Una seconda giovinezza per il senatore Juan Cuadrado

di Francesco Cionfoli |

Nel calcio moderno ci sono giocatori da non collocare fuori dalla loro zolla, e giocatori così duttili, adattabili e plasmabili da cambiare spesso ruolo, col cambiamento che, si sa, può generare effetti positivi e andare oltre la fugace soluzione di emergenza; si, perchè Cuadrado terzino destro è stata una scelta obbligata, causata dalle continue defezioni in quel ruolo, ma anche una scelta logica e naturale per coprire il numero 4 di terzini totali nella squadra bianconera.

La logica, o magari una strategia dirigenziale silenziosa, ha voluto che l’intuizione geniale allegriana (solo una tra le innumerevoli della sua gestione), si sia convertita in solida certezza; certo, ciò che più preoccupa di un’ala offensiva abbassata sulla linea difensiva è appunto la fase di difesa: le diagonali, la postura nel marcare, il correre in diverso modo in base a palla e avversario, il tenere la linea muovendosi in armonia con gli altri tre, non sono meccanismi innati in un giocatore che per mestiere fino a 30 anni ha sempre dovuto e voluto offendere. Tuttavia, la duttilità, la buona volontà, lo spirito di adattamento, la voglia di giocare ( con un Sarri sempre più votato al 4 3 1 2 il colombiano non avrebbe altre collocazioni) possono rivelarsi armi giuste per imparare velocemente a cambiare pelle: a tutto ciò si aggiunga un dettaglio che fa la differenza, Andrea Barzagli.

Nel suo quinto anno di Juve Juan Guillermo Cuadrado, dopo aver ricoperto il ruolo di ala in diversi moduli e persino la mezz’ala di centrocampo, si ritrova e riscopre così terzino destro nell’ultima fase della sua altalenante carriera. Badate bene che l’altalena è solo l’emblema, ahimè, della sua continua fragilità fisica; nei suoi anni di Juve il colombiano ha sempre reso tanto a inizio e fine stagione (per fortuna è uno che recupera più che velocemente dagli infortuni). Non nascondo la mia assurda e scaramantica paura per questo dicembre alle porte: è il mese in cui Cuadrado entra ai box per uscirne in primavera, quando l’aria si fa calda e la stagione inizia a contare qualcosa. Ma quest’anno da Juan, come regalo di Natale, vorrei la sua integrità e disponibilità in una Juve che senza A.Sandro si appresta a vivere un momento difficile sulle fasce difensive.

Si può inoltre andare oltre il ruolo materiale, quello del campo che forse conta più di tutto: esiste infatti il “ruolo” che ti costruisci fuori dal rettangolo verde, nello spogliatoio, lì dove certe caratteristiche e fattori ti rendono più importante di quando fai una giocata, un assist o un gol (e che gol quello al Wanda del Juan in formato classico). Il colombiano è da considerare ormai un senatore di una squadra in continua evoluzione sotto ogni aspetto; non è tra i primissimi capitani, non è uno che parla tanto nei momenti soprattutto difficili, anzi è uno che con la sua indefessa allegria sembra quasi cozzare col modello Juve. Ma, come già detto, ciò che conta è la resa in campo e l’apporto silenzioso fuori dal campo: Juan sa come fare e in fondo credo fermamente che non ci sia un solo tifoso che abbia rimostranze nei confronti di chi, con l’imminente rinnovo, ha scelto di vestire fino alla fine, seppur con un’altra ed ennesima pelle, la gloriosa maglia bianconera.


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