Sedici anni senza Umberto Agnelli

di Nevio Capella |

Nell’immaginario collettivo se dici Agnelli la prima figura che viene in mente è inevitabilmente quella gigantesca dell’Avvocato , ed è grazie solo a questi ultimi dieci anni di rinascimento bianconero che, eventualmente, la seconda opzione è subito a ruota quella del giovane Andrea.
Ma c’è un Agnelli, “l’altro Agnelli”, che ha vissuto un’esistenza altrettanto importante da imprenditore, politico e uomo di sport spendendola silenziosamente e decisamente in maniera più sobria all’ombra del fratello maggiore.
Parliamo di Umberto, il padre di Andrea, che ci ha lasciato esattamente sedici anni fa.

Il Dottore, come era chiamato pubblicamente quasi in contrapposizione a suo fratello, è stato un uomo di juve molto più di quanto si possa pensare anche se proprio a causa del suo carattere diametralmente opposto a quello del fratello ha avuto molto meno luci della ribalta, e un’immagine decisamente meno iconografica da tutti i punti di vista.
Umberto è stato innanzitutto presidente della Juventus (il più giovane ad assumere tale carica di tutta la nostra storia) dal 1955 al 1962 griffando il nostro palmares non solo con tre scudetti e due coppe Italia ma anche con acquisti di giocatori come John Charles e Omar Sivori destinati poi a diventare autentiche icone del club bianconero, in un periodo in cui per due anni ha ricoperto anche il ruolo di presidente della Figc.
Lasciato spazio alle lunghe gestioni di Catella e Boniperti, Umberto tornò alla Juve dopo trent’anni, nel 1994, prendendo le redini del “giocattolo di casa” e sostituendo di fatto suo fratello nel ruolo dirigenziale di massima voce in capitolo, seppure con una “semplice” carica di presidente onorario.

Fu grazie a lui che iniziò il lungo ciclo della Triade e un’incetta di vittorie seconda per numero solo alla gestione Boniperti, caratterizzata dal passaggio a Torino di grandissimi campioni e che segnò il ritorno della Juventus ai vertici del calcio europeo e mondiale, dopo una lunga parentesi difficile durata quasi un decennio.

Alla morte dell’Avvocato assunse finalmente anche la carica di presidente della Fiat dopo averlo affiancato costantemente ai vertici dell’azienda di famiglia seppur restando sempre defilato e lasciando che suo fratello ne fosse sempre l’uomo immagine, proprio come accaduto a lungo alla juventus, ma purtroppo per lui questo ruolo durò poco più di un anno fino alla morte, nel segno di un’esistenza contraddistinta troppo spesso da eventi luttuosi per lui che era nato orfano di padre e perse la mamma dopo appena un anno di vita.

Come l’Avvocato, dovette sopportare la perdita di un figlio, Giovanni Alberto, che doveva essere l’Agnelli del futuro in ambito calcistico e non solo, oltre che di due gemelli morti pochi giorni dopo essere nati.
Come l’Avvocato, ha avuto la juventus nel cuore fino agli ultimi giorni della sua vita come testimonia la designazione di Fabio Capello come nuovo allenatore data a Luciano Moggi e Antonio Giraudo poco prima di morire.
Più dell’Avvocato però, è riuscito comunque a dare un futuro griffato da quel cognome alla squadra di famiglia con suo figlio Andrea, nato assieme ad Anna dal secondo matrimonio del Dottore.
Sicuramente il migliore regalo che potesse farci.


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