La scheda di Douglas Costa

“Un disperato tentativo di ottenere un aumento, ma da noi queste cose non funzionano, può provarci pure 10 volte”

A parlare è il presidente del Bayern Monaco Uli Hoeness, evidentemente infastidito dalle dichiarazioni di Douglas Costa, che questo inverno sosteneva di avere offerte convincenti dalle big di tutta Europa.
A distanza di mesi possiamo finalmente constatare che ognuno ha avuto ciò che prometteva, i tedeschi non hanno ceduto alle pressioni e Douglas avrà un ricco contratto. Sappiamo anche da chi proveniva la fantomatica offerta.

Douglas Costa de Souza, classe ‘90 da Sapucaia do Sul, sarà con buona probabilità il pezzo grosso del mercato bianconero, la stella che può migliorare la squadra finalista di coppa, il top player che aspettiamo.
È possibile che non tutti siano d’accordo con questa definizione, il brasiliano infatti viene da una stagione travagliata, nella quale ha visto più la panchina che il campo. Messo da parte per le questioni contrattuali sopra citate e per delle difficoltà ambientali.
La sua situazione ricorda per certi versi il trasferimento di un altro top player sudamericano in difficoltà, quel Carlos Tevéz grasso e spento a Manchester che è ritornato héroe del pueblo sotto la Mole.
 
 

 IL PERCORSO 

 
Douglas nasce trequartista al Gremio. Gioiello dal talento cristallino, impossibile a Porto Alegre sottrarsi dall’etichetta di nuovo Ronaldinho.
Si fa conoscere al mondo durante il mondiale under 20 del 2009, dove trascina il Brasile fino in fondo a suon di prestazioni eccellenti. Purtroppo i verdeoro perderanno in finale ai rigori contro il Ghana, ma Douglas vincerà un biglietto per l’Europa.

Ancora giovanissimo si trasferisce nel grigio campionato ucraino, ad illuminare Donetsk con gli altri brasiliani della banda di Lucescu. Dal maestro impara, si costruisce come giocatore e come atleta, diventa più versatile e da enganche estroso ma anarchico si trasforma in una letale ala iper cinetica, affilata ed efficace. Nel Donbass rimane a maturare per qualche anno relativamente all’oscuro dagli occhi del grande pubblico, fino quasi a perdere l’aura del predestinato.

La sua esplosione definitiva avviene a 24 anni, nel Bayern Monaco, sotto la guida di un altro maestro, Guardiola. A sorpresa Pep richiede espressamente l’acquisto di questo brasiliano sperduto in un campionato minore, nonostante abbia un portafoglio gonfio e carta bianca sul mercato. L’intenzione è quella di pimpare il chirurgico congegno bavarese con un po’ di futebol bailado.

Il mix funziona, Costa ha un impatto clamoroso sulla Bundesliga. Grazie al lavoro di potenziamento fisico dello staff e al sistema di gioco che ne esalta le caratteristiche, nella prima parte di stagione risulta devastante, nessuno riesce a fermarlo.
A interrompere la sua parabola ci ha pensato (o dovuto pensare) in questi mesi Carletto, e non è difficile dedurne il motivo.
 
 

 PUNTI DI FORZA 

 
Douglas Costa è un atleta dal fisico compatto ed esplosivo, 1.72 m per 65 kg. A vederlo però si direbbe pesi anche di più, ha gambe potenti e muscoli sviluppati. Chiaramente è veloce, potremmo paragonarlo a una freccia come Cuadrado, ma ha qualcosa in più, è anche resistente: sopporta contrasti, spinte, tirate di maglia e salta come un grillo per evitare i tackle ed agganciare palloni volanti. Il suo incedere non è condizionato dai difensori, è capace di mantenere la velocità dell’allungo e inoltre è dotato di un notevole secondo scroll di accelerazione, come avesse un turbo incorporato. Questa è una dote che pochi giocatori possiedono, campioni come Bale, Messi e il nostro Alex Sandro.

