Il senso di Agnelli, VAR & co.

di Giacomo Scutiero |

Dall’intervista fotografica de “Il senso della vita” di Paolo Bonolis a quella di Juventibus: cinque immagini, cinque estemporanee ispirazioni; guardare e commentare, senza pensarci su. Scutiero proietta le diapositive; W.Signori libera le sensazioni.


 


Mai come ora Agnelli Andrea e Juventus FC si fondono, sono uno l’immagine dell’altra e viceversa. A lui e alla sua lucidità si deve tutto, è il presidente che vorrei: parla poco e agisce molto; niente fumo, tutto arrosto. È la Juve anche perché ne ricalca lo spirito più profondo: sempre avanti rispetto ai tempi. Con lo sguardo verso il futuro e mai abbastanza verso il passato. Così certe lezioni passano, ma non restano…E noi col disinfettante in mano e l’ovatta sopra alle ferite.

 

 

 


Snodi. Quelli della vita, e del calcio, che spesso si inseguono e si incrociano. E poi quella straordinaria capacità della Juve di complicarsi sempre la vita, di ridursi “all’ultimissimo momento” e la forza di venirne comunque fuori. In quella sfida con l’Olympiacos c’è tutto questo: il vantaggio, la follia di prendere il pareggio 2 minuti dopo, il baratro dell’1-2 nel secondo tempo con vista sull’eliminazione dai gironi di CL e poi il risveglio in 2 minuti, tra carambole sul piede del portiere greco e assist finiti male ma in realtà benissimo di Pogba.
E poi vabbè… per non farci mancare nulla l’errore di Vidal (“chissà cosa sarebbe stato” col guerriero ancora dalla nostra parte, quello che in guerra te lo porti sempre) su quel rigore che avrebbe potuto darci il vantaggio anche negli scontri diretti…
 

 

 


Metamorfosi. Dal progetto di campione al campione reale. Qualcosa che va pure oltre i gol segnati in questo primo mese e mezzo. L’ultima fase di ogni metamorfosi è la consapevolezza, solo dopo averla raggiunta si riesce a volare. Paulo Dybala quest’anno sembra averla raggiunta: non solo nei suoi mezzi (ce l’aveva anche prima), ma nel suo ruolo di leader tecnico. E poi tira anche col destro!

 

 

 


Estate ‘96…Ho faticato a crederci quando uscirono le prime indiscrezioni, è stato come viaggiare indietro di 21 anni. “Comunque vada sarà una cosa breve”, mi disse un tuo collega. Bonucci è stato uno dei marchi di questa Juve fenice risorta dalle proprie macerie come lo Stadium dal Delle Alpi. Ha impersonato la Juve, è stato la Juve (fuori e dentro il campo), nel bene e nel male, soprattutto dopo l’abbandono di Conte. Si è preso la responsabilità di esserne tifoso, di dare voce ai tifosi. È saltato giù alla prima finestra. Peccato…Continuo a credere che ci abbiano rimesso tutti, ma per ora un po’ più lui. Vederlo con la fascia di capitano mi ha colpito: i discorsi da leader, quelli da film americano, li ha imparati a fare bene anche se con inflessione laziale. Quanto a essere leader in difesa, beh…Ci vuole più che caramelle all’aglio e un motivatore svalvolato. E poi si sa che il Milan è vessato dagli arbitri, mica come la Juve…
Estate ’96, dicevo: in un attimo la Juve moggiana senza cuore sul mercato vende il mio primo vero capitano: Vialli. Lui per me era la Juve e tutto ciò che questo significava. Piansi con una promessa: “Mai più”. Feci bene.

 

 

 


Dubbi e certezze. Dubbi: tocca prima il pallone o il giocatore? Cambia davvero qualcosa? (penso a Reina su Cuadrado in coppa italia o a Mignolet su Vardy sabato in Leicester-Liverpool)
Soprattutto: dov’era il VAR? e l’AVAR? Chi li ha pagati per bloccare l’inarrestabile cavalcata della temibile Fiorentina? La verità è che ho il terrore succeda qualcosa del genere in favore della Juve…Non ci resterebbe altra soluzione che l’esilio. Certezze: la discrezionalità dell’arbitro rimarrà sempre e questa sarà, come sempre, l’unica vera discriminante.