La scheda di Rolando Mandragora (CC)

di Gianluca Cherubini |

Gli piace farsi chiamare Rolly, diminutivo che per una divertente curiosità richiama la sua più grande dote. “Rolling”, forma in –ing del verbo “to roll”, predicato inglese che in italiano traduciamo con “rotolare”. È questa l’abilità di Rolando Mandragora, mediano classe 1997 di scuola Genoa, far rotolare la palla in lungo e in largo con tempismo e precisione. La Juventus lo preleva dai rossoblu nel 2015 e lo parcheggia a Pescara per un anno, dove il talentuoso centrocampista va incontro a un grave infortunio proprio quando il suo anno in prestito ai delfini sta terminando. Torna quindi alla base nell’estate del 2016 per rimanerci, riabilitandosi con un lungo calvario che lo rende disponibile solo da marzo dell’anno successivo. Il suo rientro in campo è datato 23 aprile 2017, togliendosi lo sfizio dell’esordio in serie A con gli zebrati di Torino. Lo Juventibus Scouting Team ha deciso di seguire la giovane promessa nella semifinale dei mondiali U20 in Corea del Sud, nella quale gli azzurrini hanno dovuto soccombere di fronte alle sortite offensive dei sudditi della regina. 1-3 il risultato finale, ma qua e là il nostro Rolando è riuscito a realizzare giocate degne di nota, confermando la sua superiorità rispetto al buon 90% dei compagni facenti parte dell’organico scelto da Alberigo Evani.

 NOTE SUL FISICO 

Partiamo con le note dolenti. Mandragora è dotato di un fisico longilineo ma davvero troppo troppo leggerino. E’ vero, il centrocampista moderno è quello completo che lotta su ogni pallone e riesce spesso a rubarlo agli avversari. Insomma, colui che non si limita all’impostazione, ma riesce ad unire le doti difensive a quelle di costruzione. A Rolly manca questo, autocomprensione della sua limitata forza fisica che inevitabilmente restringe il range delle sue giocate. Guai prendere palla di spalle e provare la giocata: un avversario maggiormente dotato rischierebbe di portagliela via. E tenendo in considerazione il fatto che dribbling e velocità non siano specialità della casa, altro errore sarebbe quello di complicarsi la vita avventurandosi tra le maglie avversarie. Il suo mestiere è un altro, il suo DNA lo ha fatto delicato e incantevole quando imposta e gioca a due-tre tocchi. Quando precede gli avversari di un tempo di gioco per disegnare palloni sopraffini per i suoi compagni. Per adesso questo è, sulla fisicità si potrà lavorare col tempo per farlo diventare completo.

 

 PUNTI DI FORZA 

Tic-Tac. È il suono dei due tocchi. Quelli che piacciono a chi il calcio lo insegna nelle giovanili, il primo pilastro della bibbia del giuoco con il pallone. Mandragora questo lo fa spesso e lo fa benissimo. Il preciso controllo palla e la non comune abilità di scaricare velocemente per il compagno vicino o lontano devono continuare a essere la sua religione. Raramente – e questo per la sua età fa davvero specie – lo si vede sbagliare uno stop o compiere una scelta errata quando gioca a corto raggio. Per questo motivo predilige spesso le giocate semplici, ricordando in questo senso il modo di giocare di Gagliardini ( magari mentre si sono andati a vedere una partita della Juve insieme ne hanno pure discusso, boh ). Quello che è certo è in prospettiva futura un vice Pjanic alla Juve serve. Rolly non è pronto, ma il cammino di Santiago è lungo e in questa direzione l’età è senza dubbio dalla sua parte.

 

 

 PUNTI DEBOLI 

Del fisico abbiamo già parlato. Non è un velocista e di sicuro tatticamente deve ancora imparare tanto. Mandragora  ha un bel difetto: è tanto bello da vedere quando gioca semplice, quanto brutto nel momento in cui, invece, vuole fare il complicato. Quando cerca la giocata e decide di voler vincere la partita da solo sbaglia. Si è visto bene anche in Italia- Inghilterra. Verticalizzazioni forzate senza un perché, palloni parsi giocati a memoria ma incomprensibilmente restituiti alla difesa avversaria. Ovvio, cercare il touche de classe ogni tanto non è peccato, ma quando diventa il mantra della tua gara allora bisogna che si torni sulla terra. Non avrà certo difficoltà a imporre il suo carisma, Rolando Mandragora, ma dovrà stare attento a saperlo gestire. Perché le doti ci sono sì, ma la presentazione del piatto non è tutto, ci vuole anche tanta sostanza. Soprattutto nei centrocampi odierni, dove non tutti sono abituati a mangiare nello stesso ristorante di Modric e Kroos e anzi, iniziare a disimpegnarsi con piatti da becera trattoria in alcuni casi può solo che fare bene.

 

Nella grafica sono espressi valori attuali e in prospettiva futura. Una punta più definita evidenzia i punti di forza. Quindi quanto più un angolo è acuto, altrettanto migliore è la singola qualità del calciatore (in questo caso visione di gioco e carisma).

 

 JUVENTUS (?) 

Che non è pronto si sapeva già. Il problema reale è: per quanto non lo sarà? Probabilmente ne sapremo di più fra almeno altri due anni, entro i quali potrebbe essere spedito a fare sana esperienza in prestito in Serie A. A quel punto la Juventus potrà tirare le somme e capirne di più. Il talento c’è e si vede, ma per adesso è ancora troppo acerbo. Sicuramente in Europa girano talenti migliori in quel ruolo e che, seppur un pelino più grandicelli, hanno già dimostrato di potersela giocare per vincere qualcosa. Mandragora invece è ancora all’esame di maturità. E solo un prestito in una squadra di media-bassa classifica potrà certificare se trattasi o meno di un profilo da Juve.