La seconda vita bianconera di Leonardo Spinazzola

di Davide Rovati |

Leonardo Spinazzola conta ad oggi due convocazioni con la prima squadra della Juventus. L’ultima è quella di Empoli di sabato scorso; per trovare la prima invece bisogna risalire a un Cesena-Juventus del marzo 2011, con l’esterno di Foligno a guardare dalla panchina la triste rimonta dei romagnoli da 0-2 a 2-2.

Sette anni e mezzo fra una convocazione e l’altra, già da solo un dato sufficiente per rendere la storia di Spinazzola degna di essere raccontata. A maggior ragione in questo periodo in cui i giovani in orbita Juve non escono mai indenni dal turbine di prestiti successivo alle stagioni in Primavera.

Spinazzola arriva in bianconero tardi, a 17 anni, con le credenziali di ala destra veloce e dribblomane. Trascorre due ottime stagioni in Primavera, la seconda condita da un grande Torneo di Viareggio in cui è premiato miglior giocatore. Poi cominciano i prestiti: sei mesi anonimi a Empoli, sei mesi disastrosi a Lanciano, un’intera stagione (13-14) a Siena in Serie B, che gli vale la prima chiamata dell’Atalanta e un fugace esordio in Serie A (14-15); poi di nuovo sei mesi in B col Vicenza e infine la prima stagione (15-16) giocata interamente da titolare col Perugia di Bisoli, quasi sempre sulla corsia di sinistra.

Quando Spinazzola torna all’Atalanta, a 23 anni compiuti, in pochi si aspettano la sua consacrazione. Invece Gasperini ne fa un punto fisso della sua Atalanta più bella, quella che conquista la qualificazione in Europa League. 30 presenze in Serie A condite da 5 assist, partendo sempre da quarto di centrocampo a sinistra, a tutta fascia. Un bottino che gli vale la chiamata della Juventus, poi rassegnatasi dopo un tira e molla con Percassi e Gasperini a lasciare l’esterno a Bergamo per un’altra annata e farlo così esordire in Europa. La storia recente, infortunio incluso, la conosciamo tutti.

Trovo quantomeno curioso che quando pensiamo al posto di Leonardo Spinazzola in questa Juventus tutti noi lo collochiamo ipoteticamente in un ruolo che in realtà non ha quasi mai ricoperto in carriera, cioè il quarto di difesa a sinistra – riserva di Alex Sandro. Del resto, dove altro immaginarselo, in una squadra in cui Douglas Costa e Bernardeschi faticano ad accumulare minuti?

Resta la perplessità di natura tattica: Spinazzola non nasce difensore e non lo diventa nel corso degli anni. Ne sa qualcosa proprio la Juve, che ha sfruttato la sua fragilità in marcatura per andare a rete in due occasioni nel corso di una sfida a Bergamo di due stagioni fa. In quella circostanza furono un goffo autogol su punizione e una palla sopra la sua testa per l’inserimento di Dani Alves, due occorrenze accomunate da una lettura errata delle traiettorie e una scarsa propensione a “sentire” l’uomo. Proprio per questo non ho il minimo dubbio che, se fosse arrivato alla Juventus un anno fa, sarebbe stato proposto soprattutto come esterno alto, o al massimo come tornante in un centrocampo a 5.

Quest’anno però Allegri sembra avere inserito un’altra marcia per quanto riguarda le caratteristiche dei suoi uomini di fascia. A destra ha proposto in pianta stabile Cancelo e Cuadrado, giocatori che hanno grande abilità tecnica nell’1vs1 e che interpretano il ruolo con coraggio e intraprendenza, preferendo giocate progressive a giocate conservative.

Nel suo piccolo, Spinazzola è molto simile: le cose migliori a Bergamo le ha fatte vedere nella metacampo offensiva, grazie anche ad una grande intesa con il Papu Gomez che gli dettava i tempi d’inserimento con i suoi movimenti a tagliare dentro il campo.

La sua dote principale è senz’altro il passo, non bruciante nei primissimi metri, ma davvero letale se gli si permette di allungare la falcata. Per questo i suoi dribbling spesso non sono simili ai ricami di pura tecnica di Joao Cancelo, ma ricordano semmai le cavalcate più inesorabili di Alex Sandro.

Con una grande differenza rispetto al brasiliano: Spinazzola nasce destro naturale e diventa di fatto ambidestro con Gasperini, abituato a guadagnare il fondo e piazzare – bene – la palla col sinistro. Un movimento che difficilmente rivedremo in bianconero, un po’ perché attacchiamo spesso contro squadre dal baricentro molto basso, un po’ perché Allegri chiede ai suoi esterni di venire dentro il campo a giocare la rifinitura dall’angolo dell’area anziché attaccare la linea laterale fino in fondo. Chissà allora che la sua confidenza con il piede destro non diventi una variante molto utile e apprezzata dal tecnico livornese.

In attesa del suo esordio ufficiale, dell’oggetto misterioso Leonardo Spinazzola possiamo già dire con certezza una cosa: per affermarsi a Torino, in questa Juve di superstar, dovrà dimostrare di saper andare oltre i suoi limiti. Dovrà alzare il livello, farci vedere qualcosa che finora nella sua carriera abbiamo solo intravisto. Una missione complicata per un giocatore classe ‘93, già pienamente formato nei pregi e nei difetti, resa ancor più difficile dall’infortunio che gli ha sottratto la preparazione e i primi mesi della stagione. Dalla sua però Spinazzola ha la consapevolezza di chi questo ambiente lo conosce già. Tutto sommato una carta non da poco.