Se Buffon urla più di Sarri

di Michael Crisci |

La Juve ha perso la finale di Coppa Italia. Discutere del perchè o del come è oramai pleonastico, tutti hanno detto la propria fin dal rigore di Milik, quindi non sarà su questo che mi soffermerò. La peculiarità di questa finale è stato sicuramente il contorno, il silenzio pneumatico e assordante dello stadio Olimpico. L’unica cosa buona di un contesto simile, osservano alcuni, è che si possono sentire le indicazioni degli allenatori e ascoltare con maggior nitidezza ciò che si dicono i giocatori in campo (e anche gli arbitri, perchè no).

Una delle situazioni più ricorrenti di ieri sera è stato il ritorno a intervalli regolari del vocione di Gigi Buffon, non solo sui calci piazzati del Napoli, ma anche quando la Juventus difendeva o cercava di costruire nella propria trequarti. Buffon urlava e incitava, da capitano in pectore, nonostante il capitano di ieri sera fosse Leonardo Bonucci. Urlava il numero 77, e non Maurizio Sarri. Algido come suo solito, il tecnico toscano non si è quasi mai sentito, come invece, e con continuità, il suo dirimpettaio Gattuso.

Se a un primo impatto può sembrare un dettaglio insignificante, credo che questa sia un po’ la fotografia del momento attuale della Juventus, che ha semplicemente ripreso il filo del pre Covid, tolta la gara con l’Inter (forse i 180 minuti contro i nerazzurri rappresentano davvero l’eccezione che conferma la regola). Una squadra che non si fida ciecamente del proprio tecnico, ma soprattutto un tecnico che non ha più la grinta necessaria per essere un martello per i propri giocatori, che lascia passivamente ai leader della squadra il compito di cercare di dare le giuste motivazioni al resto del gruppo.

La speranza del sottoscritto, per quanto potesse valere, era che tra la squadra e il tecnico potesse emergere un crescente rapporto umano nell’ultimo mese di fitti allenamenti, quel rapporto che nei primi mesi della stagione sembrava non essere mai nato. Una necessità, quella umana più pregnante di quella tecnico-tattica, ancorchè progettualmente, la stagione non avesse probabilmente più niente da dire già da febbraio. Già da quelle settimane, era apparso evidente che non ci si sarebbe più potuti permettere ulteriori esperimenti, è che la mission unica rimasta fosse quella di chiudere la stagione nel miglior modo possibile.

Ora più che mai, l’obbligo di non gettare a mare la stagione dal punto di vista degli obiettivi rimasti è sacrosanto, pur cercando di non evadere dall’evidenza dei fatti. Si dovrà cercare un compromesso, per remare tutti nella stessa direzione, ma molto probabilmente, Sarri rischia di non essere più la prima voce in capitolo. Da qui a Lisbona (Lione permettendo). Poi, a fine stagione, a risultati acquisiti, si tireranno le somme. Con colpevoli, assolti e rimandati. Ma non è ancora il tempo.


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