La vocina che c’è dentro di noi (coscienza di uno juventino)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

tifosi juventus stadio

L’ennesimo campionato vinto volge ormai a conclusione, si ripropone però il dilemma che ogni anno attanaglia la mia giovane coscienza calcistica: ma la prossima stagione la seguirò, oppure no? Devo ammetterlo, è un problema che un vero tifoso non dovrebbe mai porsi e che, per fortuna, spesso riceve facile soluzione: non appena viene assestato qualche clamoroso colpo di mercato o al solo pensiero di poter mettere nuovamente a tacere i vincitori del campionato d’agosto alzando il trofeo nel maggio successivo, ecco che la mia passione si riaccende e con essa l’amore per la nostra fantastica squadra. Ma una vocina nella testa potrebbe ancora resistere, adducendo le sue ragioni per convincermi a smettere di tifare Juve.

Il calcio è una gran perdita di tempo?

Mi sembra di sentire mio padre, cara vocina maligna, che si è dovuto convertire alla passione calcistica durante la mia adolescenza, nonostante lui amasse tanto l’atletica. Il fatto, come ho sempre provato a spiegargli, è che il tempo che ti sembra che io stia perdendo mentre guardo la Juve, mentre soffro, piango, mi arrabbio, gioisco, esulto e ammiro le prodezze dei miei idoli, è in realtà un tempo ben speso: quelli sono momenti che arricchiscono la mia fantasia, il mio senso del bello, il mio amore scatenato per persone che non conosco e con cui non ho mai veramente condiviso un attimo della mia vita, quelli sono momenti che elevano il calcio a quello stato “artistico” o “religioso” a cui potrà sempre solo aspirare, ma mai, credo, raggiungere. Si dice che il calcio è metafora della vita e io, che spero di vivere ancora per molti anni, dal calcio e dalla Juve in particolare, penso di avere ancora molto da imparare, ma di aver già capito qualcosa: nella vita possono provare a distruggerti, ma, se sai di valere qualcosa, ritornerai più forte di prima.

Perché vuoi alimentare un business e un ambiente in cui c’è un giro di soldi immenso?

Beh cara vocina, in quale sport professionistico le cose non vanno così? Questo vorrebbe forse dire che dovremmo smettere tutti di tifare perché un calciatore guadagna molto più di un operaio che lavora 8 ore al giorno? Sappiamo tutti che in un certo senso questo è sbagliato o almeno esagerato, ma forse ci dimentichiamo troppo presto di quello che un qualsiasi giocatore ha dovuto fare per raggiungere il livello che ha, quanti sacrifici lui e la sua famiglia hanno sostenuto e quanti ragazzi come lui non ce l’hanno fatta, per una serie innumerevole di motivi; non si diventa Marchisio a caso, Buffon non rischia di vincere il Pallone d’Oro a quarant’anni perché è bello, ricco e famoso, Chiellini non si è laureato solo perché ha tanti soldi e molto tempo libero. Nelle cose bisogna crederci, e loro ci hanno creduto molto più di tanti altri, ogni giorno e per tanti anni della loro vita. Non posso risponderti in modo definitivo vocina, ma so che il calcio, almeno per me, non è una questione di stipendi, ingaggi o fantomatici fatturati; certo, è anche questo, questi elementi fanno parte delle regole del gioco, ma io seguo la Juve per quanto ti ho detto prima. Le emozioni, per me, vengono prima del discorso economico.

Non sei stufo di vincere scudetti? Beh, poi se perdi ancora in finale…

Inizio con il ricordarti che la finale ce la dobbiamo ancora giocare (e vedi di non gufare come fa il resto dell’Italia calcistica) e proseguo ricordandoti che nel DNA della Juve come squadra è scritta la parola “vincere”. Questa caratteristica, ormai decantata anche dai nostri avversari, per me non è una faciloneria da bar o un motto di spirito bello da citare, non è nemmeno uno stile di pensiero, una filosofia di vita, né un mantra: è invece una convinzione, un sentimento profondo, un sentire comune della società, dello spogliatoio, dei tifosi, di tutto il mondo Juve e della sua storia, che si comunica ai nuovi arrivati fin dai primi momenti. La maglia della Juve deve essere la maglia di chi vince, per una necessità quasi morale, storica, su cui davvero servirebbe riflettere filosoficamente. E poi te lo devo proprio dire, questo è il momento migliore per tifare Juve! Nella storia non c’è mai stato un momento come questo, abbiamo appena riscritto la storia del calcio italiano e aspettiamo di vedere quella che, forse, è la partita più importante per il mondo Juve negli ultimi vent’anni. Perché diavolo dovrei smettere proprio ora? E se perderò ancora fa niente, soffrirò come la Juve mi ha insegnato a fare, ma saprò anche che le prospettive per il futuro sono più che rosee: la società è solida, lungimirante, in continuo miglioramento e promette di portare a Torino giocatori che fino a qualche anno fa erano solo sogni di fantamercato. Nell’élite del calcio mondiale ormai ci siamo tornati, manca “solo” il balzo finale.

Sento che ormai questa vocina si affievolisce, sparisce nuovamente nelle profondità della mia coscienza per tornare, chissà, a risvegliarsi fra qualche mese e per ricordarmi che in fondo vorrei smettere di tifare, ma proprio non posso.

 

di Riccardo Yuri Carlucci