Sergej Milinkovic-Savic: The Next Pogbastic Thing (?)

a cura di Claudio Pellecchia, Dario Pergolizzi e Giacomo Scutiero

Alla ricerca di LeBron James


La Juventus che, il 15 gennaio 2017, esce sconfitta dalla trasferta dell’Artemio Franchi di Firenze, è una squadra ancora in cerca di autore, un “dream team” solo potenziale. E, per quanto l’occasione sprecata da Dybala nel finale racconti di una partita in cui il dominio della Fiorentina è stato meno netto di quel che si pensi, appare chiaro che i problemi con cui si è provato a ritardare il confronto siano riaffiorati in tutta la loro violenta evidenza. Soprattutto a centrocampo, con il 3-5-2 che, da confortevole “coperta di Linus”, si è trasformato nel principale limite di un collettivo che non riesce a trovare il modo di diventare quel che avrebbe dovuto essere già da qualche mese: una squadra costruita per vincere tutto. Senza doversi nemmeno sforzare più di tanto, almeno in Italia.

Nel post gara Giorgio Chiellini non sembra avere dubbi sulla causa principale di quello che assomiglia tanto a un disastro annunciato. Le sue parole no hanno bisogno di particolari interpretazioni: «L’anno scorso avevamo un giocatore che era il LeBron James del calcio, mi riferisco a Pogba naturalmente, che anche quando non si vedeva era impressionante». Si tratta della lente attraverso la quale si sarebbe dovuta filtrare fin da subito la soluzione che Massimiliano Allegri adotta già dalla successiva partita contro la Lazio: invece quel 4-2-3-1, con Mario Mandzukic messo a fare l’esterno sinistro, viene vista come l’ultimo disperato tentativo di un uomo e un allenatore sull’orlo del baratro. Ancora una volta, “non era la paura a dominarlo, ma un’accresciuta percezione delle cose”: prendere il giocatore fisicamente più simile a Pogba e spostarlo nella zona di campo occupata dal francese, pur in ossequio delle sue caratteristiche di base (e Mandzukic quel ruolo l’aveva svolto già ai tempi del Wolfsburg) era, semplicemente, la mossa più logica. Chi abbia avuto ragione lo ha detto il campo.

 

“Carneade, chi era costui?”


Ma quello che Chiellini e Allegri non potevano sapere era che, in fondo, la ricerca di un nuovo Pogba/LeBron James non avrebbe richiesto nemmeno chissà quanto tempo. In Italia, infatti, c’era già uno così: il suo nome era Sergej Milinkovic-Savic e Claudio Lotito lo aveva prelevato dal Genk (una di quelle squadre cui dedicare articoli del tipo: “la formazione che avrebbe Genk se non avesse venduto questi giocatori”) per una cifra compresa tra i 9 e i 10 milioni di euro, dopo un romanzesco testa a testa con la Fiorentina. Il tutto appena due anni fa. Un dettaglio che fa sorridere se rapportato, non tanto alla presunta offerta di 200 milioni di euro fatta pervenire dalle parti di Formello, quanto piuttosto ad alcune recenti dichiarazioni del ds Tare: «70 milioni? Sono pochi. E, del resto, li abbiamo già rifiutati la scorsa estate». Senza che nessuno si sia poi scandalizzato più di tanto.

 

Mondiali Under 20 del 2015 (vinti dalla Serbia): un uomo tra i bambini

 

 

Rising Star


A vent’anni, nella prima stagione in Serie A, ha fatto il titolare per un girone: 17 match dall’inizio e 8 ingressi dalla panchina. Questo per raccontare come e quanto abbia impattato da subito, al netto dei numeri (un gol e 20 occasioni create) che non potrebbero comunque esprimere appieno la successiva ed esponenziale crescita: nel 2016/2017 è entrato nella top 5 degli Under 21 più utilizzati del campionato (oltre 1000′ in più rispetto al campionato precedente, per un totale di 33 presenze di cui 30 da titolare), facendo le prove generali di quel dominio (71% di dribbling riusciti, 65% di duelli aerei vinti, primo in assoluto nella speciale classifica) cui stiamo assistendo da qualche mese a questa parte.

Fisicità e tecnica sono due facce di una medaglia apparentemente senza lati oscuri, l’una sublima l’altra in un connubio perfetto e sempre più raro. O, almeno, tipico di pochi iniziati: ad oggi SMS, con 2732′ giocati ha già pareggiato il rapporto gol/assist (11 e 6) della scorsa stagione (7 e 10, ma in 3072′ complessivi), è il primo centrocampista d’Europa per reti realizzate nel proprio campionato (nove, con De Bruyne staccato a quota sette) nonché quarto assoluto per dribbling tentati (alle spalle di Keita, Dembelé e Pogba, per un totale di 46 uno contro uno andati a buon fine), il primo giocatore della Serie A per gol da fuori area (cinque, a pari merito con Dybala, il secondo per numero di tiri tentati (49, di cui 25 nello specchio: solo Hamsik ha concluso di più verso la porta avversaria) e il terzo per numero di trough balls (meglio di lui fanno Luis Alberto con 21 e Mertens con 15).

Appare chiaro, quindi, come non si sia di fronte all’ennesimo abuso della definizione di “centrocampista completo”, visto che Milinkovic-Savic è tre ruoli in uno: mediano, mezzala, attaccante aggiunto. Come spiegato in questo video e come racconta la recente sua storia biancoceleste: con Simone Inzaghi in panchina, ha giocato bene nel 4-3-3 e/o nel 3-5-2 come centrocampista e molto bene nel 4-2-3-1 in appoggio al centravanti di riferimento.

