Senza Dybala è un 433 più classico (ma Higuain fatica)

Il ritorno al 433 senza Dybala ci consegna forse la Juventus meno asimmetrica da quando Allegri ha deciso di virare (definitivamente?) sulla mediana a 3. Anzi, un 433 piuttosto accademico e senza formule strane nel tentativo di inserire il talento argentino sulla trequarti senza sfiancarlo eccessivamente sull’esterno.

Inoltre, rispetto alla sfida di Cagliari dove la posizione troppo alta degli interni aveva lasciato da solo Pjanic in mezzo e fatto soffrire la Juve nelle ripartenze avversarie, Khedira e Matuidi sono stati molto più prudenti negli inserimenti, che tra l’altro mai avvenivano contemporaneamente. Senza Barzagli e con un terzino di ruolo come Lichtsetiner, la Juve intendeva quindi cercare maggiormente le catene laterali.

Il Genoa – orfano di Veloso e con Bertolacci a sostituirlo davanti alla difesa – ha manifestato la solita elevata sterilità in avanti, pure contro una delle Juventus più rinunciatarie e opache della stagione. Rispetto ai propri standard, nella prima frazione ha addirittura provato abbozzi di pressione più alta che però si sono tradotti in una Juve che ha ribaltato più velocemente il campo. Ne è un esempio il tiro di Khedira dal limite a inizio gara, con l’azione nata da un passaggio dalle retrovie per Matuidi trovato liberissimo in mezzo.

Contrariamente a quello che si poteva pensare, però, non è stata una gara sufficiente da sbloccare. Nonostante il Genoa palla al piede sia tra le peggiori squadre del campionato, è riuscita a mantenere un baricentro molto alto nella ripresa, con la Juve che – lasciando parecchia libertà al mediano (Bertolacci) – si accontentava di negare la profondità a Taarabt e Pandev, costringendoli nella migliore delle ipotesi a ricevere spalle alla porta.

Con l’ingresso di Galabinov (tenuto inconcepibilmente in panchina), Ballardini ha provato a dare più peso all’attacco inserendo un giocatore in grado di tener palla e far risalire meglio i compagni, ma poche volte il Genoa ha dato le sensazioni di poter arrivare al tiro. Giusto qualche cross nel finale e qualche brivido nei calci piazzati.

Nonostante quindi una ripresa piuttosto orripilante in cui neanche si è provato una sorta di possesso conservativo, i bianconeri rimangono in scia del Napoli. Allegri, preoccupato sempre dalla prima partita dopo la sosta, lo aveva detto che la priorità era la vittoria e che la condizione fisica arriverà col tempo.

Dal punto di vista tattico, però, anche Juve-Genoa ci lascia con una riflessione. Per quanto il 433 sembrasse la disposizione giusta per favorire ulteriormente Higuain, da quando si è cambiato modulo la pericolosità sottoporta del Pipita è ai minimi termini. Il punto è che però (e se vogliamo è un paradosso) sono aumentati i suoi compiti in zona di rifinitura: senza un raccordo centrale, è proprio Higuain che è costretto ad abbassarsi per non rendere sguarnita la trequarti bianconera.

Nonostante un Costa sempre più decisivo, quindi, rimangono ancora aspetti tattici da affinare.  A prescindere dalla condizione fisica.