Il segreto di de Ligt

di Giulio Gori |

Quando la scorsa estate la Juventus ha acquistato Matthjis de Ligt per 85 milioni di euro, più d’uno ha storto il naso. In pochi per la verità hanno sollevato obiezioni sulle qualità di un giocatore giovanissimo, ma, in modo nient’affatto peregrino, molti hanno invece espresso perplessità sul fatto che si spendeva per una promessa quanto di norma si investe per un giocatore fatto e finito. E del resto, per quanto si possa essere forti da giovani, non c’è mai una traccia scritta su quali saranno i margini di miglioramento. Eppure, se c’è un giovane su cui è possibile sbilanciarsi, questi è proprio Matthjis de Ligt.

Perché l’olandese ha un segreto. Il segreto non sono le sue caratteristiche, che conoscevamo ad Amsterdam e abbiamo approfondito a Torino: una forza fisica devastante, usata per portare marcature preventiva molto aggressive, una buona velocità specie in relazione alla stazza fisica, ottime qualità sul gioco aereo, pochi falli e tanti interventi puliti, piedi più che discreti e inoltre un’eccellente concentrazione, unita a una capacità rara per un giovane, ovvero quella di saper marcare l’uomo: quest’ultima è una caratteristica che non viene esaltata dal gioco di Sarri, ma che talvolta emerge malgrado la zona pura che la Juventus applica anche sui cross. E non è un caso, visto che lo scorso anno – ma questo è solo un piccolo segreto – sulle cronache olandesi uscì l’intervista a un vecchio compagno di scuola superiore che svelò che de Ligt aveva già gusti raffinati: il suo idolo del liceo non era Messi, non era Cr7, ma un certo Andrea Barzagli. Insomma, l’olandese ha la stoffa e, anche se non possiamo prevedere il percorso di crescita di un ventenne, sappiamo che di quel percorso ha già percorso molti chilometri. Tanto più in un ruolo in cui di solito si arriva ai massimi livelli superati i trent’anni.

Ma un acquisto da 85 milioni di euro, in questi mesi, ha scatenato un gigantesco tira e molla che si è sviluppato da una domenica e all’altra, rimbalzando tra commenti televisivi, articoli di giornale e tweet di tifosi: de Ligt è un fenomeno o un bidone? Una categorizzazione manichea, ovviamente ribaltata a piacimento e senza alcun imbarazzo a seconda dell’ultima prestazione, che farebbe solo sorridere se non fosse che rappresenta la minaccia più grave per un giovane: si tratta di una pressione, tipica dell’ambiente calcistico italiano, che ha già sportivamente ammazzato tantissimi giovani promettenti, ragazzi che a vent’anni erano evocati come fuoriclasse e che a ventuno sono stati mandati a svernare in tribuna. E, ovviamente, senza più giocare, ci sono rimasti. Mentre all’estero i giovani non migliori dei nostri li lasciavano crescere in pace per poi vederli vincere i Mondiali.

Ma de Ligt ha un’arma in più. E qui sta il suo segreto. Quando un giocatore sbaglia un intervento, un anticipo, anche non decisivo, incassa il colpo. Di solito, gli si può leggere la burrasca nel volto. E all’intervento dopo, o evita di rischiare l’anticipo e gioca d’attesa, oppure al contrario – per ri-caricarsi e per non far esaltare l’avversario – non cerca neppure la palla ma va a fare fallo. De Ligt, invece, anche quando sbaglia, che siano piccole o grandi situazioni, non fa mai una piega. Il suo sguardo sembra il mare in bonaccia, impassibile, la sua bocca non fa mai una smorfia. Sarà una caratteristica dei nordici che poco ha a che fare con i sentimenti che prova davvero? No, se guardiamo con attenzione ai suoi movimenti nelle azioni successive a un errore: mai un’esitazione, mai un passetto avanti o indietro, sempre dritto all’obiettivo, sempre alla ricerca del pallone pulito, come se un attimo prima non fosse successo niente. Come fosse di marmo. Per un portiere e un difensore, per i quali conta più l’affidabilità che il gesto che fa la differenza, per i quali l’errore pesa davvero, riuscire ad assorbire in pochi attimi il piccolo o grande fallimento è un risultato che arriva dopo anni di esercizio, di esperienza. Su questo fronte l’olandese a vent’anni è già avanti a chi ne ha dieci più di lui. Su questo fronte possiamo star tranquilli: de Ligt, che oggi è già molto molto forte, domani non si farà abbattere dalle critiche, né si lascerà piegare le gambe da qualche partita sbagliata. Fare previsioni è sempre molto rischioso, ma se c’è un giovane su cui scommettere un euro, un’idea potrebbe essere un ragazzo biondo, di metro e ottantanove, che gioca col numero 4 in una squadra di Torino che di recente ha vinto qualche scudetto.


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