Se un petardo non indigna

di Davide Terruzzi |

Il pullman della Juventus sta arrivando allo stadio: il Renato Dall’Ara è pronto a vivere una partita attesa a Bologna, città nella quale si vive una rivalità accesa e sentita con la squadra bianconera. Nel parcheggio dell’impianto, come testimoniato da presenti e riportato dai media, si trovano alcuni sostenitori rossoblù: qualcuno lancia un petardo sotto il mezzo di trasporto juventino. L’ordigno esplode non lontano da un poliziotto: per fortuna non ci sono danni a persone. Tanto spavento, si è soliti dire in questi casi, ma anche rabbia da parte della Juventus.

Su queste pagine ho avuto occasione di biasimare gli insulti di Sarri a Mancini, elogiato Irrati per aver fermato Lazio-Napoli a causa degli insulti razzisti nei confronti di un giocatore azzurro; non sono stato ovviamente l’unico: sui giornali, sui siti, sui media si lessero e ascoltarono editoriali indignati, sui social esplosero i commenti di condanna. Ed è stato giusto così, perché la violenza, anche quella verbale, non ha bandiere. Dovremmo tutti amare il gioco del calcio, ma dovremmo anche ricordarci che siamo cittadini: questi tristi episodi dovrebbero farci incazzare in quanto persone dotate d’intelletto e non perché colpiscono la squadra per cui facciamo tifo o sono forti a livello mediatico.

Ora però non leggo editoriali indignati, non vedo intellettuali, twitstar schifati da quanto successo a Bologna. Forse perché tutto questo è successo lontano dalle telecamere? Forse perché  non ritenuto meritevole d’attenzione dai media? So quello che pensano alcuni (perché è capitato alla Juventus), ma non ho alcuna intenzione di farne una questione di parte: tutti dovremmo essere rattristati da questi episodi che hanno a che fare con il calcio, con la sua percezione all’esterno e che continuano a macchiare il gioco. Poteva essere il pullman del Bologna, della Sampdoria, della Fiorentina, dell’Inter: quanto succede è il mix letale di ignoranza, rivalità sportiva che si trasforma in odio, percezione di poter far quello che si vuole dentro e fuori uno stadio di calcio. Esiste una legge e va fatta rispettare. Oggi però tendiamo a non ricordarcelo: questa è tutta l’ipocrisia e la miopia di un certo modo di pensare. E ci s’indigna quando  rende fighi.