa.

 

  Dario Pergolizzi (@dariopergolizzi) – SSC NAPOLI  

 

Il Napoli ha scelto (?) di mantenere intatto l’11 titolare, riuscendo a non cedere nessuno e puntando a consolidare la profondità della rosa con gli innesti della talentuosa ala algerina classe 96 Ounas e del soldatino sarriano Mario Rui come riserva (almeno inizialmente) di Ghoulam.
Rimangono i dubbi sul mancato acquisto di un portiere dal rendimento più certo di Pepe Reina, ritenuto plausibilmente indispensabile in fase di costruzione ma autore di prestazioni che sono costate diversi punti agli azzurri nella scorsa annata, e sull’affidabilità delle riserve di Albiol e Koulibaly, ad oggi coperti discretamente dal solo Chiriches.

Essendo una squadra che fonda i propri risultati sulla ripetizione ossessiva di determinati schemi e movimenti, il mantenimento dello status quo può solo giovare in termini di competitività, soprattutto se i 3 giovani centrocampisti acquistati l’estate precedente avranno modo di trovare continuità di rendimento e di impiego. Zielinski, Rog e Diawara sono difatti profili potenzialmente molto più efficaci di Allan e Jorginho, e potrebbero far compiere un ulteriore salto di qualità alla produttività napoletana.

Insomma, confermati sia i vecchi punti deboli che quelli di forza, il Napoli promette una stagione non troppo dissimile dalle precedenti due. Le discriminanti per fare meglio o peggio saranno: la tenuta mentale di squadra ed ambiente in situazioni avverse (l’anno scorso le defezioni di Milik e Albiol portarono ad una accennata involuzione di rendimento collettivo proprio per questa ragione, che costò diversi punti) la malizia da parte dei giovani talenti e una conferma autoritaria di quelli che ormai sono dei veri e propri senatori del campionato italiano, ossia Hamsik e i tre davanti.

 

  Willy Signori (@willy_signori) – AS ROMA  

 

Il concetto di rivoluzione silenziosa (specie se si pensa alla consueta caciara romanista fatta di proclami agostani e prenotazioni del Circo Massimo) si sposa bene alla AS Roma che si affaccia al 2018. Cambiato il DS (out Sabatini in Monchi) e l’allenatore (out Spalletti in Di Francesco) anche la rosa ha subito un restyling:

Il reparto difensivo è stato irrobustito con ben 7 acquisti (considerando sia i nuovi sia quelli su cui pendeva un obbligo/diritto di riscatto). Tra questi spicca la vecchia conoscenza Kolarov, già andato in gol a Bergamo, che garantisce una buona esperienza anche in vista degli impegni di Champions League che la squadra dovrà affrontare. Interessanti ma più rischiose le scommesse sul giovane Karsdorp ed il 29enne Hector Moreno.

Il centrocampo titolare rimane quello delle passate stagioni col trio Nainggolan De Rossi Strootman che offre garanzie solide. Ai tre sono stati sapientemente aggiunti l’esperto Gonalons ed il promettente Pellegrini, formando un reparto che è con tutta probabilità il fiore all’occhiello della stagione.

In attacco invece dal Sassuolo arriva Defrel, vecchia conoscenza di Di Francesco e viene aggiunta la ciliegina Schick, finalmente un’alternativa di livello a Dzeko, che potrà così tirare il fiato di tanto in tanto, oltre a poter incidere pesantemente a gara in corso come ha dimostrato di saper fare. Se si pensa che fino a pochi mesi fa la prima alternativa di Spalletti era il quarantenne Totti si intuisce subito come l’upgrade sia notevole.

La nuova Roma di Monchi fa felice il FPF salutando Salah, Rudiger e Paredes (che portano nelle casse 100 mln di euro… chapeau a Monchi) e consegna a Di Francesco una rosa più profonda di quella del recente passato, con le pedine giuste per poter schierare il 433, con il piacevole tarlo tattico Schick.

 

  Davide Rovati (@friedgorgo) – AC MILAN  

 

Solo la Fiorentina in Italia ha messo mano alla rosa (e probabilmente all’11 titolare) più del Milan quest’estate. Con 10 nuovi arrivi, tutti di spessore, Mirabelli e Fassone hanno provato ad alzare il tasso qualitativo dei giocatori a disposizione di Montella. Mano pesante sugli acquisti forse non bilanciata adeguatamente dai movimenti in uscita. La rosa del Milan è troppo ampia e disomogenea: sono stati registrati 6 difensori centrali (e 11 difensori in totale) e sono rimasti in rosa pesi morti già bocciati da Montella come Gustavo Gomez e José Sosa.

L’acquisto più importante è senza dubbio quello di Leonardo Bonucci, uno dei più grandi colpi del mercato europeo per valore assoluto. Bonucci, oltre a essere uno straordinario difensore, porta al Milan anche valori intangibili come leadership e abitudine alla vittoria, indispensabili per guidare un gruppo giovane e fortemente rimaneggiato.

Fassone e Mirabelli hanno guardato anche all’estero, andando con decisione su talenti in rampa di lancio ma non ancora sbocciati del tutto (Rodriguez, Calhanoglu e Andrè Silva).

Difficile che Montella riesca subito a trovare la formula per amalgamare tutti i volti nuovi. È bastato il modesto Cagliari per esporre la linea difensiva ad affanni sistematici, dovuti a meccanismi da oliare e centrocampo evanescente. La mia sensazione è che, per valorizzare le caratteristiche dei terzini e guadagnare compattezza, Montella finirà per giocare a tre dietro.

L’asse centrale della squadra sarà verosimilmente formato da Bonucci-Biglia-Kalinic, giocatori di sicuro rendimento e già esperti in Serie A. Ai loro lati il Milan avrà bisogno di un contributo importante dai tanti giocatori d’estro, su tutti il “gasatissimo” Suso. Sono convinto che anche Bonaventura si rivelerà un giocatore indispensabile per qualità e continuità.

Forse è troppo presto per considerarli diretti concorrenti per lo scudetto, ma il progetto del Milan è interessante e ha margini di crescita, in virtù anche del buon apporto dei giocatori delle giovanili: su tutti, il confermato (e discusso) Donnarumma e il “cattivissimo” (calcisticamente) Cutrone.