Il senso di Buffon, Russia 2018 e Schick

di Giacomo Scutiero |

Dall’intervista fotografica de “Il senso della vita” di Paolo Bonolis a quella di Juventibus: cinque immagini, cinque estemporanee ispirazioni; guardare e commentare, senza pensarci su. Giacomo Scutiero proietta le diapositive; Marco Bucciantiniopinionista SKY Sport, e Riccardo Liguori de La Repubblica liberano le sensazioni.


 

 


Quel ragazzino ha avuto il futuro dei predestinati, così forte e magnifico da vincere le sue fragilità. In un Paese di dilettanti, di persone che ambiscono e raggiungono posti senza lavorare per meritarli, il portiere è cresciuto, diventando uomo, come manifesto alla passione e al talento. L’uomo, infine, ha raggiunto la condivisione nel suo ultimo gesto, quando ha pianto per tutti, ha pianto per noi. Nel calcio, che è territorio di partigiani e tifosi, è difficile essere condivisi: quella notte a San Siro, Buffon lo è stato.
Io giocavo in porta. Il mio mito è stato sempre Dino Zoff e mi ci sono voluti anni per ammettere, con me stesso intendo, che Gigi è stato, semplicemente, il migliore portiere che abbia mai visto. Il migliore di tutti i tempi non so, non c’ero. Ma Buffon è molto altro. Dopo la sciagurata eliminazione con la Svezia ha detto una cosa sulla quale credo si sia riflettuto poco: “Abbiamo fallito anche a livello sociale”. L’eliminazione dalle fasi finali di un mondiale è in fondo la metafora di un paese che non riesce a risollevarsi. Lui l’ha compreso, in qualche modo, e se ne è fatto carico. Sin troppo, direi. Ha dimostrato non solo di essere un campione, ha dimostrato di avere uno spessore che le nostre classi dirigenti, del calcio e non solo del calcio, raramente dimostrano di avere.

 

 

 


Non sono foto seducenti, eppure stai mostrando la bellezza del calcio. Che può raccontarne sempre una nuova, che eredita il passato ma può inventarsi ogni maledetta domenica e confondere i valori: la tattica, l’istinto di sopravvivenza, la voglia, la necessità….Sono molti i fattori che possono pareggiare e superare la tecnica, quando è solo esercizio elegante. Possiamo anche scommettere che, se ci fosse una terza foto, sarebbe Juventus-Bologna 3-1…
Per ragioni di età, ne ho viste tante di squadre fare contro di noi la partita della vita e crollare miseramente la domenica successiva. Mi verrebbe da dire: è il calcio, bellezza. Poi però mi viene in mente quello che mi hanno detto, a distanza di un giorno l’uno dall’altro, il mister di mio figlio e la sua prof. di italiano: ha grandi mezzi, potrebbe essere una punta di diamante, ma tende troppo a tirar via, deve imparare a pretendere di più da se stesso. E’ la testa, bellezza, altro che. Solo che mio figlio ha 12 anni…

 

 

 


È un’attesa. Quindi un momento incantato, pieno di promesse e illusioni. Nessuna delle quattro squadre di vertice (Juventus, Napoli, Inter, Roma) aveva la reale necessità tattica di questo attaccante, tutte avevano bisogno di questo talento. La Roma ha avuto coraggio. I tifosi juventini hanno un solo modo per non rimpiangerlo: vedere invecchiare Dybala con la maglia bianconera.
Non stiamo parlando di un legamento del ginocchio che torna o non torna a posto. Spero solo che nessuno si trovi mai nelle condizioni di dire alla sua famiglia: eppure abbiamo fatto tutto il possibile. Gli auguro ogni bene, ma non credo che riuscirò mai a vederlo giocare senza pensare a questo.

 

 

 


Gli stadi come unità di misura dei dirigenti, politici e sportivi. Dobbiamo ritornare agli appassionati: fare qualcosa per loro. La conosci la storia di quella squadra che da sei anni gioca in uno stadio nuovo, bello, caldo, suo, e da sei anni vince lo scudetto? Ma la vicenda romana la vivo dappresso: le autorità (!) cittadine hanno cantato vittoria per aver ridimensionato le opere d’interesse pubblico collaterali al nuovo stadio. Insomma, non esageriamo: diamo alla gente uno stadio coperto, ma mica ce li vorremmo portare in tram, bus, o metropolitana? Qui si discute di un ponte: cosa c’è di maggiore e più nobile di costruire ponti?
Se bastasse una telefonata tra due ministri a risolvere un problema, l’Italia avrebbe un’economia florida, una giustizia che funziona, un’amministrazione pubblica efficiente, eccetera. Ma l’Italia è un paese strano e Roma è una città ancora più strana (certo, se ci fosse un sindaco sarebbe meglio). Per dire: dieci mesi fa un ministro e un presidente di Regione hanno consegnato alla cittadinanza di Ostia una palestra pubblica, apertura prevista a giugno. Ma un giorno manca un documento, un giorno manca un’autorizzazione, un altro giorno ancora, magari, un timbro. Il Campidoglio dorme. Morale, la teorica palestra non è mai stata inaugurata. Non si capisce bene se per cialtronaggine o boicottaggio. Al posto di un tifoso romanista non sarei molto tranquillo.

 

 

 


L’eliminazione umilia il calcio italiano più di quanto meritasse: vogliamo cambiare tutto, la generalizzazione conforta sempre, è un’ipocrisia accettabile e in questo caso anche sperabile: c’è stato tolto un sogno, siamo stati espropriati di un pezzo della nostra vita, vogliamo i danni risarciti, io vorrei solo tornare a vivere in stadi pieni di gente.
E poi, ogni quattro anni, lasciarmi trasportare via da questa cosa che è cultura, gioia, lotta: è vita.
Non appartengo al partito di quelli che tifano contro la Figc perché Calciopoli ecc ecc. Non perché Calciopoli non sia stata una schifezza ma perché penso che la nazionale di calcio sia molto di più dell’espressione del nostro movimento calcistico. Per questo sono molto deluso e dispiaciuto della nostra mancata qualificazione. I guai del nostro calcio vengono da molto lontano, anche da prima di Calciopoli direi. Il disastro era abbastanza annunciato dal famigerato decreto spalmadebiti del 2003, il cui messaggio fu: bene, bravi, continuate così senza cambiare mai una mazza (non è il caso che ricordi che la Juventus non ricorse allo spalmadebiti, no?). A lungo termine ecco i risultati. Avrei gioco facile a prendermela con Ventura, Tavecchio e compagnia varia. Troppo facile e anche inutile, a questo punto. Si sa che al circo, quando l’acrobata si schianta al suolo, entrano i clown. Ecco, a un certo punto sono entrati Tavecchio e Ventura.