Lo scudetto della Juve era solo uno “scudettino”, ma quello prossimo?

di Valerio Vitali |

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Lo scudetto 2020-2021, ormai prossimo nelle mani dell’Inter di Antonio Conte (eh sì, fa strano anche solo a leggerlo) ha improvvisamente acquisito un valore specifico maggiore rispetto al passato. Non ve ne siete accorti per caso? Eppure basta leggere i titoli sensazionalistici e le lamentele (addirittura) di una poca copertura mediatica che lo stesso tecnico leccese ha richiesto a gran voce alla élite mainstream nazional popolare.

Gli scudetti della Juve, considerati alla stregua di un titolo scozzese o, al massimo di una Ligue 1 vinta “a spasso” hanno distorto la percezione sportiva della grande impresa di questi 9 anni che ci hanno preceduto. Ordinaria amministrazione per i giornalisti sportivi italiani, che hanno da sempre identificato nella forza della società Juventus F.C. la vera forza spirituale e identitaria che hanno rappresentato il centro di gravità permanente dei successi bianconeri in quasi due lustri. Ma così non è stato e questa annata, così turbolenta e tribolata, sta lì a testimoniarlo.

Dietro ci sono sempre sangue, sudore e lacrime, parafrasando proprio Conte che questo scudetto non se lo sta nemmeno troppo faticando. La narrazione che ne segue e che ne seguirà, si porterà pero’ con sé un altro filone storico che certamente non combacerà con quanto detto e scritto negli ultimi 9 anni di dominio Juve in Serie A. Il famoso “orticello”, il “fino al confine” che vale solo per la squadra bianconera, non vale pero’ per l’Inter, che fuori dai confini nazionali appunto non ci mette naso dallo scorso dicembre e che ha miseramente fallito nelle due campagne di Champions uscendo ai giorni pur versando 24 milioni di euro netti al proprio allenatore e totem.

“Se vinci in Italia ma non vinci la Champions hai comunque fallito”. Quante volte avete sentito dire la parole “fallimento” accostata alla Juventus? Tante, fin troppe. Così tante che nel tempo l’ambiente Juventus ha finito quasi per crederci, cascandoci con tutte le scarpe. Un epiteto che pero’ è stato smacchiato dal curriculum di questa Inter, come se le ultime due campagne europee non fossero mai esistite, come se la Serie A dell’anno scorso non fosse mai esistita. Una sorta di “Pravda”. Una “pulizia comunicativa”, un messaggio che deve passare, volente o nolente, per riuscire a narrare nella maniera più enfatica possibile una “impresa” che proprio tanto “impresa” non è, basta andarsi a leggere qualche numerino negli investimenti di Suning negli ultimi 3 anni.

La ‘conditio sine qua non’ che ha da sempre accompagnato la Juventus per evitare una cattiva etichetta si è sempre chiamata Europa, a maggior ragione dopo l’arrivo di Cristiano Ronaldo. E pazienza se i bianconeri si sono portati a casa l’ennesimo scudetto. Era solo uno “scudettino” no? Ditelo allo stesso Conte, ad Allegri, a Sarri. E ditelo anche a tutta quella schiera di giornalismo assolutamente non imparziale che oggi più che mai parla di “campionato affascinante”, mica come gli anni passati, dove la Serie A è stata solamente un torneo noioso e privo di suspance. Non cascateci almeno voi, juventini.