Ha un’alta frequenza nella corsa, è agile, i piedi veloci gli consentono di mutare repentinamente velocità e direzione o di calciare in una frazione di secondo, scaricando tutta la forza che ha nelle gambe senza bisogno di ampi movimenti. Il motore che nasconde è elastico, privo di quello che in gergo viene definito lag, l’attesa tra la richiesta e l’erogazione della potenza.

 

Ce l’ha il cambio automatico?

Grazie alla sue doti dinamiche è passato ben presto dal ruolo di trequartista alla fascia. È un’ala classica, che ama partire dalla sua metà campo, più centrocampista che attaccante, più da 442 che da 433 insomma, partecipa più allo sviluppo che alla finalizzazione del gioco. Guardiola gli ha lasciato un’eredità importante, con il tecnico catalano ha imparato a rendersi utile, componente attivo della manovra, anche quando il pallone si trova dalla parte opposta del campo.

Giostra indifferentemente su entrambe le fasce, ma essendo mancino gli allenatori precedenti lo hanno schierato preferibilmente a sinistra.


Il ruolo cucitogli addosso da Guardiola al Bayern per esaltarne le caratteristiche.

Lo si potrebbe definire monopiede, ed in effetti non andremmo troppo lontano dalla realtà, ma saremmo in qualche modo ingenerosi. Perchè sebbene Douglas usi il destro meno che di rado, e sempre per colpi scolastici, non condiziona mai l’esito finale di una giocata che non possa eseguire col sinistro. Usa letteralmente ogni parte del suo piede forte con una sapienza tecnica e una varietà di soluzioni paragonabile a quella di Messi. Usa l’esterno sinistro per calciare e crossare come farebbe un destro con l’interno, perciò usa così poco il piede debole. Crossa meglio con l’esterno sinistro lui di Cuadrado o Mandzukic con il loro piede forte.

A differenza quindi dei classici giocatori monopiede, il brasiliano non limita lo spettro delle possibili giocate, può dribblare a destra come a sinistra: è imprevedibile. Quando gioca a sinistra non di rado prende la via della porta tagliando verso l’area, mentre a destra prende, se glielo offrono, il fondo per crossare di destro, scolastico ma efficiente, o di sinistro.

In Italia non vediamo un mancino che pennella in modo speculare dal Rinascimento.

L’estro e la tecnica di Douglas sono così esasperate da sembrare una caricatura, è il classico brasiliano giocherellone, irriverente, naif.
Avrebbe potuto essere tranquillamente tra i protagonisti delle pubblicità Joga Bonito e The Cage, ve le ricordate vero?

Costa non dribbla semplicemente l’avversario, è capace di mandarlo in analisi:

 

 

 

Naturalmente non giocherebbe ad alti livelli se fosse semplicemente una foca ammaestrata.
In realtà ha un’attitudine positiva in campo, determinato, applicato e altruista, non manca gli appuntamenti importanti e non sparisce dal campo nel corso della partita.

Le sue esperienze lo hanno plasmato in un giocatore pragmatico e sul pezzo, che ha l’intelligenza per convertire la sua proprietà tecnica in un vantaggio concreto in campo, i virtuosismi fini a sé stessi li lascia per fare del circo nel garbage time.

 

 

Velocità di pensiero, tecnica e corsa sono gli ingredienti di una giocata che ha solo due esiti, la superiorità numerica in campo aperto o il cartellino giallo.

 

Muller approva.

La mansione di Costa è essenzialmente quella di creare i presupposti del gol, rendere pericolosa l’azione. Le sue armi sono i dribbling e i passaggi chiave.

Non è un giocatore che riempie i tabellini, anzi il suo score non va oltre la decina di gol stagionali, ma è un giocatore che decide le gare, soprattutto quelle importanti, ce ne siamo accorti sulla nostra pelle l’anno scorso.

In coppa contro la Juventus nel secondo tempo di Monaco, sotto di due reti, si è caricato la squadra sulle spalle orchestrando la manovra offensiva quando i tedeschi sembravano incapaci di reagire, fornendo una prestazione di livello assoluto, da migliore in campo, e diverse palle gol, tra cui l’assist del 2-1.

