Il secondo impianto della Juve e il destino di Vinovo

di Luca Momblano |

Affascinante a sapersi, ma il fatto che sussistano degli studi di fattibilità a proposito di uno Juventus Stadium 2.0 da costruirsi ex novo (e con ogni probabilità sulla medesima superficie dell’Allianz) e magari in tempi record – quando sarà ora – in vista dell’estate del 2023 non deve sorprendere né lanciarsi in sguardi che vadano troppo oltre il naso della grande realtà che l’intero universo bianconero sta vivendo: l’incastro della cosiddetta e ancora non ben definita Nuova Champions (2024, appuntamento con la storia), la scadenza dell’accordo contrattuale con il colosso assicurativo tedesco (contestuale allo scadere della concessione dei diritti di naming stipulato sulla base di 12 anni con la celeberrima società terza, sempre teutonica, SportFive) e il legame sempre più stretto, e forte, e sinergico, con un Adidas potenzialmente “pronta a discuterne” sono ancora troppo per un articolo di documentazione giornalistica.

Discorso radicalmente diverso per ciò che invece incombe a proposito della pianificazione industriale (e in questo caso immobiliare) di un club che ha inserito nel motore una marcia dopo l’altra e che ha fissato una velocità di crociera nel progettare i propri passi che chiama nuovi investimenti e nuove scelte praticamente anno su anno. In questi giorni è in rifacimento la cartellonistica, nonché l’asfalto dei parcheggi interni, sul lato Ovest, ma questa è routine anche se da ciò che risulta verrebbe aggiornata la viabilità in chiave parcheggi esterni nell’estate prossima. Routine della routine. Semplice manutenzione, ma fatta a regola d’arte. E lo Stadium diventa sede, la sede diventa nuovo centro di allenamento, i campi e le strutture diventano hotel. Prossimo passo: l’hotel diventa una seconda arena e la seconda arena può diventare intero settore giovanile appena al di là della strada.

Per andare nel dettaglio, si tratta di riscontri concreti su progetti già in qualche modo annunciati. In particolare il secondo campo di gioco per il pubblico, per partite alle quali dare tenore, una casa, una cornice: il campionato femminile, il progetto U23, i big match Primavera e fasi finali nazionali dell’agonistica. E perché no eventi, grandi tornei, kermesse scuola calcio e chi più ne ha più ne metta. Ma dove sorgerà l’impianto? Nella lingua di terra tra strada Continassa e corso Ferrara (dove sorge tuttora lo scheletro del Palastampa che fu), probabilmente più verso l’angolo con via Traves per una questione di logistica degli ingressi e di spazi adeguati per l’accesso in direzione degli spalti. Capienza mirata: 4.500 spettatori.

Il discorso settore giovanile è più embrionale, ma la Juventus avrebbe già messo seriamente sul tavolo l’ipotesi di dismettere l’imponente centro di Vinovo (che è esattamente dall’altra parte della città) facendo fruttare la superficie che va oltre in direzione ovest, cioè oltre quello che oggi è per esempio il lato d’ingresso dell’ala sportiva del centro di allenamento della Continassa. Proprio al di là di via Traves. E’ dunque un ragionamento in essere, ma fondato. D’altronde l’ex mattatoio e il consorzio del mercato ittico di Torino fanno parte del passato della città. La Juve di Agnelli, è evidente, rappresenta presente e futuro con otto scudetti già sul groppone. Il tutto in un’area – ripetiamolo fino a recitarlo a memoria – che può rispondere al degrado delle periferie unicamente attraverso chi crede che Torino possa essere al centro della geografia di determinati settori. Anche storici fuori dal centro storico.


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