 

Dominante: Che tiene altri sotto il proprio dominio; egemone; Sergej Milinkovic-Savic

 

They call me “Mr. Pogbastic”


Milinkovic-Savic sarebbe un centrocampista prevalentemente votato alla parte offensiva del gioco: condizionale d’obbligo visto che la sua struttura fisica gli consente un recupero della palla abbastanza agevole in entrambe le metà campo, magari guidando in prima persona la successiva transizione. È evidente quanto gli garbi stazionare al centro del terreno di gioco, dove può giocare il pallone toccandolo con ogni parte del piede (interno, esterno e…suola, sì): quando, poi, sposta di qualche metro avanti il proprio raggio d’azione, si trasforma nel centravanti boa della Lazio.

 

Contro di lui, in questo caso, Bonucci non ha una singola chance

 

A proposito di zona d’attacco. SMS manifesta fantasia senza perdita di self control: è palese l’intelligenza nella scelta del passaggio più congruo anche sotto pressione avversaria. Eppure, non sono pochi tifosi della Lazio lamentano la sua bassa velocità di movimento, dimenticando che la tecnica individuale e il dribbling in relazione all’altezza sono qualcosa di impressionante, anche grazie a un peso specifico non così importante come si potrebbe supporre (78 kg)

 

 

Non è riduttivo e nemmeno superficiale ricondurre tutto al brocardo “alza la palla che la prende lui”. Il fisico, la proprietà di palleggio, la coordinazione, il timing di ogni singola giocata (da fermo o incorsa cambia poco) costituiscono quella combo di concretezza ed estetica che ricorda un solo centrocampista in Europa: Paul Pogba, di cui il serbo è l’erede naturale pur essendo ,in qualche misura, meno dominante, completo e rapido del francese. Ma il tempo è naturalmente dalla sua parte.

 

Se non vi ricorda Paul Pogba, non avete mai visto giocare Paul Pogba

 

A proposito del timing. Altra caratteristica unica è quella di saper controllare e “cronometrare” la propria corsa: una qualità difficilissima da sviluppare se non è innata. Nel leggere lo sviluppo d’azione e realizzare in qualche secondo cosa fare e se buttarsi dentro, è già uno dei primi della pista.

 

Facile, no?

 

Come suggerito da questa lavagnetta, l’apporto di Sergej come “sbocco alto” della manovra in ottica di sfruttamento palloni lunghi e successivo attacco della seconda palla, aprirebbe scenari interessanti in fase d’attacco alla difesa schierata: la differenza sostanziale tra avere come riferimento una punta da cercare tramite verticalizzazione diretta, e poter sfruttare un colosso che parte da lontano sta tutta nella possibilità di muovere meglio le linee avversarie con contromovimenti ed attacchi della profondità ad hoc, oltre al vantaggio di poter attaccare con un uomo in più, e ipotizzando anche eventuali inserimenti della mezz’ala opposta a rimorchio.

 

E (al)la Juve?


In un ideale mondo delle idee in cui Marotta abbia mandato di svenarsi per il serbo, l’eventuale acquisto donerebbe un’elevazione sostanziale al peso specifico del reparto mediano bianconero. Infatti, nonostante un Pjanic a tratti delizioso, l’armonia nel settore nevralgico del campo è al momento abbastanza carente: allo stato attuale delle cose, il trio (al netto della considerazione sulla difficoltà di non poter disporre mai di un reparto al completo causa infortuni) non sembra avere un valore olistico funzionale. L’impressione è che la somma dei singoli intesi come collettivo non sia infatti differente in positivo rispetto dall’accorpamento dei membri presi individualmente.

La posizione forse più consona a quelle che sono le caratteristiche di Milinkovic-Savic è oggi occupata da Blaise Matuidi: uomo di un certo peso sia economico che “politico”. E’ perciò verosimile aspettarsi che il maggiore indiziato per un possibile rimpiazzo possa Sami Khedira: dunque occorre immaginare il 21 calcare le zolle che corrispondono all’utilizzo del suo piede forte verso l’esterno del campo. Forse non l’ideale data la sua conclusione chirurgica, ma sicuramente un panorama di soluzioni e dinamismo superiori rispetto all’attuale nazionale tedesco. Ragionando invece in ottica 4231, l’unico collocamento possibile sarebbe alle spalle della punta: e se da un lato potrebbe sembrare la posizione ideale per la sua valorizzazione offensiva, guardando il resto della rosa bianconera sorge il forte dubbio riguardo alla futuribilità di tale sistema, in primis per gli scarsi risultati dati da ogni accoppiamento possibile in mediana post (e incluso) Cardiff, e in secondo luogo per l’intoccabilità di Paulo Dybala in zona 14.

Insomma, Milinkovic-Savic sarebbe un veicolo importantissimo per consolidare l’utilizzo dei due intermedi ai fianchi di Pjanic in pianta stabile, prima ancora che per l’apporto estemporaneo che sarebbe capace di fornire in termini di “partite risolte con una giocata da fenomeno”. Perché si sa, dopotutto è quella la sua specialità. Ed anche all’estero, purtroppo, sembrano essersene accorti. Ma non bisogna disperare. In fondo c’è la seria possibilità che anche LeBron James, in estate, eserciti una player option che gli permetterebbe di cambiare squadra: hai visto mai che…