 

Douglas Costa in a nutshell, tocco visionario, dribbling secco, cambio di passo e assist.

Non è così frequente veder segnare il numero 11 del Bayern, ma quando segna, lo fa con stile.

Avete indovinato, anche qui c’entra il suo sinistro raffinato, i suoi gol non sono banali, sono colpi difficili e risolutivi, il classico jolly da tirare fuori in un big match bloccato. Tra l’altro non si tratta di un caso isolato.

In queste conclusioni si può notare la facilità con cui riesce a sprigionare tutta la forza, tirando da più di 25 metri praticamente da fermo. Merito della tecnica perfetta con cui calcia il pallone, di collo, con la caviglia salda, colpendolo nel centro esatto. Un tipo di impatto che trasmette la maggior parte dell’energia nella direzione desiderata: in questi tiri infatti velocità e precisione vanno di pari passo, la bontà del tiro si può valutare perciò da quanto “fermo” rimane il pallone a mezz’aria.

Altro pezzo di bravura: calcio in corsa, di prima, con la palla che arriva nella direzione opposta saltellando. Normalmente questi tiri finiscono svirgolati malamente o in curva, ma Douglas non è un giocatore normale. Rallenta, conta i passi qualche metro prima per coordinarsi, corpo in avanti e palla colpita in pieno che addirittura rimane a filo dell’erba e indirizzata all’angolino.
 
 

 DEBOLEZZE 

Confrontando i dati statistici con i suoi compagni di reparto al Bayern, emerge un unico valore in cui Costa è piuttosto al di sotto della media è la percentuale di successo nei duelli aerei.

Un altro difetto, che non può essere evidenziato dai dati, è di natura tecnica, legato alla sua predilezione per il mancino.
Con i suoi colpi può piazzare la palla dove vuole e come vuole, anche senza usare il piede destro. Quando però conduce palla nel traffico, ad esempio accentrandosi da sinistra, non può frapporre il corpo tra i difendenti e il pallone e lo lascia scoperto, sempre a portata di contrasto.
 
 

 JUVENTUS (?) 

Il ruolo più naturale per Douglas nel 442 bianconero è l’esterno alto di sinistra, come alter ego mancino di Cuadrado. Eventualmente è impiegabile anche a destra in luogo del colombiano, anche se con più difficoltà nel trovare le distanze, specialmente con Dybala.
Qualora finisse per giocare al posto di Mandzukic avremmo per la prima volta 4 giocatori sudamericani su 4 a presidiare le fasce, il completamento di una vera e propria rivoluzione culturale a Torino, un manifesto per il futuro, dopo decenni di squadre solide e affidabili ma anche lente e prevedibili.

La presenza in campo di Costa moltiplicherebbe le soluzioni offensive percorribili e aumenterebbe l’efficacia complessiva, specialmente delle due punte. Costa è uno specialista nel mettere palloni tagliati sul primo palo oppure rasoterra sul dischetto del rigore, buoni sia per i tagli anticipati di un rapace come Higuain che per le conclusioni a rimorchio di Dybala e dei centrocampisti.

La velocità, la pericolosità palla al piede, la qualità nell’ultimo passaggio, il tiro da lontano, sono dimensioni che la Juventus ancora non possiede sul versante sinistro del campo. Inoltre acquisire una maggiore verticalità fungerebbe da deterrente per quelle squadre, specialmente in Europa, che potrebbero volerci schiacciare attaccando in massa.

La Juventus a sua volta può restituire a Douglas qualcosa. Lui ha dimostrato di essere disponibile e recettivo agli insegnamenti: dalle sue esperienze precedenti si è sempre portato via qualcosa che lo migliorasse come giocatore. A Torino potrebbe imparare a sacrificarsi in fase difensiva, dato che la forza e i polmoni non gli mancano. Dopotutto il pilastro su cui si è retta l’ultima trasformazione di questa squadra è che nessuno avrebbe corso per niente, finchè tutti avessero corso per i compagni.