Senza trucco e senza inganno

di Juventibus |

Su quel cambio di campo alzato quasi a campanile, la maestria con la quale la punta addomestica la palla, somiglia senza incertezze a quella del suo avo Stradivialli. Certo la pelata è complice dell’inganno, ma le movenze da guerriero fanno la loro parte in un’azione che, finalmente, sembra quella giusta.

E si che di inganno è proprio il caso di parlare. A cascarci è per primo il fresco trentenne idolo del centrocampo – e con lui milioni di tifosi – con quelle braccia protese al cielo di chi in quel momento, per festeggiare degnamente il suo compleanno, altro non vuole dalla vita che un buon Lucano.

Lo segue a ruota proprio il glabro cecchino, fin lì intento a completare un gesto che potrebbe entrare negli annali. Il suo amaro sguardo di delusione è immediato e direttamente proporzionale alla sicurezza di aver centrato il bersaglio. Fateci attenzione, quasi una smorfia di dolore fisico, nonostante il buon Mauricio non fosse più nel rettangolo verde da ormai ben quattro minuti.

Non c’è tempo di pensare al (doppio) legno stampato nella medesima porta e competizione dalla squadra avversaria nella stagione precedente con una staffilata scagliata dalla stessa posizione e sempre di sinistro, né di temere una sorte identica e contraria a quella che portò a vincer la partita e che essa la decima coccarda.

La sfera, tornando verso il prato, sfila lemme lemme all’interno dello specchio della porta, evitando innanzitutto, come nella sfida precedente, il – questa volta – benaugurato rimpallo sulla schiena del guardiano.

E’ l’attimo dell’imprecazione, con un cronometro in discesa verso il triplice fischio e supplementari che spaventano quasi più della sconfitta.

Ecco Alvaro, nessuno può con certezza sapere dove tu sia in questa fotografia. Certo è che, se quella chioma nera lì sotto sulla destra fosse la tua, ne saremmo tutti davvero felici, perchè più tranquilli. Cribbio, sei pur sempre un attaccante. E questo a prescindere dal tuo involuto periodo, da spazzar via, anzi, con una marcatura decisiva. E invece no. Quelle gambe “a tarallo” mi sembra di riconoscerle, tanto più che la zolla di campo è quella da lui esclusivamente arata. Un treno svizzero è sulla traiettoria del rimpallo. Oddio, meglio lui che Isla, capace, da molto più vicino, di minare con una svirgolata l’incolumità di un tifoso del Meazza, senza nemmeno esibire una mossa di Kung fu.

Nessuno vuole un tiro a voragine. Si, insomma, di quelli alla Van Basten o Ibra. Concentrati, stai tranquillo e piazza la palla tra palo e portiere in scioltezza, mi raccomando.

Oh Stephan, ho detto tranquillo, ma sappi che hai molto meno tempo per pensarci di quanto ne ha un concorrente di “Avanti un altro” nel rispondere al contrario della sua esattezza, durante la sfilza di domande finali, se ha vinto più trofei l’Inter o la Juventus, unico motivo per il suo conduttore di poter gongolare per qualche frazione di secondo.

Ti dico con franchezza, per un momento dondoli a destra e sinistra e più che un calciatore mi sembri Filini immerso in una coltre di nebbia mentre aspetta la pallina del suo collega Fantozzi. Batti lei, insomma, ma si sbrighi, ragioniere.

Non so che cosa sia stato, posso solo immaginarlo. Il treno svizzero si trasforma nel regionale che costeggia la Pedegarganica, sì, proprio quello ancora atteso a distanza di anni da Sergio Rubini, almeno da quando egli stesso ha protetto un’impaurita e sensuale Margherita Buy ne “La Stazione” sperduta di San Marco in Lamis.

Sarò breve, anche perché, se tanto mi dà tanto, il tragitto della sfera dovrei raccontarlo in altre cinque facciate.

Quella mano del portiere ci è arrivata, accidenti ed è inutile che alzi il braccio per richiamare l’attenzione del fischietto, son finiti i bei tempi e non basta una maglia a strisce per giustificare una palla a centrocampo.

E invece, guarda caso, questo è l’ultimo inganno dell’azione. A smentire un difettoso occhio umano e con esso decine di discussioni per casi analoghi occorsi tempo addietro (che palle, non mi riferisco a Muntari, sia chiaro) è ancora una volta quello di un Falco appostato nei pressi della linea di porta, incurante di un’Aquila Reale ridotta in cattività dal primo.

Gioco, partita, incontro, ma se volete introduciamo anche la moviola. L’importante è che nelle sfide con la Lazio se ne tenga lontano Collina.

di Roberto Savino

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