Scusate il ritardo (20) – Il logo, il trono, le spade

di Mike Fusco |

Chi pensava che il risultato di Firenze potesse portare ad una settimana di gravi ripercussioni sul morale di noi juventini e sulla nostra acriticità costringendoci a recitare il mea culpa fino al pranzo di Domenica prossima, evidentemente si sbagliava.

Con una mossa dal tempismo perfetto, dopo una sconfitta di quelle classiche da cui imparare e che si presumeva rimanesse scolpita negli occhi , la Juventus in the day after Firenze dava in pasto ai media, ai social e ai tifosi il boccone più prelibato dalla chiusura dello scorso calciomercato: il cambio del Logo.

Più che un cambio, una rivoluzione copernicana. Non più stemma, non più araldica, animali, croci, chiavi, simboli e ciondoli vari da braccialetti di Pandora, ma un segno asciutto, facile da fare, da ricordare, da imprimere su un foglio, su una maglia, sulla pelle, nell’ immaginario collettivo. Una J che sportivamente parlando può ricondurre solo a noi, checché ne dicano o ne rosichino i vari Pistocchi, Ziliani, Telese, Alvino per i quali, se esistesse un campionato mondiale delle figure barbine, avremmo sempre i 4 semifinalisti.

Ora, a meno che non si sentano defraudati della J su J altre personalità tipo Janet Jackson, Jim Jarmusch, eredi di Janis Joplin, JJ Lehto, JJ Abrams, Jenna Jameson e scartine tipo Juan Jesus, possiamo serenamente dire che il nuovo logo ha pienamente centrato il suo obiettivo nel brevissimo periodo: far parlare di sé,nel bene e nel male, e dividere gli Juventini come solo Antonio Conte, per alcuni attuale Re d’ Inghilterra, ha saputo fare nel recente passato.

Un simbolo che, anche grazie a Twitter, ho scoperto essere molto simile ad un Kanji denominato “katana” (spada) che prende origine dal logogramma cinese della famiglia dei pittogrammi “taw” (coltello).

Purtroppo, non per rigirare il coltello nella piaga, ma quel coltello con cui dovevamo tagliare a pezzi la Fiorentina l’ abbiamo invece usato per infliggerci nuovamente stilettate in modo da rimanere svegli, pensando che stanno facendo di tutto e di più per usurparci quel trono che da 5 anni ci appartiene.

Quel coltello, esattamente come il kanji del logo, si è trasformato in una spada, anzi, in tante spade che rischiano però di incrinare le certezze storiche della Juventus: la prima spada, duole dirlo, è quella di Damocle dell’ età che pende sulla testa di Gigi Buffon.
Gigi, che ritengo il più forte calciatore (e non semplicemente portiere) italiano di sempre, dall’ alto della sua esperienza deve saper gestirsi per questi ultimi 18 mesi di carriera; se i due gol di Firenze li avesse presi Neto, potete giurarci che orde di barbari si sarebbero riversate sotto corso Galileo Ferraris a bruciare le bandiere del Brasile e a richiedere l’ immediata riassunzione Co.Co.Co o con Voucher di Storari. Invece, senza aver paura di peccare di lesa maestà, bisogna anche avere l’ onestà di ammettere che da un portiere normale, ci saremmo aspettati due reazioni diverse in occasione dei due gol, figurarsi da Buffon.

Ed è proprio questo il punto: anche se ti chiami Buffon, se non te la senti, se vieni da una settimana difficile, a questi livelli devi lasciare ad altri l’ incombenza. Così come ha fatto nel post-partita e così come fa da un paio di sconfitte a questa parte, quando ci sarebbe bisogno delle parole del Capitano ed invece ai microfoni va comunque uno dei senatori che però rischia (come Chiellini con Pogba) di incorrere in qualche gaffe.

Quella spada conficcata nella testa della Roccia, ovvero di Barzagli, apparso più preoccupato di coprire Cuadrado che degli attaccanti viola, difficile da estrarre senza intaccare il mito della BBC,  cui però la serata di Firenze sembra aver dato il definitivo colpo di grazia.

La spada del principino, poi, sembra ancora arrugginita dai mesi di riposo, per cui necessita di due scudieri: uno come Sturaro con la spada tatuata sul pelo dello stomaco ed un altro, come Rincon, appena arrivato col machete tra i denti che sopperisca al ritmo compassato da pedana di fioretto di Khedira.

Davanti poi, oltre ad Excalibur che anche quando non viene impugnata da nessuno fa quel che può da sola, c’è colui che dovrebbe fare a fette le difese come Goemon ma che invece per la seconda volta in 20 giorni butta alle stelle le speranze e, diciamolo pure, il giusto risultato.

E con tutte queste spade, come poteva il tifoso non prendersela con il manico ?

Tutto questo però, dopo la presentazione del logo, è “andato perduto come lacrime nella pioggia” (cit. BLADE Runner).

Forse è stato un bene, speriamo solo che le nostre spade riescano a difendere il trono fino alla fine, e che questa settimana così intensa non ci faccia arrivare al periodo clou della stagione rintronati.