Da una sentenza all’altra, un fine anno con una brutta aria

di Nevio Capella |

In genere è molto difficile trasformare le (male) parole che volano durante la partita in parole ragionate con cui analizzare un ruzzolone come quello in cui si è imbattuta la Juventus contro la Fiorentina.
In realtà su di noi ha pesato molto l’intera giornata del 22 dicembre 2020 che passerà alla storia come “Il martedì nero della vecchia signora” e in cui siamo riusciti nell’impresa di perdere in un colpo solo 6 punti e di perderli male, perché alla sensazione di impotenza sul campo percepita durante la partita si è aggiunta la sgradevole percezione di accerchiamento e con essa tutta una serie di fantasmi figli di un complottismo e vittimismo che notoriamente sono tratti distintivi di altre tifoserie.
No, vi anticipo subito, non vogliamo mai diventare come i fenomeni da circo che tuttora combattiamo e che hanno fatto degli alibi più assurdi le fondamenta del castello di carta delle loro scuse, ma è oggettivo che la sentenza farsa con cui al Coni hanno sovvertito qualsiasi regola esistente, oltre che ogni forma di logica e buon senso, è stata solo l’inizio di una serata in cui ad un certo punto ci siamo ritrovati increduli dinanzi a certe decisioni arbitrali, sperando che tutto finisse il prima possibile.

LA SENTENZA DEL CONI
Anche il più inguaribile anti Juve si era convinto nelle settimane scorse che il Collegio del Coni non avrebbe mai potuto ribaltare la sentenza iniziale ribadita a metà novembre dal giudice sportivo che anzi, con un comunicato durissimo, aveva chiaramente spiegato che semmai il Napoli sarebbe stato passibile anche di indagine più approfondita per violazioni multiple del protocollo firmato all’unanimità pochi mesi prima da tutti i club di serie A.
A sentenza arrivata scopriamo addirittura che secondo l’articolo 30 dello statuto della Figc, il Collegio di garanzia dello sport presso il Coni non poteva esprimersi sull’argomento in questione, cosa che lascia ancora più sgomenti dinanzi ad un verdetto che di fatto autorizza chiunque a fare ciò che vuole e lascia un alone di dabbenaggine attorno a chi, seppure decimato dal Covid, le regole le ha rispettate presentandosi in campo.

A rendere ulteriormente grottesco lo scenario ci si è messa la Procura federale che, negli stessi minuti in cui usciva la sentenza, apriva un’indagine su Gigi Buffon per una bestemmia volata durante Parma-Juventus, prova ulteriore del fatto che la presenza della Juventus in qualsiasi situazione faccia da ago della bilancia e orienti le decisioni prese: è infatti tacito che con qualsiasi altra squadra al posto dei bianconeri in questa controversia, stamattina sarebbe stato bloccato il campionato, ma tant’è.
In questo contesto, il bonario sorriso con cui Paratici dice, a nome della società, che “aspetteremo solo che ci dicano quando giocare” risulta molto difficile da digerire.

LE SENTENZE DI LA PENNA
Si è poi scesi in campo, dove la direzione di gara raccapricciante del signor La Penna ha contribuito ad esasperare ulteriormente i nostri animi, considerato che finora questo campionato non solo non ha regalato alla Juve alcun tipo di agevolazione di cui spesso si sente parlare, ma l’ha vista in più circostanze danneggiata da episodi dubbi.
Intanto parliamo della squadra con il maggior numero di espulsioni subite (5), di cui almeno due con dinamiche identiche a falli subiti da giocatori bianconeri in altre partite che però sono rimasti impuniti e senza alcun controllo Var, come ricorderete nei casi di De Roon in Juve-Atalanta e Lukin nel derby di Torino.
Altra sgradita consuetudine la mancata seconda ammonizione di un avversario che induce in pochi minuti (in alcuni casi secondi) il suo allenatore a sostituirlo per evitare guai peggiori, martedì sera Borja Valero e recentemente Romero, Cigarini e Cataldi.
Non mancano nemmeno degli episodi da rigore che, al pari dei due con protagonisti Ronaldo e Bernardeschi contro i viola, sarebbero stati come minimo meritevoli di OFR e invece sono passati in cavalleria come in Juventus-Verona (Lovato su Bernardeschi) e Benevento-Juventus (Improta su De Ligt) ignorati curiosamente dallo stesso direttore di gara, Pasqua di Nocera Inferiore.
Situazioni che con le ormai celebri “parti invertite” avrebbero scatenato guerre civili, interrogazioni parlamentari e tweet di  tristemente noti pseudo giornalisti faziosi.

Ho volutamente incentrato le mie riflessioni su questioni poco tattiche e di squadra, perché che questa Juventus sia un cantiere aperto in cerca di identità, continuità, fiducia e risultati è tacito, come lo è che l’attuale situazione di classifica sia figlia soprattutto di nostre responsabilità.
Chi pensava che i nostri sarebbero scesi in campo assatanati contro la viola è rimasto deluso, e dopo questa batosta è maggiore la certezza che gennaio sarà un mese decisivo come mai in passato, e il tour de force che aspetta dietro l’angolo i bianconeri sarà il giudice che emetterà la sentenza sul nostro destino in modo pressoché definitivo e sicuramente meno tragicomico di chi ha giudicato sul recupero di Juve-Napoli.


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