Sei lettere: Dybala (o chi per lui)

di Luca Momblano |

dybala

Fa un certo effetto dover disquisire, ancora una volta, del numero 10 della Juventus. Nel dopo Del Piero ci si è trovati costretti ai saluti con Tevez e al saluto di Pogba, e per combattere ogni nostalgia ci si è aggrappati allora per qualche mese a Paulo Dybala. Oggi il numero 10 è quasi alla stregua di uno dei tanti, con il 7 di Cristiano Ronaldo a farla da padrone e le riflessioni in casa Juventus che non guardano mai in faccia nessuno (vedi Higuain o lo stesso Del Piero o il quasi dimenticato Buffon) e che guardano sempre bene negli occhi la realtà. Al punto da non aggiudicare a chicchessia la doppia cifra mistica per ben due stagioni. Ma questo è un altro discorso ancora, un discorso superato, forse addirittura spazzato via.

Questa realtà è che Paulo Dybala, nel solo anno della numero 10, è riuscito a costruire un intero mondo ideale intorno a sé prima ancora che iniziasse la campagna Champions, salvo poi ingabbiarsi, infortunarsi, isolarsi e dunque erodere la prima crosta di quel mondo che non ha mai illuso Massimiliano Allegri. L’argentino è poi tornato all’amor proprio, al ruolo di seconda punta, espugnando Wembley con una sola accensione e tirando a campare fino al settimo scudetto consecutivo di questa vita.

Descritta la parabola, andiamo ai fatti: Dybala è stato il top-scorer bianconero in una stagione trasversalmente considerata da sei al sette. Gli storici estimatori, tra cui chi scrive, sono anche disponibili ad arrivare al sette più. Troppo poco (e quando la Juve tira le somme, non c’è capriccio che tenga) anche perché al terzo anno la crescita di Dybala non è stata pluridimensionale se non per parentesi allucinogene, se ne ricordano almeno ma non molte di più due tra gennaio 2017 e maggio 2018, alle quali tutti i tifosi della Juventus vorrebbero essere divenuti dipendenti al punto da esserne assuefatti.

Dalla realtà al realismo il passo è breve. E Allegri non è certo un idealista, o per lo meno non lo è più da un bel pezzo, da quando il Milan si smontò nel 2012 e glielo smontarono dall’anno successivo. Su Paulo Dybala è passato un messaggio chiaro: non è più un picciriddu da proteggere e difendere, e da quando Allegri ha iniziato a meditare un progetto tattico semi-stabile dopo gli acuti ormai lontani del 4231 la prospettiva su Dybala è mutata sensibilmente. E allora, con Ronaldo & co. in atterraggio, cosa è lecito aspettarsi?
Primo: che Dybala si adegui e che le risposte siano progressive per non doversi rendere definitivamente conto che nel 433 del mister Paulo Dybala in valore astratto non c’è.
Secondo (conseguente): se un innesto ideale tra centrocampo e attacco fosse possibile con la cessione di Dybala, Allegri avallerebbe anche se magari non proprio a cuor leggero e senza chiedersi se si poteva fare di più.
Terzo (contestuale): per prendere in considerazione la cessione di Dybala, tra i 90 e i 100 milioni potrebbero drammaticamente bastare, serve un acquirente credibile e concreto. Qualcosa più del chiacchierato Liverpool, mai intercettato seriamente in Italia per la Joya. Ecco spuntare un interessamento del Paris Saint-Germain invece serio, provato, chissà a cosa destinato.

Il sunto è che, a poco più di quindici giorni dalla chiusura della sessione più entusiasmante della recente storia bianconera, la logica che viene sospirata nei corridoi della lussuosa Continassa è qualcosa del tipo “architettare le giuste uscite senza toccare più la titolare e pensando ancora a un ultimo sfizio”.
Dybala è dentro questa titolare? Tutti lo vogliono, ci vuole la squadra che lo prenda (senza più che la Juve debba scegliere di affidarsi a Dybala) e che lui si prenda una nuova fiducia. E’ un percorso per cui non basta una nuova tripletta.
E se Dybala, come un fulmine, andasse via anche lui alle soglie di un agosto al quale tante protagoniste mondiali si affacciano senza aver fatto ancora vero mercato? Sei lettere: panico. Sei lettere: bomber. Sei lettere: grazie. Sei lettere: dolore. Sei lettere: Moment. Sei lettere Morata o sei lettere Falcao: c’è poco da girarci intorno visti gli obiettivi che non sarà mai più possibile non dichiarare.